ADISPRO. GOETZ: RIPARTIAMO DALLE BASI E DAI TECNICI
PROFESSIONISTI | 23/06/2017 | 07:48 Lo storico Giro d’Italia numero cento ha consacrato uno storico vincitore: Tom Dumoulin è il primo olandese di sempre a conquistare la maglia rosa. La corsa ha dato l’opportunità ai direttori sportivi, componenti dell'ADISPRO, di ritrovarsi fianco a fianco per tre settimane. In alcune tappe del Giro era presente anche l’avvocato Davide Goetz, presidente dell’associazione. Queste alcune sue considerazioni dopo la cronometro finale di Milano.
«Secondo me si sono rivelate decisive le due tappe a cronometro e questo mi spinge ad una considerazione legata al movimento del ciclismo italiano in generale. È fondamentale che la Federazione colga questo spunto tecnico per focalizzare l’importanza che può avere un allenamento specifico, e in questo caso si parla di attività su pista, per la preparazione dei professionisti. Questa è una delle cose che si possono fare se si vuole dare una svolta, anche rispetto agli altri paesi, europei e non, che hanno negli anni fatto alcune scelte che si stanno rivelando vincenti. Lo sviluppo della pista aiuta l’atleta anche nelle varie competizioni su strada. Ad esempio, in questo Giro per la prima volta l’Italia non aveva un solo velocista in grado di competere con gli stranieri. Nizzolo, il campione d’Italia è stato sfortunato per via dei problemi fisici, altri non sono riusciti ad emergere. Ci vuole un progetto per sviluppare l’attività su pista e lavorare su specialità di base come la velocità e l’inseguimento che servono per preparare i futuri professionisti al gesto tecnico della volata o della cronometro».
Poi il presidente Goetz entra nei dettagli della corsa rosa, quelli che riguardano anche l’associazione, ovvero direttamente i direttori sportivi. «Tecnicamente abbiamo assistito ad un Giro d’Italia diverso, soprattutto nella conduzione delle varie tappe, che mi ha suscitato un senso di incertezza e curiosità. È stato, secondo me, un Giro durissimo con tappe condotte ad altissima velocità dal gruppo che ha certamente impedito grandi azioni isolate o anche quelle di piccoli gruppetti. Anche le tappe di montagna sono state superate con grandi medie e questo è stato determinante perché ha reso difficile per gli scalatori fare grande distacchi. Il grande livellamento che indubbiamente esiste chiama i direttori sportivi a fare delle considerazioni sul modo di correre che negli ultimi anni è mutato. E di conseguenza i diesse devono operare scelte tattiche diverse, proprio in base al livellamento esistente che richiede altre e nuove chiavi di lettura della corsa».
Ma non tutti pensano che il livellamento sia verso l'alto. C’è chi dice che in verità il ciclismo, come altri sport, ha imboccato la strada nella quale tutti devono saper fare tutto e quindi non ci sono più gli specialisti. Non ci sono più le figure, come ad esempio gli scalatori, che riuscivano a far saltare il banco con scatti secchi ogni volta che la strada iniziava a salire... «Secondo me la questione è che non ci riescono in quanto si va a velocità folli, come ho detto prima, con medie impressionanti. In queste condizioni non è facile infliggere grandi distacchi anche per gli specialisti della montagna».
Alla fine l’Italia ha vinto solo una tappa grazie a Vincenzo Nibali: come esce il nostro ciclismo da questo Giro numero 100, a suo parere? “«Per i corridori italiani una sola soddisfazione, però i direttori sportivi italiani hanno ottenuto più di un riconoscimento. Alla guida di team che sono andati non bene ma benissimo, come la Quick-Step Floors, c'era un diesse del Belpaese. È chiaro che si devono confrontare con scenari tecnici e tattici nuovi, come spiegavo prima, ma è anche sotto gli occhi di tutti la competenza dei nostri direttori sportivi. Prendiamo ad esempio il capolavoro di Cagliari dove Davide Bramati, guida della squadra belga, ha ordinato alla squadra di sfruttare un ventaglio per tagliar fuori gli altri velocisti importanti e conquistare tappa e maglia rosa con Gaviria».
Detto e sottolineato, giustamente, dell’eccellenza italiana in ammiraglia, come ADISPRO si sta muovendo qualcosa? «Abbiamo lasciato che finisse il Giro durante il quale era impossibile ritrovarsi, e tra breve ci sarà un incontro del consiglio direttivo della aassociazione per fare il punto della situazione. Nel frattempo abbiamo deciso di nominare quale responsabile della comunicazione il giornalista Alessandro Tegner: ci serviva un supporto per una maggiore e più incisiva presenza dell’associazione tra i media e i social».
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