Di Luca, la procura di Pescara verso un'archiviazione bis
| 08/08/2007 | 00:00 La telefonata del procuratore capo Nicola Trifuoggi arriva nell’ufficio del pm Andrea Papalia, al terzo piano del palazzo del Tribunale, quando manca poco alle 10. La notizia riguarda Danilo Di Luca, il vincitore del Giro d’Italia. La Procura di Pescara ha chiesto al Gip l’archiviazione della sua posizione anche nella nuova inchiesta nata da una costola di "Oil for drug", l’indagine antidoping del 2003. La posizione del corridore abruzzese non è stata considerata penalmente rilevante: stessa conclusione a cui i magistrati erano giunti per il procedimento principale.
DOPPIA ASSOLUZIONE - Il 12 luglio il Gip Maria Michela De Fine aveva proceduto all’archiviazione, accogliendo la richiesta proprio del pm Papalia. Nei prossimi giorni il giudice delle indagini preliminari dovrebbe chiudere anche questo secondo (e forse ultimo) capitolo della vicenda penale di Di Luca. Tutto in tempi brevi, a dispetto delle ferie estive, per rispondere alle esigenze della giustizia sportiva. Adesso la parola passa nuovamente a Ettore Torri, il capo della Procura antidoping del Coni, che la scorsa settimana aveva rinviato la decisione su Di Luca in attesa di conoscere i risvolti dell’inchiesta-bis, legata alla violazione della legge antidoping 376/2000.
DEFERIMENTO - È possibile che Torri voglia conoscere le motivazioni e acquisire gli atti, prima di procedere. E che lasci la faccenda in sospeso fino all’archiviazione definitiva. In ogni caso si va verso il deferimento di Di Luca alla Disciplinare della Federciclismo (il provvedimento in pratica era già stato predisposto) con la richiesta di 3-6 mesi di squalifica per la frequentazione del medico Carlo Santuccione, in passato sanzionato per doping. Ma il capitano della Liquigas, che a questo punto avrebbe potuto rischiare fino a 2 anni, può tirare un sospiro di sollievo in vista della (doppia) assoluzione della giustizia ordinaria.
DOPING EMATICO - Le indagini della Procura di Pescara intanto vanno avanti. E l’ipotesi di reato riguarderebbe il doping ematico. Si partirebbe dal sequestro di sacche di sangue in un ospedale della provincia di Teramo, su cui indagherebbe anche la Procura locale, e da una denuncia anonima (ritenuta «attendibilissima») dei rapporti tra un ematologo della struttura e alcuni medici discussi coinvolti in inchieste doping. L’inchiesta, a vasto raggio, riguarderebbe atleti di varie discipline e molti amatori, con il coinvolgimento del mondo del ciclismo regionale abruzzese.
MONDIALE A RISCHIO - Nella prima fase delle nuove indagini sarebbe entrato anche il nome di Di Luca, che nell’inchiesta principale veniva citato per una telefonata sospetta a Santuccione alla vigilia di un test preolimpico e per un intercettazione video nello studio del medico a Cepagatti in cui comparivano due siringhe. Ma la Procura alla fine è giunta alle stesse conclusioni depositate il 3 luglio dal pm Papalia, al quale era affidato lo stralcio di Oil for drug riguardante anche il dottor Santuccione, Marzoli e ora Muraglia, per trasmissione degli atti dalla Procura di Andria: sul conto di Di Luca "non ci sono atti ed elementi che accertano l’uso di sostanze dopanti". Il leader del ProTour. che corre giovedì a Camaiore e sabato al Giro del Lazio, rischia comunque di perdere il finale di stagione, vedendo sfumare il Mondiale di Stoccarda a causa del probabile deferimento per violazione dell’articolo 1 (lealtà) del codice sportivo. Mentre non dovrebbe temere il "bando" legato all’applicazione del codice etico ProTour: gli episodi risalgono infatti al 2004, prima cioè dell’entrata in vigore della normativa.
da La Gazzetta dello Sport del 7 agosto
a firma di Luigi Perna
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