Petrucci scrive all'Uci: brividi rosa

| 22/06/2007 | 00:00
Un vertice tecnico per avviare una collaborazione tra Coni ed Unione Ciclistica Internazionale nella lotta al doping. E' la richiesta avanzata in una lettera dal presidente del comitato olimpico italiano, Gianni Petrucci, al presidente dell'Uci, Pat McQuaid. Petrucci ha sottolineato la necessità di cooperare su "tre ambiti connessi": la lotta alle esenzioni a scopo terapeutico, i controlli e i risultati di laboratorio. «Anche nel ciclismo l'attuazione di una serie di interventi comuni risulta pertanto auspicabile, nella consapevolezza che permetterebbe una maggiore rispondenza delle procedure al bene comune delle Organizzazioni sportive, che deve rimanere l'Atleta e la sua integrità», afferma il presidente del Coni. Petrucci evidenzia che «in Italia tale esigenza è particolarmente avvertita, per il grande successo che il ciclismo riscuote e la grande passione popolare che suscita nel paese, come testimoniato dall'enorme seguito di pubblico che ha accompagnato l'ultima edizione del Giro d'Italia». Anche per questo, «il Coni intende avviare con l'U.C.I. una collaborazione proficua - già in atto con la Federazione ciclistica italiana - che possa tutelare in maniera più efficace la credibilità e i valori insiti in questo sport». Bisogna agire in maniera efficace perchè «è viva nell'opinione pubblica la sensazione, che traspare anche dai media, che da parte degli atleti sia in atto una gestione ''scientifica'' delle loro prestazioni, finalizzata a mantenere i livelli fisiologici riscontrabili dai controlli antidoping all'estremo limite consentito». «A ciò - evidenzia il presidente del Coni - si aggiunge un ricorso sempre più frequente e diffuso alle esenzioni a fini terapeutici, che dà ormai l'immagine del ciclismo come un popolo di malati e dello sport più quale danno che come beneficio per la salute e l'integrità fisica. Le iniziative assunte dall'UCI, anche in questi ultimi giorni, sono sicuramente apprezzabili ed è auspicabile che si dimostrino anche efficaci». Nuove strategie sono indispensabili, osserva Petrucci, perché «la lotta al doping è un sistema nel quale chi non vuole continuamente ricorrere a colpi d'inchiesta, o peggio ancora di spugna, puo' solo affidarsi ad una nuova progettualità e ad un'azione comune e convergente da parte di tutti i soggetti coinvolti». Tre i punti su cui si sofferma Petrucci. «Bisogna incidere sul sistema delle esenzioni a fini terapeutici, tenendo presente che prima viene l'integrità psico-fisica dell'Atleta e poi la performance agonistica. Ma soprattutto rigore e condivisione dei criteri per il rilascio di documentazioni che attualmente, in ipotesi, sembrano anche costituire, una facile esimente rispetto alla fattispecie penale vigente in Italia». Sul capitolo dei controlli, «consideriamo altamente utile la creazione di task force comuni, almeno negli eventi che si tengono sul nostro territorio nazionale, in considerazione che l'attuale sistema e' insostenibilmente limitativo se non addirittura ostativo alla nostra riconosciuta capacità di disporre sessioni di prelievo, qualitativamente e quantitativamente apprezzabili». Attenzione, quindi, alla gestione dei risultati di laboratorio, sui cui è «basilare incidere», «condividendo che almeno i presunti esiti avversi dell'ultimo Giro d'Italia - sui quali si impone un approfondimento unitamente agli altri valori riscontrati dai test italiani ? qualora non fossero vere e proprie violazioni delle normative antidoping appaiono quanto meno come indici di preoccupanti anomalie. Situazioni che entrambe non possono essere affrontate facendo leva genericamente «sulle garanzie», estremizzandone la logica fino a snaturarle e a stravolgerne il senso. Bisogna condividere tutti i dati disponibili e le valutazioni ultime, anche con la Wada». Questi tre ambiti (delle esenzioni, dei controlli e della gestione dei risultati di laboratorio) sono strettamente connessi: sarebbe inutile continuare a intervenire solo su un versante e non, contemporaneamente, sugli altri, senza un discorso organico e una volontà risoluta». Per questo il Coni, che illustrerà la sua posizione anche alla Wada, auspica «al più presto un incontro di vertice tecnico, per definire, nel rispetto delle normative vigenti e dei principi di sovranità territoriale, le modalità di collaborazione, al fine di ottimizzare in sinergia le risorse e le professionalità, ove possibile senza sovrapposizioni. Siamo quindi certi che l'UCI condivida questa nostra posizione e voglia impegnarsi con noi, anche nel settore della giustizia sportiva, affinchè prevalga, nei limiti umani, il giusto sull'ingiusto».
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