Giro d’ITALIA. 8. La prima parte della “corsa rosa” si è conclusa tra gli applausi e la soddisfazione di tutti. Da Israele all’Italia, un viaggio di rientro complesso per la maestosità della carovana, per il materiale da trasportare, ma tutto è filato via alla perfezione. Anche questo è il Giro d’Italia: una macchina pachidermica, che si muove con assoluta agilità. Mai come in questo caso vale un W il Giro! W tutti!
Cicli DE ROSA. 8. Si è parlato giustamente tanto di Israele e anche della sua Cyclist Academy, ma un plauso doveroso deve andare anche al tanto made in Italy che supporta questo progetto e questo team. Alle loro spalle c’è un marchio, una famiglia che ha reso grande la nostra tradizione ciclistica nel mondo: la cicli De Rosa. Di papà Ugo, di Cristiano e Danilo. Una famiglia che non fa accademia, ma prodotti di alta sartoria, nati nelle gallerie del vento. Studiati all’università.
Rohan DENNIS. 8. Perde la crono davanti al muro del pianto, ma non sta lì certo a piangere, si fa forza e si lancia in una volata che vale abbuoni e secondi per balzare primo. Domani deve stare attento: finale delicato, ma ha il dovere di non farsi sfilare la maglia.
Elia VIVIANI. 10. Due volate e due vittorie. È qui per rimpinguare il suo palmares, per superare il record di vittorie di un anno fa (9): è già ad un passo. Ma Elia ormai fa passi da gigante.
Fabio ARU. 7. Per come ha corso le tappe successive alla crono, per come si è mossa la sua UAE Emirates. Per come appare sereno e sicuro del fatto suo. È vero, ha fatto una crono al rallentatore, ma come ho avuto modo di dire immediatamente dopo la crono, le cadute del mattino hanno condizionato parecchio il sardo e non solo lui. Da domani incomincia un altro Giro, e già da domani uno come Fabio può inventarsi qualcosa di imprevedibile. Fabio è uno che ascolta. Paolo Tiralongo è uno che parla, conosce e spiega: quindi.
Lance ARMSTRONG. 2. Era in Israele, al Giro d’Italia, da comune cittadino, abusivo, intruso e indesiderato. Parla e racconta le proprie opinioni in una trasmissione podcast, e tra le tante cose che il texano ha detto c’è anche una sua considerazione in merito all’idea del Giro di partire dagli Stati Uniti. Qualche anno fa Angelo Zomegnan, direttore del Giro, aveva lavorato al progetto di Washington. Qualche giorno fa Mauro Vegni ha risposto che quel sogno è ancora possibile. Sintetizzando il pensiero di Lance, il texano ha detto: mi pare una vera sciocchezza. Sia Zomegnan (che nel 2009 lo riempì di dollari per farlo venire al Giro del Centenario) sia lo stesso Vegni sommessamente ringraziano.
Gino BARTALI. 10. Alberto Negri, editorialista e inviato di guerra, nei giorni scorsi ha scritto su Tiscali alcune cose piuttosto interessanti, che sono passate sotto silenzio. Parla di tutto, dell’operazione di immagine in occasione del 70° anniversario dello Stato di Israele, e di quella data del maggio del 1948 che per molti ebrei significa la rinascita dopo l’Olocausto, mentre ai palestinesi ricorda la “Nakba”, la catastrofe, con l’umiliazione e l’esilio per centinaia di migliaia di arabi. Scrive: «La maglia rosa del Giro d’Italia quest’anno l’hanno già vinta gli israeliani: come ciclisti non sono un granché ma sulla propaganda e il marketing non li batte nessuno. Anche a costo di qualche clamoroso falso storico sulla figura di Gino Bartali». Falso storico, capite. E di cosa si tratta, questo falso. Della sua opera in favore di tantissimi ebrei. Dei suoi viaggi da Firenze ad Assisi. «La questione in realtà è assai dubbia – scrive e spiega -, neppure lo stesso Bartali da vivo l’aveva mai confermata. In realtà secondo lo studioso Michel Sarfatti (fino al 2016 direttore della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) si tratta di un clamoroso falso storico». Per lo storico Sarfatti «l’attività di corriere tra Firenze e Assisi attribuita da Ramati a Gino Bartali non è menzionata né nelle testimonianze degli organizzatori del soccorso fiorentino, né in suoi scritti privati o dichiarazioni pubbliche, e i documenti che la descrivono si basano sul libro di Ramati (“Assisi clandestina”) esplicitamente smentito da don Aldo Brunacci, canonico della cattedrale di Assisi, incaricato dal suo vescovo di organizzare il soccorso agli ebrei. «Si tratta di un vero romanzo – dice Brunacci -. L’autore di “Assisi clandestina” aveva certamente in mente un copione per un film e non poteva trovare personaggio più adatto di Bartali, l’eroe sportivo per antonomasia di quell’epoca». Il commento di Sarfatti sulla vicenda Bartali è lapidario: «La storia della fabbricazione delle false carte d’identità per gli ebrei clandestini a Firenze è lastricata di grandiosa umanità e terribili lutti. La prima non necessita di miti, i secondi richiedono rispetto». Francamente la cosa mi lascia parecchio perplesso, anche e soprattutto per il silenzio assordante durante tutti questi anni. Gino Bartali, per me, è sempre stato Pio e Giusto. Il 10 resta tutto. Per gli altri, un misericordioso senza voto.
Se si tratta di un falso storico bisognrebbe approfondire, andare a ricontrollare le fonti per cui Bartali avrebbe fatto da corriere clandestino. Possibile che non ci sia stata mai nessun riscontro/testimonianza? Anche Bartali da vivo, ha mai smentito a domanda diretta? è diverso da non confermare.
Mai rovinare una bella storia con la verità
8 maggio 2018 09:41maurop
Conosco Michele Sarfatti che è storico serio e autorevole, avendo dedicato la sua vita alla storia degli ebrei italiani. Mi fido quindi delle sue conclusioni sulla questione, che peraltro non mi sorprendono, tutta la vicenda postuma che ha fatto di Bartali un Giusto tra le Nazioni fin dal suo nascere mostrava evidenti tratti romanzeschi. Diciamo che, secondo una vecchia regola del giornalismo e della comunicazione, quando una storia è così bella che credendola vera tutti si sentono migliori non conviene rovinarla con la verità. Per il resto concordo pienamente con Stagi, Gino era uomo buono che si meritava ogni elogio e ogni riconoscimento, ma per rimanere nella memoria del Novecento non gli serviva altro, bastavano e bastano le sue eccezionali imprese sportive.
urge interpellare
8 maggio 2018 12:10canepari
Paolo Alberati che si è laureato con una tesi su Bartali, i suoi contatti con la resistenza e il trasporto di documenti pro ebrei. Qualcuno lo chiami....
Bartali
8 maggio 2018 21:12Izio1970
Non capisco cisa spinga certe perdone . Iper mia fortuna ho conosciuto e vissuto l%u2019uomo Gino Bartali . Mettere in dubbio che certi fatti siano realmente accaduti mi sembra follia . Che poi qualche giornalista abbia esagerato sul numero posso anche condividerli , ma per il resto assolutamente no !!!
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