Basso: la squalifica mi ha reso un uomo migliore

| 18/01/2008 | 00:00
Ivan Basso, campione dal cuore d'oro. Il ciclista di Cassano Magnago in questo periodo vissuto lontano dal ciclismo ha affrontato una nuova sfida: niente Tourmalet, Gavia o Alpe d'Huez. Quelli sono picchi che tornerà a scalare fra qualche tempo, ora il suo impegno è per aiutare i bambini e le persone più sfortunate, attraverso l'associazione Intervita. In un'intervista esclusiva ad Affari, racconta: "Adoro i bambini, ho a cuore le loro storie. L’idea di mettermi in gioco è nata dal fatto che io sono fermo per squalifica e l'amicizia che ho con Daniela Bernacchi, direttore di Intervita. Fare del bene fa bene". A febbraio annuncia che si recherà in India ("Voglio vedere, conoscere, capire") e intanto spiega: "Mi sento un uomo migliore, parafrasando Lance Armstrong, la squalifica è la cosa migliore che mi potesse accadere. Mi ha fatto riflettere, mi ha messo a nudo, mi sono sentito uomo e ora sono pronto a tornare". Poi a ruota libera sul ciclismo: dal feeling con Danilo Di Luca ("Con lui da sempre ho un rapporto molto buono e bello") al ballottaggio Petacchi-Bettini come uomo del 2008. E poi c'è quel sogno di vincere Giro o Tour. Un giorno... "E’ il mio sogno, il mio obiettivo, ma non voglio più pensare a lunga scadenza". Cosa l'ha spinta a scegliere di pedalare a scopo benefico per Intervita? "Adoro i bambini, ho a cuore le loro storie. L’idea di mettermi in gioco è nata dal fatto che io sono fermo per squalifica e l'amicizia che ho con Daniela Bernacchi, direttore di Intervita. Fare del bene fa bene". In quali occasioni indosserà la maglia di Intervita durante questo 2008? A quali corse parteciperà? "Corse nessuna, anche se qualche Gran Fondo a sfondo benefico potrei farla. La cosa importante è che mi alleno tutti i giorni con la maglia di Intervita. Questa è la cosa più importante, questa è la cosa a cui io tengo di più". Come e quando si è avvicinato a questa Onlus? "Mia moglie Micaela ha sempre dato una mano alle associazioni in difesa e tutela dell’infanzia meno fortunata. Qualche mese fa, avendo più tempo, mi sono messo in gioco anch’io e ne sono davvero molto contento". Ivan Basso, grandi emozioni al Giro d'Italia (foto AP) In cosa si è impegnato a livello di 'beneficenza e aiuti' attraverso Intervita? "Da quando mi alleno con la maglia Intervita vengo fermato, mi chiedono, vogliono sapere, penso di poter dare un buon contributo alla causa. Mi auguro che i buoni propositi, le promesse, le buone parole che ho raccolto per le strade si traducano in fatti concreti. A dicembre ho fatto la mia prima uscita in maglia Intervita partecipando ad una cicloturistica che conduceva alla madonnina del Brinzio, in provincia di Varese. Tantissimi partecipanti, anche un buon risultato per Intervita…". Durante questo periodo lontano dal ciclismo ufficiale ha scoperto maggiormente il mondo delle Onlus e dell'aiuto alla gente più sofferente? "Assolutamente sì. Oggi posso dire che ho una grande fortuna: mi alleno come se dovessi tornare a correre domani, mi godo il calore della mia famiglia e condivido con loro la gioia di essere utili per qualcuno meno fortunato di noi. La mia bimba, Domitilla, che ha 5 anni, è felice di questa esperienza" Cosa le piacerebbe fare in futuro per aiutare le persone o i bambini più sfortunati? "Abbiamo in programma tanti bei progetti che sto valutando e condividendo con Intervita. Intanto a fine febbraio andrò in India con loro: voglio vedere, conoscere, capire". Com'è cambiato Ivan Basso come uomo, dopo le vicende degli ultimi anni che l'hanno portata a questo stop dal mondo del ciclismo? "Mi sento un uomo migliore, parafrasando Lance Armstrong, la squalifica è la cosa migliore che mi potesse accadere. Mi ha fatto riflettere, mi ha messo a nudo, mi sono sentito uomo e ora sono pronto a tornare". Quanto e come si allena in bicicletta in questo periodo? In questo periodo quali sono i suoi interessi e le sue passioni extra-ciclistiche? "Non ho mai smesso di andare in bicicletta. Mi sono imposto di continuare a comportarmi come se fossi ancora un corridore professionista e non uno in attesa di tornare ad esserlo. E’ un modo per tenersi vivi, per non cadere in depressione, per non perdere il lavoro fatto e farsi trovare pronti al momento del ritorno vero, il prossimo 23 ottobre, quando scadrà la squalifica. Le mie passioni? Io adoro stare a casa, con mia moglie Micaela e i miei due piccoli, Tilla e Santiago. Per me la famiglia è davvero tutto. E’ la mia forza, il mio rifugio". In questo 2008 che la vede lontano dalle corse, seguirà le corse top del ciclismo internazionale come Giro d'Italia, Tour, Mondiale e grandi classiche da tifoso o spettatore? "Da spettatore, non certo da tifoso, anche se ho le mie preferenze, i miei preferiti, i miei amici. Un nome? Danilo Di Luca: con lui da sempre ho un rapporto molto buono e bello". Da grande corridore ed esperto di ciclismo chi saranno i grandi favoriti per il Tour de France, per il Giro e per il Mondiale in questa stagione? E chi vede come grandi sorprese di questa stagione tra gli italiani e gli stranieri? C'è qualche corridore per cui farà il 'tifo'? "E’ difficile dirlo, perché con tutti questi continui scandali e inchieste non si sa fino alla fine chi parteciperà o meno alle corse. Ad ogni modo spero che il Giro possa essere un affare tra italiani: Di Luca, Savoldelli, Cunego e Simoni i miei favoriti. I giovani? Riccardo Riccò e Vincenzo Nibali. L’uomo dell’anno? Petacchi e Paolo Bettini". Il 24 ottobre tornerà in pista, che emozione pensa proverà? Quali segnali le hanno dato i suoi tifosi in questi mesi lontano dal grande ciclismo? Dai colleghi ha ricevuto messaggi di solidarietà? A chi si sente più legato tra i suoi colleghi? "Non so cosa potrò provare al momento della fine della squalifica, una cosa è certa: non vedo l’ora. Tanti sono i colleghi che mi sono stati vicino e si sono mostrati carini con me. Mi ripeto, uno su tutti: Di Luca. L’amico? Michele Bartoli, ex professionista, grande campione degli anni Novanta. Con lui ho un rapporto speciale". La rivedremo un giorno in maglia rosa e magari indossare la maglia gialla sui Campi Elisi? "E’ il mio sogno, il mio obiettivo, ma non voglio più pensare a lunga scadenza. Preferisco i piccoli passi, le piccole azioni, come dare una mano ad un bimbo e rimettersi il numero sulla schiena". da affaritaliani.it a firma di Giordano Brega
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