TUTTOBICI | 23/07/2017 | 07:15 Ho letto un brutto libro, capita. L’ho letto fino in fondo, caspita. Ma anche e soprattutto per vedere fino a che punto si può arrivare. Il titolo è la cosa più bella: «Confessioni di un ciclista mascherato», di Antoine Vayer. Il sottotitolo tutto un programma: «Per la prima volta un ciclista in attività racconta tutta la verità». Basta e avanza per prenderlo dallo scaffale, pagarlo e sedersi in poltrona per darsi alla lettura. Una volta cominciato si percepisce immediatamente che siamo di fronte ad un prodotto povero, che non aggiunge nulla alla narrazione molto dark e pulp del doping nel ciclismo. Una serie impressionante di copia e incolla, di storie già scritte e quindi lette e rilette, una sorta di gigantesco bigino dell’ovvio: autentica fuffa.
GIANO BIFRONTE. Il ciclista mascherato sarebbe ancora in attività. Ha preso parte alle principali corse a tappe, dal Giro al Tour passando per la Vuelta. Ha corso classiche e mondiali, comprese le Olimpiadi. È un atleta di buon livello, anche se “radio gruppo” fa sapere che nella sostanza alle spalle di Vayer non ci sarebbe un corridore, ma potrebbero essercene perlomeno due: una sorta di Giano bifronte. L’impressione che mi ha dato, visto le ovvietà scritte, è che Vayer, allenatore della Festina dal 1995 al 1998 prima, e commentatore di Le Monde e Libération dopo, considerato come uno dei più grandi esperti e conoscitori di cose di doping, questo lavoro potrebbe averlo fatto senza ricorrere all’ausilio di nessuno. Semplicemente ha raccontato quello che già è stato raccontato in questi anni. Quello che lui ha fatto e imparato negli anni. Un insieme impressionante di discorsi da bar e luoghi comuni, messi nero su bianco.
TUTTI A PEZZI. Ne esce un affresco doloroso e ingombrante, a tratti anche fastidioso. Non si salva nessuno, o almeno in pochissimi. Armstrong, Ullrich, Riis, Riccò, Di Luca e via elencando. Nomi e cognomi di corridori rimasti in questi anni impigliati nella rete del doping. Si fa prima a dire chi risparmia: Cadel Evans, Marcel Kittel e John Degenkolb, per fare qualche nome. Per il resto sono solo schiaffi. Al ciclismo francese, arrogante e corrotto. All’Uci, che ha protetto uno degli hold-up principali, Lance Armstrong. E poi ne ha per il ciclismo italiano, per quello spagnolo, olandese e belga, per quello britannico, con la Sky in testa e Bradley Wiggins e Chris Froome sul banco degli imputati che ne escono a pezzi. Non perché Vayer aggiunga qualcosa alla narrazione del ciclismo che batte union jack, ma perché riscrive ciò che è già stato scritto a più riprese. Come la storia di tutte le malattie che il sudafricano bianco avrebbe affrontato, prima di diventare qualcuno. A tale proposito risuonano ben più di un’accusa le parole di Greg Lemond: «Se Froome avesse un simile talento e un motore fisico così prodigioso, lo si sarebbe saputo fin dalla sua più giovane età, non così tardi». Si parla di Michele Ferrari, di sostanze e cure, di farmaci psicotropi e Gh, di microdosi e di Tramadol: nulla di cui, purtroppo, non si conosca la storia e l’esistenza. Un libro povero e tradotto ancora peggio, da chi il ciclismo chiaramente nemmeno sa cosa sia. UNO NESSUNO CENTOMILA. Non si sa chi sia questo corridore, forse due, o forse nessuno. Però esorto il mondo del ciclismo a denunciare Vayer. Sono in tanti a poterlo fare, per la leggerezza con la quale nomina e giudica tutto e tutti senza portare uno straccio di prova, se non per coloro i quali - la maggior parte, in verità - sono stati già giudicati. L’associazione mondiale dei gruppi sportivi, dei corridori, degli organizzatori, i tanti team manager menzionati con assoluta leggerezza, hanno tutti a disposizione un calcio di rigore da tirare. Sarebbe l’unico modo per portare allo scoperto il corridore mascherato, se c’è. Per mettere spalle al muro Vayer, e comprendere in questo modo se le sue storie ricostruite con approssimazione e superficialità hanno un fondamento oppure no. Diversamente un libro brutto diventerebbe quantomeno vero. E non sarebbe bello.
