50 anni fa l'ultimo successo di Fausto Coppi. Con Baldini...

| 03/11/2007 | 00:00
Cinquanta anni fa, la metà di un secolo, l'età di un uomo intero, Fausto Coppi, il campionissimo, vinceva la sua ultima corsa: il Trofeo Baracchi '57.Il 4 novembre 1957, la Festa della Vittoria, Fausto Coppi, 38 anni già compiuti, lo sguardo ed il pensiero in bilico sul congedo dalle corse, con indosso la divisa nuova di un ennesimo sponsor, la Carpano, aveva accettato ancora una scommessa ulteriore della sua generosa vita sportiva. Aveva infatti ceduto alle pressioni di Mino Baracchi, l'organizzatore della omonima corsa a cronometro in coppia, da Bergamo al Vigorelli di Milano, che lo invitava a porsi ancora in gioco, nonostante l'età, nonostante i problemi matrimoniali che allora non sollecitavano simpatia alcuna, nonostante patisse ancor più i postumi di una grave caduta subita in primavera. E ad affrontare quella gara popolare, che chiudeva di norma la stagione, non più abbinato ancora al fido compagno di squadra Riccardo Filippi, con il quale si era aggiudicato il 'Baracchi' consecutivamente dal 1952 al '55 e si era piazzato secondo l'anno prima, dietro Graf-Darrigade, bensì in coppia inedita con Ercole Baldini. Sì, proprio con quel giovane passista dal talento incredibile che a Coppi stesso sembrava condannato a rubare il palcoscenico, dopo avergli già strappato l'anno prima il record dell'ora, che era appunto il predestinato Ercole Baldini, da Villanova di Forlì, 24 anni solamente, iridato dell'inseguimento a Copenhagen e vincitore pure delle Olimpiadi di Melbourne su strada l'anno prima, e campione nazionale in carica. Il cartellone era assicurato ed intrigante, per l'Italia sportiva di allora e per Mino Baracchi, con Coppi-Baldini - il vecchio ed il giovane -, a fronteggiare l'assalto di Anquetil-Darrigade, Graf-Vaucher, Moser - Magni... «Ed io ero certamente molto più forte, quel giorno - ci ricorda, con una sfumatura di commozione, il campione romagnolo -, io che ero tanto più giovane di lui, mi sentivo di poter spaccare il mondo a pedali, e mi pare di risentire quella sua vocina, ogni tanto, a ruota, a dirmi di calare il ritmo, di diminuire la velocità... Tanto che ad un certo punto, ad una ventina di chilometri dal traguardo, con Fausto che non reggeva più il passo, mi sembrò che non ci fosse più partita per noi... Fino ad una disavventura che diventò incredibilmente per noi un colpo di fortuna: io forai, infatti, e questo consentì a Coppi, mentre cambiavo ruota con i mezzi di allora, di poter procedere per un paio di chilometri alle sue cadenze, di alimentarsi come non gli era riuscito di fare prima, di riprendere fiato... E quando lo raggiunsi, in un tripudio di folla che applaudiva francamente molto più Coppi di me - continua a raccontare Baldini - cominciammo una lunghissima cavalcata fino a Milano. E fu uno sprint, al Vigorelli, perchè il tempo si prendeva sulla linea di traguardo e non all'ingresso in pista, un interminabile sprint...». 5 secondi soltanto divisero allora Coppi-Baldini, una coppia doverosamente trascritta dalla cronaca e dalla storia in questo ordine, dagli svizzeri Graf-Vaucher. 5 secondi, non più, dopo l'eternità di 110 chilometri di corsa contro il tempo. Coppi e Baldini, il passato ed il futuro, per un giorno almeno avrebbero vissuto all'unisono, pur così diversi, un emozionante ed irripetibile presente. Quel 4 novembre 1957, la Festa della Vittoria, che nessuno, forse intimamente solo lui, poteva presagire che sarebbe stato l'ultimo giorno di gloria per Fausto Coppi. Gian Paolo Porreca (da ‘Il Mattino’, 3 novembre 2007)
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