LA MAGLIA "PAT PAT"

TUTTOBICI | 26/10/2017 | 07:04
Manca poco a scoprire te­laio e carrozzeria del nuovo Giro. Ma già dalle prime rivelazioni, dalla storica e sontuosa partenza in Terra Santa, s’intuisce l’ambizione sempre più marcata di una dimensione prestigiosa e internazionale. Una vera eccellenza italiana, al­meno nelle intenzioni. Come vuo­le il nuovo proprietario Cairo, che ha tutte le intenzioni di guadagnarci di più.

Colgo dunque l’occasione per ri-proporre una questione antica e per niente secondaria: la maglia del miglior scalatore. Non credo proprio che sia una fissa mia, credo che in una logica di grande avvenimento, sempre più internazionale e sempre più raffinato, una classifica del genere abbia un gran bisogno di ristrutturazione completa. Di quelle da abbattimento totale dell’esistente e rifacimento delle fondamenta.

Guardiamola, com’è e co­m’è stata sinora. La definirei classifica pat-pat. So­stanzialmente un contentino per corridori minori, che corrono un Giro tutto loro, un Giro minore a sua volta. Gente che parte di mattina presto, al pronti via, e si porta avanti per curare interessi tutti suoi, totalmente oscuri alla grande massa dei tifosi. Poi, quando il gioco si fa duro, quando entrano in gioco i veri big nella corsa vera, loro si levano dai pie­di, come le squadre dei Pulcini pri­ma di un derby, e nessuno li vede più.

Non nego che qualche volta quella maglia abbia premiato anche scalatori to­sti. Ma nego che riesca davvero a premiare il migliore in montagna. Credo che prima di affrontare ogni discussione dovremmo chiarirci bene che cosa s’intenda per miglior scalatore: quello che fa davanti i primi tre colli o quello che stacca tutti sugli ultimi due, dove si impegnano i migliori, do­ve ci si gioca la vittoria, e soprattutto la classifica?

Dovendo pronunciarmi, io non ho alcun dubbio: scelgo i corridori veri sulle salite vere, che lottano per vittorie vere e classifiche vere. Troppo facile transitare primo in cima al Pordoi al primo giro del Gruppo Sella. Ti lasciano andare, non ti si fila nessuno. Prova invece ad arrivarci quando lì è fissato l’arrivo, con la classifica in ballo.

Non a caso, la storia ci consegna anche leader della montagna come autentiche barzellette. Vere caricature. Senza arrivare agli estremi, come dimenticare i Claveyrolat di altre epoche, corridori anche simpatici e ardimentosi, ma certo non proprio signori delle montagne (ve­re). Restiamo all’ultima corsa di­sponibile, così non passo neppure per bieco tifoso partigiano: mai e poi mai riuscirei a dire che Villella è il miglior scalatore della Vuelta. Con tutto il bene che possiamo volergli, con tutta la fatica che ci ha messo. Sarò cattivo, ma è ora di cambiare la musica. Almeno al Giro, dove tira aria di novità, di crescita, di qualità (sempre che sia vero).

La salita è l’anima dei grandi giri. Soprattutto per il grande giro che più di tutti si vende come corsa più dura del mondo nel paese eccetera eccetera. E allora, almeno qui, bisogna che la classifica della montagna diventi finalmente qualcosa di mol­to serio, di molto attendibile, di molto prestigioso. Se vogliamo distribuire contentini e pat-pat ai modesti, ristrutturiamo le classifiche combattività e persino la ma­glia nera per il peggiore di tutti. Ma le altre maglie, tutte, devono essere una cosa seria, ambita, so­gnata. La rosa lo è di suo, la ciclamino lo è comunque, perché premia il più presente negli ordini d’arrivo, la stessa maglia bianca è magica perché comunque segna a dito il giovane più forte. L’unica ad essere una vera finzione è quella azzurra. Vogliamo continuare con la farsetta?

Giro la domanda, praticamente un accorato appello, allo staff del Giro. Ma soprattutto a Ennio Doris, romantico e sognatore, uomo che vola con la fantasia sulle ali di Coppi, ma che da anni tira fuori (molti) soldi per sponsorizzare una commediola. La maglia pat-pat. Do­vreb­be essere lui a pretendere che il suo marchio vada sulle spalle dell’aquila vera, non di una poiana qualsiasi. Come arrivarci non è compito mio indicarlo, perché non sono buono a inventare regolamenti. A naso mi verrebbe da dire che non andrebbero più punteggiati i cavalcavia e le pseudo salite, che andrebbero ridotti al minimo i punti sulle salite lontane dal traguardo e che andrebbero invece potenziati pesantemente i punti su quelle decisive, solitamente le ultime. Ovviamente sono idee buttate lì: c’è chi con un ordine preciso dall’alto, da Doris e da Cairo, di sicuro può partorire una classifica vera e seria.

