UNA MAGLIA ROSA PER CASERTA

TUTTOBICI | 23/12/2017 | 07:33
Pensavamo stamattina a Caserta, ed alla sua maglia nera, di città italiana dove si vive peggio, nella classifica plurifattoriale del Sole 24Ore. (Riflet­te­va­mo, innanzitutto, e fra pa­rentesi, a margine, all’utilizzo ultracomodo, spontaneo, della terminologia ciclistica sulle prime pagine di quei quotidiani che al ciclismo in genere riservano lo spazio di un necrologio, e che di Ma­labrocca e Pinarello ignorano la storia. Ci vorrebbe un copyright, o almeno una ripetizione imposta di ciclismo a chi disegna le pagine, “chi era Schroeders?”, per poter lecitamente, e senza usurpare la passione altrui, fare suo questo lessico...).

Ripensavamo, allora, stamattina a Caserta, e al suo ultimo posto nella qualità della vita, in base alle variabili ri­tuali che determinano siffatta graduatoria: servizi pubblici, am­bien­te, sanità, istituzioni so­cia­li, delinquenza ...
E ce ne chiedevamo oltre un ir/razionale “perché?”, con gli occhi e il cuore ancora pie­ni dell’emozione di aver vissuto pochi giorni fa una nuova edizione del Borgocross di Casertavecchia.

Casertavecchia, per chi non lo sappia, è un gioiello di Me­dioevo disperso su una collina e il cielo, e il Bor­go­cross, giunto alla 35a edizione, è l’idea felice, diritti di autore all’amico Michele De Simone, giornalista e responsabile storico del CONI di Caserta, che nel 1978 pensò ad incastonare uno sport mas­simamente a vocazione ambientalista come il ciclista in una scenografia strepitosa, e ineguagliabile, per storia e suggestione.

Se si ha in terra e in cielo un Borgocross, o la chance di far decollare una iniziativa volano di civiltà e cultura come il Borgocross di Casertavec­chia, non ci si può rassegnare davvero ad una maglia nera...

Certo, il ciclismo è un indicatore modesto, parziale, ma senza alcun dubbio nella qualificazione di un territorio e del suo habitat è molto più rappresentativo di qualsiasi altra disciplina sportiva: dal calcio al tennis, dal nuoto al rugby... E la passione dei suoi promotori, a Caserta, re­sta davvero senza eguali: da Amedeo Marzaioli a Pa­squale Ventriglia, da Angelo Letizia ad Antonio Gior­da­no, da Antonio Curci a Giu­seppe Coppola, che ne furono i primi artefici, fino a giovani come Enrico Pella e San­dro Iovanella che oggi ne guidano le redini....

E senza dubbio il ciclocross, nel novero del ciclismo, co­stituisce una entità di nicchia. Anzi, di cult, un po' come la pista. Ma è pur sempre la miccia per provare am­mirazione, nel guardare le figurine dei ciclisti variopinti a pervadere un panorama an­tico e tetragono, il volteggiare delle bici di fronte allo ieratico silenzio del Castello diruto, il loro moto a carezzare l’altrui im­moto.

Caserta maglia nera, eppure titolare di un Borgocross... For­se, sfioriamo il parziale, se non il banale. Ma non di uno scudetto di calcio, parliamo, non ci si fraintenda, quando scriviamo dell’impatto che uno sport può ave­re nella elevazione di una città.
E allora che sia il ciclismo, il deus ex machina in senso sportivo/turistico/culturale di Caserta.
Siamo abituati a non essere né amati, né compresi fino in fondo, qui e altrove, ma Ca­serta potrà meritare grazie alla devozione per il ciclismo e per la sua cultura una posizione migliore nella classifica del Sole 24Ore.

E se non basterà l’input del Borgocross, troppo in alto e troppo dedicato agli innamorati, che le istituzioni trovino una oc­casione più eclatante, più clamorosa. Pensiamo all’aquilone del ciclismo in un volo a planare nei giardini e nei viali della sua Reggia vanvitelliana... Pensiamo, il sogno non costa, ad un Giro d’Italia il più vicino possibile che parta, o approdi, in quella sua Versailles senza paragoni. E che di Caserta­vec­chia è il controcanto aristocratico.
Caserta noi la vogliamo, grazie al ciclismo, sorridete pure delle nostre illusioni, in ma­glia rosa.

Gian Paolo Porreca, da tuttoBICI di dicembre
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