Assurdo comunicato dell'associazione medici del ciclismo

| 24/06/2007 | 00:00
Il mondo del cicli­smo è in fermento dopo la dura lettera di Petrucci all’Uci, e men­tre Riccò dice di non sapere nulla sul suo conto, l’Aimec (l’associa­zione dei medici del ciclismo) va all’attacco con un comunicato. Di­mostrando di non aver capito il senso del monito del Coni, e difen­dendo il proprio mondo, i medici sottolineano ad esempio « come i controlli antidoping post gara sia­no indirizzati esclusivamente al ritrovamento di sostanze dopanti e non ad una valutazione di profi­li ormonali » , per poi auspicare « un prossimo e definitivo chiari­mento in merito ai controlli san­gue/ urine post gara effettuati dal­la Procura antidoping del Coni senza interpretazioni personali ed allusive, come apparso su alcune testate giornalistiche». Seguono amenità varie, tra cui la considerazione che nel ciclismo non ci siano più asmatici che negli altri sport. Insomma, a sbagliare sono il Coni e i giornalisti, non certo i medici. Questo a dimostra­re quanto sarà difficile continuare a lavorare serenamente: non ci sa­rà solo da convincere l’Uci, ma anche i medici italiani, che conti­nuano a non capire che il ciclismo è ormai arrivato ad un punto di non ritorno. Per fortuna queste pressioni non incideranno sulla Procura Antidoping del Coni, intenzionata anzi ad accelerare. Se martedì sa­rà convocato il saltatore con l’asta Gibilisco, entro le prossime due settimane toccherà a Di Luca, Mazzoleni, Riccò e Simoni: i loro profili ormonali sono poco convin­centi e segnalano « preoccupanti anomalie». Checchè ne pensino i medici del ciclismo. da «Il Corriere dello Sport» del 24 giugno 2007, a firma Sergio Rizzo
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