Già sento le prefiche in sottofondo con il loro coro di lamenti: e se poi il vincitore è lo stesso che veste la ma­glia rosa? Rispondo: sarebbe perfetto. Negli ultimi anni, il migliore della classifica deve risultare fortissimo anche in montagna. Vo­gliamo forse dire che i Froome e i Nibali non meriterebbero la maglia azzurra di re della montagna, nelle loro cavalcate più trionfali? O davvero qualcuno mi vuo­le convincere che Villella, all’ultima Vuelta, era più forte di Froome sui tornanti dell’alta montagna?

Cristiano Gatti, da tuttoBICI di ottobre
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COMMENTI
Claveyrolat
26 ottobre 2017 09:16 fedaia66
Chiamato l'aquila di Vizile.Quindi il poveretto in salita fermo non era, con questo soprannome, un sospetto puo' venire, no?
Infatti,in salita andava.Non aveva la dote del recupero, ma vanta due vittorie in tappa di montagna al Tour, numerosi piazzamenti nella top ten, tra Alpi e Pirenei, tra cui 3 sull'arrivo dell'Alpe d'Huez, un terzo posto finale al Delfinato, che non e' propriamente un giro del Quatar, piatto e desertico.
Quindi, la sua maglia a pois,vinta nel 1990, non e' per niente scandalosa.
Quanto al suo discorso, ci sono gia'delle maggiorazioni per gli arrivi in salita.Solo che, finche' la Sky, squadra che condiziona da anni le corse a tappe ed il suo andamento,non gliene freghera' a nulla di andare a prendere la fuga da lontano, a vincere saranno sempre gli eroi della prima mattina.
E poi,se lo vede un Nibali lottare per la maglia azzurra, quando e' in corsa per la maglia rosa?od un Froome che orchestra la squadra per vincere il gpm dell'Aspin quando potrebbe portare a Parigi la maglia a Pois?
Suvvia, quello che spendi nei traguardi secondari ed intermedi, potresti non averlo per i traguardi importanti..specie nelle corse a tappe.
O no?

non sono d'acordo
26 ottobre 2017 10:08 matteoc985
Capisco il punto di vista dell'autore, ma... non sono per niente d'accordo.
Innanzitutto, formalmente parlando, mi risulta che si chiami "classifica gpm"
e non "miglior scalatore". se così fosse che la facciano a tempi e non se ne parla piu.
Aggiungo che i punti sin dalle prime salite e l'ambizione di una maglia
alla portata di molti serve a dare spettacolo e combattività alle corse. se poi
a vincerla sarà l'intraprendente Villella (cito lui perchè menzionato dall'autore) anzichè il robot-cannibale Froome, BEN VENGA!!!
In ogni caso, mi risulta che gli ultimi vincitori al Giro siano Landa e Nieve,
non due improvvisati. Se poi vogliamo scavare negli albi d'oro dove, secondo qualcuno, ci sono nomi non all'altezza di quella maglia, credo sia dovuto solamente al fatto che gli unici 4/5 scalatori di alto livello presenti si siano concentrati alla classifica generale. Questo è il punto a mio avviso.

Concordo
26 ottobre 2017 11:29 marchetto
In effetti Claveyrolat no era una scalatore malvagio e fatte le debite proporzioni meritava più lui il titolo di miglior scalatore al Tour che Villella alla Vuelta ... ma sono d'accordo con il Sig. Gatti sul fatt che al giro (coe alla Vuelta) la maglia di miglior scalatore rischia di diventare proprio una magia "pat-pat". In effetti anch'io non so se NIbali lotterebbe per la maglia blu avendo la possibilità di vincere quelal rosa, ma in fono Froome alla Vuelta pur di vicnere la maglia a punti è andato a spintare nell'ultima tappa invece di festeggiare (povero Trentin...) quindi i big alle maglie ci tengono...

Valutazione sacrosanta
26 ottobre 2017 12:40 geo
Una volta c'era la maglia delle regioni (mi pare l'avesse vinta Santambrogio), il premio del primo corridore all'ultimo km (che provocava parecchi problemi di "traffico" di corridori comprimari)......
Certamente una valutazione per aggiornare la competizione necessita, è giusto porsela, anche sul formato delle gare.... La maglia Verde o Blu che sia è un argomento (La vinse anche Oliva, Sutter ecc.), i circuiti finali piacciono tanto perchè il pubblico vede più volte i corridori.
Bisogna innovare, avere coraggio, avvicinare i corridori al pubblico non necessariamente nel senso fisico, ma di competizione che si sente viva, reale, imprevedibile.
Adesso sta andando forte il circuito "Red Hook", corsa vera piena di pubblico giovane.... guardiamoci attorno, poniamoci domande e risposte!

stupore
26 ottobre 2017 14:23 pickett
Possibile che Gatti non sappia che al Tour,già da qualche anno,vengono assegnati + punti ai gpm vicini all'arrivo,proprio per non regalare la maglia a pois a dei poveretti?Ma che lavoro fa?Del tutto fuori luogo e sgradevolissimo il riferimento al povero Claveyrolat.Probabilmente Gatti ignora del tutto il terribile destino di questo ottimo corridore,altrimenti,per un minimo di buon gusto,avrebbe citato un altro esempio.Ce ne sono tanti,mi viene in mente Vallet,lui sì corridore mediocrissimo che si portò a casa la maglia a pois.

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