YUSTE. «PERCHÉ IN ITALIA NON TUTELATE I CICLISTI?»

GIUSTIZIA | 29/03/2018 | 07:38
Quattro ciclisti professionisti colombiani che risiedono nella zona della Nievole durante la stagione agonistica, sono stati oggetto martedì di un vivace diverbio con un trentenne automobilista rumeno in via vecchia Fiorentina, appena oltrepassato il cimitero di Santallemura. Due dei ciclisti coinvolti hanno avuto la peggio: il 24enne Kristian Yuste del Team Amore & Vita-Prodir al quale sono stati applicati tre punti di sutura al labbro inferiore e il 22enne Daniel Felipe Martinez, crollato svenuto a terra dopo avere subito un micidiale gancio alla mascella sinistra e che è stato dimesso dall'ospedale S.Iacopo di Pistoia soltanto dopo il responso rassicurante della TAC. Gli altri due ciclisti colombiani, il 22enne Eduardo Florez del team Wilier Triestina-Selle Italia diretto da Luca Scinto e il 21enne Julian Cardona, tesserato come Martinez per il team World Tour della EF-Education First, sono stati coinvolti solo marginalmente nella mini rissa.

Come siano andate le cose ce lo spiega in un ottimo italiano Kristian Yuste, ormai da tre anni residente in Valdinievole e quasi pistoiese d'adozione avendo gareggiato nel 2017 per l'UC Pistoiese Under 23 agli ordini di Andrea Panconi, al quale regalò la stupenda vittoria ottenuta nell'internazionale Coppa San Sabino a Canosa di Puglia. Fisico da grimpeur puro, Yuste non si fa certo pregare per raccontarci la sua versione dei fatti: «Eravamo reduci da un allenamento con epicentro la salita di Seano, io e Martinez avevamo lasciato un po' indietro Cardona e Florez, quando ci siamo immessi sulla via Fiorentina. Procedevamo fianco a fianco, non c'erano altre auto ma ad un tratto e senza nessun preavviso una macchina ci ha affiancati e, dopo averci guardato in faccia in modo ostile, il guidatore ha accelerato, ci ha superati ed ha iniziato a stringerci verso il bordo della strada, rallentando e con il chiaro intento di farci cadere. A quel punto noi abbiamo sopravanzato l'auto ed abbiamo reagito gesticolando e mandando a quel paese il guidatore. Questi ha risposto per le rime, ci ha nuovamente superati e ha ricominciato il suo giochetto per farci cadere. Alla fine ci siamo fermati, così come l'auto dalla quale è sceso il guidatore che mi sembrava molto alterato; questi, senza dire nulla, ha sferrato un pugno al volto di Daniel Felipe che è finito a terra KO. Io ho cercato di difendermi ma l'uomo mi ha colpito con un altro pugno al labbro, facendomelo sanguinare. Poi sono arrivati gli altri due nostri colleghi per aiutarci, ma l'uomo è risalito sull'auto ed è ripartito, non senza però cercare di ripetere quel giochetto pericoloso anche con loro. Una bruttissima avventura che ci ha lasciati di stucco per la violenza subita».

Yuste comunque aveva già assaggiato le strade pistoiesi: «Sì, ma in tre anni non mi era mai capitata una cosa simile; vedo a volte che gli automobilisti sono nervosi e impazienti, ma da qui ad arrivare a picchiarci... Ora purtroppo non mi stupirò più di nulla.».

La riflessione finale del ciclista di Bogotà riguarda gli irrisolvibili problemi del traffico-killer dei ciclisti: «Mi meraviglio che in Italia i ciclisti siano così poco tutelati. Anche in Colombia contiamo delle vittime ma le leggi dello Stato tutelano molto i ciclisti, anzi li equiparano a tutti gli altri mezzi che transitano su ogni strada. Da noi, per esempio, i ciclisti possono viaggiare tranquillamente per due, fianco a fianco e i mezzi a motore devono rispettare comunque e sempre la distanza di un metro e mezzo dal ciclista. In Italia mi sembra che le tutele verso i ciclisti siano minime ed è un peccato per un Paese che è uno dei primi al mondo in questo sport».

Gli fa eco Daniel Felipe Martinez, suo grande amico e anche lui originario di Bogotà: dopo il ricovero in ospedale ancora non ricorda nulla degli ultimi sette giorni trascorsi e del diverbio. «Il traffico qui mi sembra un problema direi soprattutto a causa di chi guida spesso con il sangue agli occhi. Mi dispiacerebbe subire delle conseguenze fisiche anche perché quest'anno dovrei partecipare al Tour de France».

Intanto i dirigenti dei team degli atleti coinvolti stanno valutando la possibilità di querelare l'autista-pugile protagonista dell'accaduto.  

Stefano Fiori, da Il Tirreno
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COMMENTI
povera Italia
29 marzo 2018 13:36 bernacca
sono reduce anch'io da un processo in cui cercavo tutela e risarcimento per un incidente avvenuto 2 anni fa tra il sottoscritto ciclista e una macchina! la controparte nel dibattito ha insistito col giudice sul fatto che guidavo una bici da corsa (quelle con le ruote strette che fanno le gare ndr) e non una Graziella.
ricordo inoltre che è rimasto decreto la legge in cui il ciclista e il pedone è tutelato ... le chiacchiere politiche post morte di Scarponi erano pura propaganda.

Rumeni
29 marzo 2018 15:04 siluro1946
Ogni giorno è una guerra con questi signori, purtroppo non solo in bici, in quanto dobbiamo lasciare a loro lo spazio per dimostrare quanto sono bravi a schiacciare l'acceleratore, sfogano l'odio verso gli italiani e tutto ciò che è italiano, fatto salvo i ns. aiuti monetari e non, una dimostrazione oltre alla violenza contro i ciclisti un dato interessante, nessuno di loro possiede una vettura italiana.

Denunciare
29 marzo 2018 16:00 9colli
Dovreste Denunciare il conducente del auto, sia Voi corridorei che le societa. Siete Professionisti e per Voi è un Lavoro e di conseguenza le vostre squadre sono i Datori di lavoro. Una bella doppia denuncia è il minimo che potete e, secondo me, Dovete fare, con richiesta danni morali e materiali.

Totale...
30 marzo 2018 13:42 lele
...e assoluta solidarietà nei confronti di ciclisti che subiscono l’aggressione.
Ricordo però che il mio punto di vista da guida ciclistica che lavora sulle strade tutti i giorni è diverso.
In Italia chiediamo il rispetto “legislativo” nei confronti del ciclista il quale allo stato attuale non è tenuto per legge a tutelare se stesso col uso obbligatorio del casco.
Inoltre la mia zona è frequentata in estate da molti cicloturisti stranieri che giornalmente ci insegnano a rispettare cartelli di Stop, semafori rossi etc...
Dall’altra sempre in estate brulicano i professionisti i quali ahimè molto spesso ci mettono del loro ad alimentare la cultura dell’odio da parte degli automobilisti.
Basterebbe da entrambi i lati una sola cosa. Buonsenso.
Però il ciclista quando finisce in terra non sempre lo può raccontare.
Buone pedalate sicure a tutti.

x lele
31 marzo 2018 17:54 siluro1946
Come può auspicare comportamenti corretti da parte di alcuni ciclisti quando questi sono "anche" automobilisti. Sul comportamento degli stranieri forse è meglio stendere un velo pietoso.

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