Pier Augusto Stagi, editoriale da tuttoBICI di luglio
Forse nessuno denuncia Vayer perché tutto quello che racconta è verissimo.L'unica cosa poco credibile,riguarda Evans.Non credo affatto che abbia potuto vincere un Tour senza ricorrere agli stessi trattamenti e alle stesse sostanze di tutti gli altri reprobi.Ovviamente Stagi queste cose le sa perfettamente,ma deve far finta di non saperle,fa parte del gioco.
Mah
23 luglio 2017 14:21Ruggero
Ma come si pemette di tirare in ballo i ciclisti itaiani, NOI che negli anni di "piombo" si vinceva quasi tutto, quasi dappertutto e ne siamo usciti candidi come il culetto di un bimbo................
23 luglio 2017 14:35BARRUSCOTTO
ma basta con si pentiti che vogliono giustificarsi condannando altri basta
23 luglio 2017 14:42gianni
Augusto Stagi ha trascritto quello in prosa elegante quello che pensavo. Ora il mondo del ciclismo, nel suo insieme, faccia la denuncia. Non può farne a meno.
saluti
Gianni Cometti
Purtroppo sono verità
23 luglio 2017 16:44runner
Che a Stagione e a tutti noi che amiamo il ciclismo tutto questo faccia male, è vero. Ma non per questo dobbiamo fare gli struzzi o metterci le fette di salame sugli occhi. Se non sono novità quelle di questo libro è perché ormai sono cose risapute. Punto e basta, che ci piaccia o no. Oppure facciamo i finti tonti e crediamo che, ad esempio, per vincere un Tour bastino pane e acqua...
Evans
23 luglio 2017 21:50drinn
Carissimo Pickett
non amo risposndere a questi commenti ma questa volta non ci riesco a non difendere la dignità di un corridore con cui ho condiviso sconfitte e vittorie.
Prima di permetterti di parlare della credibilità di Cadel...lavati la bocca e poi, come per tutti i commentatori, firmati.
Roberto Damiani
24 luglio 2017 14:53limatore
non ho letto il libro e mi rifiuto.
L'analisi del direttore la condivido in pieno.
Questo è l'ennesimo tentativo di fare cassa di un personaggio "trombato" dal mondo ciclistico.
Conosco la sua storia ma non ricordo se lui smise prima dell'affare Festina o smise dopo.
doping
24 luglio 2017 18:48siluro1946
Nessuno si chiede come mai gli atleti elencati dal "signor" Vayer, godono di ottima salute, e non sono nemmeno tanto stanchi, dopo anni di pratiche dopanti? Che sia tutto una bufala? al pari della mucca pazza ed altre pandemie che hanno arricchito alcuni, ed impoverito molti.
per siliro 1946
24 luglio 2017 20:33gianni
Continuo sul pensiero di siluro 1946 riportando un pensiero di Gian Paolo ormezzano: "Armstrong era ammalato di tunore, lo hanno curato con farmaci "proibiti" ed ha vinto 7 Tours. E se facessino la stessa cura anche per gli altri ammalati come lui?". Si tratta di un paradosso, ma invetabile non rifletterci.
saluti
Gianni Cometti
la semplice verità.
24 luglio 2017 23:41pickett
Gli atleti elencati da Vayer stanno bene per il semplice motivo che il doping,praticato con criterio,fa bene.O meglio,attenua i danni della pratica sportiva,che,se praticata a livello agonistico,fa malissimo,perchè spinge l'organismo al limite.Ergo,il buonsenso suggerirebbe i liberalizzare il doping.Tanto,raccontare che il doping procura terribili danni alla salute,non serve a nulla,perchè tra i corridori non ci crede + nessuno.Se mai qualcuno ci aveva creduto...
dice
1 agosto 2019 04:06daniel12
Nel libro dice di aver corso con Jalabert una milano sanremo, è ancora in attività?? nel 2016 si..quindi sui 39 tutti.
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