FATTA CHIAREZZA (SU VINGE, PELLIZZARI E CICCONE)

E' la giornata mondiale della chiarezza. Se ne sentiva il bisogno, in mezzo a tante chiacchiere, previsioni, supposizioni, illazioni.

A beneficio di chi non si nutre di sola pedivella, farei chiarezza preliminare su questo strano nome della montagna mitologica che ha tenuto tutti nella trepidazione per una settimana: Blockhaus si chiama così, alla tedesca (Casa di Roccia), perchè lì in cima c'è una fortificazione militare costruita nel 1863 per contrastare l’azione dei briganti – pastori e contadini – che si ribellavano all'unificazione, il vocabolo tedesco era eredità militaresca dell'antica dominazione asburgica.

Chiarita la curiosità stile RaiEducational, la chiarezza del Giro. La più evidente è che Vinge vince con puntualità asburgica, confermando d'essere l'unico fenomeno in gara, ma forse più ancora dimostrando che non è qui per fare poche tappe e poi levarsi di torno, come qualche terrapiattista da curare al più presto aveva insinuato. Il danese punta chiaramente a vincere il terzo grande giro per completare la collezione personale, sul Blockhaus incassa la prima rata. Martedì, nella crono in Versilia, prevista la seconda. Quindi, leadership fino a Roma senza sperperare niente in chiave Tour. Tutto piuttosto scontato, lo sapevamo giù da mesi. Se mai, resta in piedi solo la solita “Variabile Garzelli”, che lui usa notte e giorno, “il Giro è lungo, può succedere di tutto”. A chi adora l'equilibrio e la soluzione nell'ultimo chilometro dell'ultima tappa, non resta che questo. Con una mia spassionata avvertenza: se annoiava Pogacar, prepararsi alla noia Vingegaard.

Altra chiarezza: Pellizzari. Il Blockhaus esprime chiaramente la verità meno piacevole, ma neppure così atroce: il nostro puledrino non è attualmente del livello di Vingegaard e di quelli come lui. Si aspettava tantissimo questa prima montagna per capire il senso delle ambizioni e delle dimensioni di Pellizzari capitano, aspirante campione: la sentenza di primo grado è evidente. Restano gli altri gradi di giudizio, prima della Cassazione finale. Al momento, nessuna condanna per aver anche solo pensato - anche solo provato - d'essere un Vingegaard. Per conoscere la verità non restava che un modo: tentare di seguirlo e di stare con lui. Risposta chiara: al momento, è troppo. Più una voglia che un'effettiva possibilità. Con un merito innegabile: non appena lo capisce, in preda al fuorigiri, con gli occhi incrociati, subito prende atto e si mette più tranquillo, modalità realismo, e aspettando Hindley attutisce la musata, anzi uscendone dignitosamente. Ottima idea tentare l'esame, ottima idea provare il 30 e lode, migliore ancora l'idea di accettare il 27 e portarselo a casa.

Infine, la chiarezza in casa Lidl: Ciccone sale benone, comunque meglio di Gee, l'uomo di classifica al quale è stato sacrificato nel modo che sappiamo, secondo decisioni condivise in inverno. Alla fine gli arriva davanti, risultato che vale più come atto dimostrativo che come vero risultato. Dimostrativo de che? Di una nuova, semplicissima realtà: Ciccone è separato in casa e non c'è niente che ancora sia riuscito a recuperarlo. Basse insinuazioni? Gossip macelleria? Non si può proprio dire. Qualcuno altrimenti spieghi questo fatto banalissimo, cioè il Ciccone che quando Gee va in difficoltà (alla prima fiammata dei migliori) non ci pensa nemmeno un attimo di fermarsi ad assisterlo, come previsto su tutti i manuali della buona tattica. Visto che la squadra non ha corso per lui nemmeno un giorno, per salvargli la maglia fino a quassù, il Cicco non corre per la squadra. Evidente. Il matrimonio è in crisi? Piuttosto, abbastanza. Lunedì, nel giorno di riposo, il capo Luca Guercilena piomberà in ritiro. Visto che al momento la squadra non sembra in grado di attaccare, né allo sprint, né in montagna, proverà lui ad attaccare almeno i pezzi. Ma troverà più pendenza che sul Blockhaus.

 

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