Parla Vandenbroucke: «Sono rimasto solo e sono crollato»

| 08/06/2007 | 00:00
Ha provato a farla finita l’altro ieri mattina Frank Vandenbroucke, il belga trentaduenne talento del ciclismo ora con la squadra professionistica Acqua&Sapone-Mokambo. Ieri mattina si è saputo del fatto e già ieri pomeriggio Frank aveva voglia di parlare dall’ospedale di Magenta, dov’è ricoverato, dimostrando la forza di carattere che lo ha fatto diventare un grande sulle due ruote con 52 vittorie nel palmarès. Il biondino dalle volate facili ha scelto di aprire il cuore spiegando, sinceramente: «Quando si perde una famiglia è davvero difficile andare avanti - facendo intendere, così, di star male per aver troncato definitivamente il rapporto con la moglie, già tormentato da alcuni mesi -. Queste ultime settimane, per me, sono state davvero dure sul piano sentimentale. Sono un uomo e anche per me ci sono gli alti e i bassi. Un periodo nero può capitare a tutti, ma io tenevo veramente alla mia famiglia: così ho visto tutto buio per un attimo. Tra l’altro, quest'anno ho dovuto subire anche un’operazione al ginocchio». L’intervento, assieme a tutto il resto, lo ha tagliato fuori dal grande giro delle due ruote. «Ma - continua il vincitore della Liegi-Bastogne-Liegi del ’99 - il mio intento è assolutamente quello di rassicurare tutti. Non sto così male come hanno descritto. Mi alzo, posso pranzare, cenare tranquillamente. Fisicamente non mi sento male. È l’anima che soffre veramente». Si è parlato anche negli anni scorsi di depressione per lui. Ma questo concetto, isolato da motivazioni e contesti, gli va stretto. Non ci si lascia andare fino in fondo, solitamente, quando è presente la famiglia che si capisce di amare quanto la propria vita o quando tutto il resto scorre entro i binari della serenità. Ma il ciclista dal cuore grande avrebbe anche tanta voglia di tornare ad essere un atleta, avrebbe voglia di dimenticare e di far dimenticare i tanti, troppi, incidenti di percorso degli scorsi anni. Dice: «So che ci sono tante persone che mi vogliono bene. È per loro che desidero tornare in sella». Parla al telefono Frank, al cellulare di un amico. Ma, lo stesso, si sente che mentre dice questo sorride: ci crede davvero. Con lui, dieci giorni fa, c’era Eugeni Berzin ad allenarsi nel Pavese. Attualmente Berzin collabora con rubriche ciclistiche televisive. Ed è anche proprietario di una concessionaria di automobili a Broni, centro in cui vive. Da qui è partito due settimane fa con Vandenbroucke per un giro sulle colline, allenamenti che Frank amava. Ma Eugeni ieri ha spiegato: «Già allora avevo capito che qualcosa non andava. Siamo usciti il primo giorno in cui è arrivato in zona. Poi ci eravamo dati appuntamento per due giorni dopo. Ma niente da fare: ha preso una scusa banale e non ci siamo visti. E mi è sembrato che fosse molto triste». Sollevato, invece, ieri l’altro amico pavese, il medico Davide Posca. Dopo aver saputo del suo miglioramento. Nel Pavese tutti lo attendono di nuovo in forma. da «Il Giornale» dell'8 giugno 2007 a firma Flavia Mazza
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