CLAUDIA, IL SORRISO DOPO IL SILENZIO

DONNE | 20/11/2017 | 07:43

Una seconda vita. Claudia Cretti ha 21 anni ma è come se un destino crudele l’avesse ricacciata indietro nel tempo. È successo tutto lo scorso 6 luglio, in quella drammatica 7a tappa del Giro Rosa di ciclismo, da Isernia a Baronissi, lungo una discesa sulla Statale 87. La talentuosa velocista del team Valcar Pbm si era buttata in picchiata col solito coraggio, ma qualcosa si era inceppato e Claudia aveva perso il controllo della bici a 90 km orari. Uno schianto terribile, un impatto spaventoso con la testa contro il guardrail, poi la frenetica corsa all’ospedale Rummo di Benevento dove la Cretti arrivò in condizioni gravissime.


«Ricordo che partimmo subito dalla nostra casa di Costa Volpino, vicino a Bergamo, con la disperazione dentro, come per andare a porgere l’estremo saluto a nostra figlia» ricorda con la stessa commozione di allora papà Giuseppe Cretti, 57 anni, appassionatissimo di bicicletta tanto da dirigere una società giovanile di ciclismo oltre a gestire un bike hotel a Rovere. Claudia subì un’operazione lunghissima al cervello, poi altri due interventi di «decompressione» e rimase in coma per 21 giorni. «I medici erano molto cauti nella prognosi e noi perdevamo via via le speranze». Ma Claudia stava lottando in silenzio, con la forza e la tenacia che aveva sempre dimostrato nelle corse. «Credo che gli atleti abbiano delle risorse che la gente normale non ha o non sa di avere».


«Una bimba di 7 anni»

Decisivo per Claudia, che ancora non sa che cosa le sia successo, è stato il ritorno a casa, fra i suoi cari, dopo che era stata trasferita dall’ospedale di Benevento alla clinica Domus Salutis di Brescia. La mamma Laura Bianchi, psicologa, il fratello Giacomo, appena più giovane di lei, e la sorella minore Sofia, 15 anni, insieme con papà Giuseppe hanno fatto il miracolo. Perché Claudia, nell’ambiente a lei più familiare, sta lentamente migliorando giorno dopo giorno. «Incredibile - dice ancora il signor Cretti -, è come se nostra figlia fosse rinata. Quando era tornata a casa si comportava come una bambina di 6 o 7 anni. Usava poche parole, abbiamo di nuovo dovuto insegnarle tutto, a vestirsi, a usare le posate, quasi a parlare e scrivere. E anche io e mia moglie siamo tornati "giovani", agli anni in cui i nostri figli erano ancora piccoli. È stato come riavvolgere il nastro e ricominciare da capo, Claudia ci ha riportati nella sua infanzia. I medici dicono che ci vorranno mesi, anzi anni, prima che questo nuovo processo di apprendimento si concluda, anche se Claudia ben difficilmente potrà tornare quella di prima. Ma a noi va bene così. Temevamo di averla perduta, invece è di nuovo qui vicino a noi, come fosse rinata, e con il suo meraviglioso sorriso di sempre».

«Il ritorno sulla bici»

Claudia non può ancora seguire dei ragionamenti compiuti, fatica a parlare, ha problemi di memoria e di linguaggio. «Ma è già migliorata molto. Cammina, mangia e si veste da sola, in poche settimane a casa è come cresciuta di anni. Il che aumenta le nostre speranze». Certo, non potrà più seguire la facoltà di lingue all’Università di Trento, nè sperare in altre vittorie e convocazioni azzurre nello sport che ha sempre amato. Ma la bici, dopo averla «tradita» in quella drammatica discesa, ora la sta aiutando a guarire. E lei pochi giorni fa è tornata in sella per una breve pedalata, con l’aiuto del papà e del fratello. «Anche Giacomo era corridore, ma dopo la caduta di Claudia ha deciso di smettere e di dedicarsi alla sorella. Prima erano rivali in tutto e spesso si beccavano, a volte bisticciavano, adesso invece hanno scoperto una sintonia e un affetto che prima avevano pudore a mostrare. Vederli insieme spesso ci commuove» e fa molto bene a Claudia. «La vediamo felice, sorride, ci parla, vuole sempre fare qualcosa, aiutare la mamma, i fratelli. Prima era un po’ schiva, ora invece si lascia fare qualsiasi cosa da Giacomo e Sofia, che ne approfittano. E lei è contenta. Tutti insieme abbiamo riscoperto il senso della famiglia». Ma anche il mondo del ciclismo si è stretto intorno a Claudia, che ha ricevuto messaggi da molti campioni del pedale, da Aru a Sagan, da Nibali a Kittel. «Ci ha stupito che il ct Dino Salvoldi l’abbia mantenuta nella mailing list della Nazionale come se niente fosse successo. Così Claudia riceve sempre i messaggi come le altre azzurre e partecipa ancora alla loro attività». Il ciclismo, più di altri sport, resta fedele ai suoi campioni. E non dimentica.

Giorgio Viberti, da La Stampa

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