PROFESSIONISTI | 27/01/2018 | 07:52 35 anni compiuti il 13 gennaio scorso, lo stesso giorno in cui sono nati tra i ciclisti più famosi Marco Pantani, Daniel Oss e Fausto Bertoglio, ma non sentirli com'è proprio il caso di Giovanni Visconti, che prima di partire per il ritiro spagnolo di Calpe con il team Bahrain, ha voluto presenziare insieme alla moglie Katy ad una serata a Pescia con asta benefica a favore dell'AISLA, l'associazione che combatte la Sclerosi Laterale Amiotrofica.
Professionista dal 2006, soprannominato “il Marine di San Baronto” (il luogo dove risiede), 33 vittorie nel carniere con tre campionati italiani e tre classifiche finali dell'UCI Europa Tour, Visconti guarda con ottimismo al 2018, come si evince da questa intervista.
Come sarà il tuo avvio stagionale? «Dopo il ritiro di Calpe debutterò alla Vuelta alla Comunidad Valenciana e dopo una decina di giorni di allenamento sulle strade di casa parteciperò al Tour dell'Oman con il preciso intento di raggiungere un ottimo stato di forma che mi consenta di fare bene alle due gare di casa, Strade Bianche e Larciano, alle quali tengo molto».
Proprio il GP di Larciano sembrava destinato a scomparire dal calendario internazionale. «Per fortuna non è stato così e ora vedo che a livello dirigenziale nell'UC Larcianese ci sono diversi volti nuovi, di persone che vogliono garantire un ottimo futuro a questa bella corsa che finalmente ha trovato una collocazione importante e tale da garantire un cast di partecipanti da grande classica».
E dopo Larciano? «Per la prima volta non correrò né Sanremo, né Tirreno-Adriatico. E' una scelta che ho fatto insieme alla squadra, poiché gareggerò in tre gare a tappe consecutive, Paesi Baschi, Catalogna e Trentino in funzione della Liegi-Bastogne-Liegi che è un altro obiettivo primario del 2018. Alla mia età sento che arrivare alla Classica delle Ardenne che più mi si addice, appunto la Liegi, disputando le Classiche del Nord, non è più la soluzione giusta».
Ma anche il tuo compagno di squadra, Vincenzo Nibali, punterà alla Liegi... «Meglio essere in due a lottare contro una concorrenza molto agguerrita, poi Vincenzo sa benissimo che da parte mia ci sarà la massima lealtà».
Sembra che tu e Nibali avrete un programma assai diversificato, quest'anno: è così? «Certamente, ne abbiamo parlato a lungo in questi giorni con Slongo e Vincenzo. Secondo il mio punto di vista, che è stato condiviso, al Tour di quest'anno, con otto corridori per squadra serviranno atleti specializzati, per la salita o per la pianura. Io non mi ritengo uno specialista e perciò cedo volentieri il mio posto ad un altro».
Parliamo del Giro d'Italia. «Vorrei arrivarci al top, per fare il cacciatore di tappe e dare una mano a Pozzovivo per la classifica».
Come valuti le tappe nella tua Sicilia? «Sarebbero dei percorsi impegnativi e pieni di trabocchetti anche senza l'Etna, che comunque farà una grossa selezione».
Nessuna tappa in Toscana, cosa ne dici? «Non mi meraviglio. Ormai si passa dove si “deve” passare, prevalgono le motivazioni economiche a dispetto di quelle storiche e della tradizione. E' un peccato ma c'è ben poco da fare, per il momento».
Un parere sulla vicenda Froome? «Deve ricevere il trattamento che hanno avuto tutti gli altri che hanno vissuto una vicenda simile alla sua, senza sconti o ritardi. Punto».
Andiamo oltre il Giro, cosa resterà al tuo orizzonte della stagione 2018? «E' innegabile che mi sorrida molto l'idea di partecipare al mondiale di Innsbruck e farò del mio meglio per convincere il CT Cassani, che comunque mi conosce bene.Il mondiale austriaco presenterà un percorso terribile e per ottenere un risultato bisognerà essere al massimo. Ci proverò con tutte le mie forze, è un obiettivo primario anche se il capitano sarà Vincenzo e la squadra azzurra lavorerà per lui».
Qual è il tuo rapporto attuale con Nibali? «C'è una grande amicizia, che del resto c'è sempre stata. Abbiamo seguito lo stesso percorso sportivo e umano per arrivare ai livelli attuali e la rivalità che sembrava esistere nelle categorie inferiori era invece soltanto una rivalità tra le nostre tifoserie. Siamo entrambi felici quando l'altro vince, anche se negli anni scorsi mi sembrava che lui fosse di un altro pianeta».
Quanti anni ancora vorresti gareggiare? «Non mi pongo un limite, sto bene e amo tuttora il ciclismo, i sacrifici non mi pesano affatto e l'unico rammarico è di non poter passare più tempo in famiglia».
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