MONTICHIARI FA ACQUA, IL MOVIMENTO RISCHIA DI COLARE A PICCO

PISTA | 04/10/2017 | 07:14
Niente campionati italiani, e fin qui la cosa può anche essere digerita e medicata in qualche modo. Ma il vero problema è che il ciclismo italiano, che in questi anni ha svolto un grandissimo lavoro per la riqualificazione della pista e della multidisciplinarietà, rischia davvero di restare senza un impianto coperto.

La pista di Montichiari fa acqua, e non è un modo di dire. Dopo neanche dieci anni l’impianto bresciano, simbolo dell’Italia pistaiola che si è rimessa in pista, è drammaticamente in ginocchio. Dal tetto piove acqua. L’impianto, che è di proprietà del Comune, nato inizialmente aperto, fu coperto su sollecitazione dell’allora direttore generale della Federciclismo Silvio Martinello. Il tetto è il vero tallone d’Achille di questa struttura: bastano pochi mesi per veder sorgere immediatamente una serie di criticità importanti, tradotte in infiltrazioni d’acqua che vengono però in un primo momento liquidate come banali problemi di condensa. È chiaro che se il problema viene sottovalutato, lo stesso problema si ripresenta puntuale con maggiore forza, e nonostante le molte sollecitazioni fatte presso l’Amministrazione Comunale, tutto resta fermo.

Tre anni fa il primo vero campanello d’allarme: sospensione dell’attività di una gara internazionale per acqua sulla pista. A marzo di quest’anno l’annullamento dell’ultima giornata della tre sere del Garda, guarda caso sempre per acqua sulla pista. Insomma, anche a Montichiari c’è un lago: in quanto a marketing sono avanti. Il Garda ringrazia. Il ciclismo un po’ meno.

Precipita l’acqua dal tetto, ma precipita anche la situazione, e come accade in queste situazioni, comincia il minuetto delle responsabilità. L’altro giorno in un incontro tecnico che ha visto impegnati il Segretario Generale della Federciclismo Maria Cristina Gabriotti, il vice presidente Michele Gamba, il vice presidente del CRL Fabio Perego, per la commissione impianti FCI l’ing Aldo Galbiati (Vigorelli), William Bozzoni (ASD Energy – in rappresentanza della soc di gestione), il sindaco, il vice sindaco e l’Assessore allo Sport del comune di Montichiari, oltre ai responsabili dell’ufficio tecnico coadiuvati da un consulente esterno, non si è combinato più di tanto. Il meeting non ha prodotto alcun esito positivo, se non la chiara idea che i tempi saranno lunghi, per non dire lunghissimi.

L'amministrazione comunale chiede i soldi alla FCI, la quale a sua volta sostiene di fare già la propria parte in maniera importante rimborsando al Comune le rate del mutuo per la copertura presso l’istituto del Credito Sportivo (di fatto è la stessa FCI a farsi onere in toto della spesa), in cambio di almeno 120 giornate di utilizzo in esclusiva per l’attività degli azzurri. La Federciclismo pare però essersi detta disponibile a fare i passi necessari presso il CONI e il Governo se l’Amministrazione di Montichiari sarà in grado di fornire, in tempi strettissimi, i documenti indispensabili a supporto.

Tra le vere criticità di questo caso c’è quello forse più importante, sollevato dall’ingegner Galbiati, che ha chiesto conto all’Amministrazione Comunale della manutenzione ordinaria che pare non essere mai stata eseguita. Sembra che esista un protocollo che prevede con cadenza di 20, massimo 24 mesi, verifiche per un corretto equilibrio della tensione della copertura, controlli per altro mai effettuati.

Quindi? Quindi siamo messi malissimo. L’ingegnere incaricato dal Comune prospetta tempi biblici per una valutazione completa del danno non prima di febbraio. I più ottimisti parlano di due anni. Costi? Almeno  un milione e 200  mila euro. Ma se i tempi saranno lunghi, il rischio è che anche la pista, come tutte le piste non utilizzate per tanto tempo, debba poi subire lei stessa importanti interventi di manutenzione, esattamente come già successo per il Vigorelli (a proposito, complimenti per quei geni che hanno promosso la riapertura di una struttura superata e anacronistica. Se fosse per me, ai geni degli Amici del Vigorelli, gli farei pagare i conti, ma questo è un altro discorso).

La situazione è drammatica. La Federciclismo pare essere al pari della Energy, che ha preso da pochi mesi il velodromo in gestione, parte lesa. La pista italiana aveva da poco rialzato la testa, era riemersa dopo anni di secca. Ma qui ora c’è l’acqua, e si rischia davvero di colare a picco.

Pier Augusto Stagi
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COMMENTI
D'accordo a parte il Vigorelli
4 ottobre 2017 13:06 geo
Egr. direttore Stagi, è sempre difficile non essere d'accordo con lei: sacrosante le sue tesi tranne che per il Vigorelli: è vero che la pista è anacronistica, lunga, vecchia, scoperta, costosa, ma è la pista di Milano, l'unica. In uno Stato di diritto essa potrebbe tranquillamente convivere con un palazzetto dello sport quale Montichiari o il vecchio Palasport di Milano.
Pedalare su quel parquet è una cosa magica, meravigliosa. Se il Governo Italiano, la Politica, dedicasse più attenzione (e denari) agli sport in generale, non sarebbe uno scandalo se esso venisse messo in condizione di essere usato quotidianamente, non magari per gare ufficiali, ma per allenamenti, esercizi, potenziamenti o propedeutica per l'avviamento allo sport. Milano non è Montichiari, il bacino di utenza è notevole.

Come tutti i paesi Europei
4 ottobre 2017 13:46 pagnonce
Abbiamo talmente tante piste coperte che se una va sott'acqua,non succede niente,importante che i ragazzi in inverno hanno altre piste.Come in tutti i paesi Europei.

4 ottobre 2017 14:48 Lele67
Complimenti a lei per l'acuta osservazione in merito al Vigorelli.
Probabilmente, secondo il suo punto di vista, sarebbe stato meglio consentire il completo abbattimento della pista, da realizzarsi con
i soldi ricevuti dagli oneri di urbanizzazione di City Life, piuttosto
che provvedere al ripristino della stessa, avvenuto utilizzando gli stessi fondi. Da quale soluzione avrebbe tratto maggior beneficio la comunità ciclistica? Probabilmente, sarebbe stato interessante provare ad allenarsi girando sulle scale mobili del previsto centro commerciale anziché sul meraviglioso legno della Val di Fiemme.
Interessante anche osservare come si citi una struttura "anacronistica e superata", all'interno di un articolo relativo ai problemi congeniti di una
struttura moderna e all'avanguardia come Montichiari. Se questa è la modernità, ben venga il recupero del Vigorelli.

PROPOSTA
4 ottobre 2017 20:51 fido113
Io avvierei una sottoscrizione online dove tutti gli appassionati di ciclismo possano contribuire alla manutenzione dell'impianto.
Se aspettiamo interventi da parte delle istituzioni andranno vanificati tutti gli sforzi fatti fino adesso e buttati all'aria i risultati davvero eccezionali degli azzurri. io sono pronto
gianni

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