Il Pm Paolo Gengarelli: «Per me parlano gli atti».

| 27/10/2007 | 00:00
«Non ho avuto modo di leggere quel libro e non ho alcuna intenzione di farlo». Così Paolo Gengarelli, pm riminese dell'inchiesta sulla morte di Marco Pantani, deceduto per overdose il giorno di San Valentino del 2004 in un residence di Rimini. Il libro a cui il magistrato si riferisce è l'inchiesta, pubblicata in questi giorni in Francia e presto in uscita anche in Italia, del giornalista e scrittore parigino Philippe Brunel ('Vie et mort de Marco Pantanì, Vita e morte di Marco Pantani - Grasset editore, 265 pagine, 18 euro), che ripercorre la vicenda giudiziaria sulla morte del campione di Cesenatico, sostenendo che non si sia indagato a fondo sull'ipotesi dell'omicidio. La stessa famiglia del 'Pirata' non ha mai accettato fino in fondo l'esito delle indagini condotte dalla Procura di Rimini, tanto che la madre Tonina continua a parlare di "delitto", riferendosi al figlio scomparso. Secondo il giornalista francese, ci sarebbero più indizi a favore del delitto che della morte per comune overdose. E così si torna a parlare di riaprire l'inchiesta, o almeno questo sarebbe il desiderio della madre di Pantani, sconvolta da alcune affermazioni contenute nel libro, per esempio quella relativa al 'trasbordo' del cuore del campione dopo l'autopsia, da parte del medico legale. «Non ho niente da dire su queste ipotesi - dice Gengarelli - per me parlano gli atti dell'inchiesta. Queste che si fanno sono solo supposizioni, speculazioni e congetture. Personalmente sono tranquillo poiché so che l'inchiesta è stata condotta nel migliore dei modi possibili e non per merito mio: io ho soltanto coordinato l'ottimo lavoro svolto a suo tempo dagli uomini della Squadra Mobile di Rimini, che hanno dimostrato un grande acume investigativo e hanno avuto anche un pizzico di fortuna. Infine, eventuali dubbi sulla morte di Pantani sono stati fugati dalle perizie tecniche. Mancano dunque gli appoggi pratici alla tesi dell'omicidio». «Ritengo - aggiunge Gengarelli - che sia già stato un grande successo aver trovato gli autori del fatto (si riferisce alla cessione di droga che ha provocato la morte del ciclista, ndr): nella situazione iniziale delle indagini, sembrava di cercare un ago nel pagliaio. Poi la Mobile ha svolto un grandissimo lavoro ed è venuta a capo della vicenda, quale si é realmente svolta». Tre imputati hanno già patteggiato, altri due hanno invece deciso di affrontare il dibattimento; la sentenza è attesa in dicembre.
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