H o 81 anni e dunque sono irrevocabilmente sia un vecchio, sia anche un vecchio giornalista sportivo. Ho seguito di tutto, ho scritto e persino prescritto (scritto prima ma anche amollato come un’ordinanza, una prescrizione appunto) a lettori affezionati, ergo mie vittime, di tutto. Con 24 edizioni dei Giochi, estivi e invernali, seguiti giornalisticamente, temo di essere primatista mondiale di giornalismo olimpico, zavorratissimo dalle davvero troppe cose viste e narrate (un articolo non significa liberarsi dall’argomento, ma ulteriormente appesantirsi di esso, visto che lo stesso articolo sedimenta nel tempo). Con 28 Giri d’Italia sento che me ne mancano almeno un’altra diecina. Con 15 Tour de France capisco di essere stato fortunato a imbroccarne di bellissimi. Con 6 campionati del mondo di calcio giuro di non sentire, in materia, bisogno di niente di più. Ho seguito per anni la Formula 1 in giro per il mondo, ho scritto da e di tanti Mondiali ed Europei di atletica, nuoto, sci, basket, ping-pong (massì) e ovviamente (tantissimi) ciclismo. In cinque continenti e in tanti paesucci deliziosi. Sono stato in tutto il mondo ma non in Antartide (però, se è vera la tesi freschissima che si sia trattato della Sardegna, è mia anch’essa), e non ho mai scritto - quasi una conseguenza logica - dello sport del polo, che almeno nel nome richiama la terra dei ghiaccio.
(Fra parentesi: non è la prima volta che qui tratto del mio essere stato di fronte agli eventi sportivi, che mi posiziono davanti o dietro ad essi. Magari a chi mi legge non può fregar di meno, ma trattasi di pensieri mobili, irrequieti, che abbisognano di continuo esame e aggiornamento, e che almeno a parer mio vivono più compiutamente se proposti per una condivisione o anche per una opposizione ad essi).
Proseguo. Mi chiedono, ma anche mi chiedo e casomai chiedo, come dogmaticamente so e partecipo che niente è meglio del reportage sul ciclismo e nel ciclismo niente è meglio del Tour de France. Anche perché preferisco la Parigi-Roubaix sinanco alla Milano-Sanremo. Ne ho già scritto, ma c’è la novità della mia fresca stagione di televisione nazionalpopolare alla Rai per 90° Minuto, nella parte ambitissima e invidiatissima dell’opinionista solennemente sentenzioso, ambizione massima di milioni di italioti calciofili o calciomani: ed è come se vedessi e fossi visto con altre lenti. La domanda sulle gerarchie del mio interesse, sulle classifiche del mio ricordo, dopo la mia stagione calciotelevisiva ha assunto nei miei riguardi una particolare intensità, comunque sia nata e comunque arrivi a me. Ho persino - confesso - cercato la risposta sboccata, quasi trucida: alla fine del Tour e al ritorno a Parigi dalla Roubaix mi ha aspettato per tanti anni una città che mi offriva ristoranti sublimi e notti hard, mentre il Giro d’Italia mi offriva il ritorno rapido da Milano alla mia calma e arciconosciuta Torino, la Milano-Sanremo il caos sicuro della città dei fiori,un casinò comunque infido e un ritorno notturno autoingorgato.
Ma non è così. E allora tento spiegazioncelle varie. Io ho amato il Tour per il suo “durante”, non per il suo “dopo”. Idem della Parigi-Roubaix, che non fa un centimetro di Belgio ma che è corsa belga come poche altre, di quelle in cui anche la birra schiumeggia ciclismo, salvo rifarsi tutta francese al di là delle pedalate. Potrei ancorarmi a tanti episodietti per dire di questo amore, e provo a fare uno slalom veloce nella memoria anche futile: la scoperta dell’assenzio in uno sconfinamento spagnolo del Tour sui Pirenei, le ostriche di La Rochelle con Antoine Blondin che scriveva cosine gialle per l’Equipe e adesso viene resuscitato come un grande assoluto della letteratura francese, il protomarocchino che a Tolosa la caldissima vendeva, nel dopotappa, tappeti di bar in bar, chiedendo mettiamo 500 franchi per un bell’esemplare, trovava il giornalista francese che gli diceva di fare un giro per la città (era sera) e tornare lì e lui 200 franchi glieli avrebbe dati comunque e allora il protomarocchino vittorioso diceva “pas question, monsieur, perché dovrei fare il giro della città?, mi dia subito i 200 franchi ed eccole il tappeto”. E a Parigi l’hard-show del Concert Mayol con Bettina Uranium (nome d’arte, ma va?) parzialissimamente occultata solo da una conchiglia cache-sèxe, e Rosy Fumetto che tutta nuda al Crazy Horse ricordava Torino e Bologna le sue due città. E di ritorno in autostrada da Roubaix la sosta canonica ad Arras, in un ristorante che ci aspettava e conservava e restituiva a fine cena i nostri cappotti da quella volta che un giornalista italiano bevutello per sbaglio era andato a Parigi con l’impermeabile di un avventore, privato di tutto ma proprio tutto, chiavi di casa e dell’auto e documenti assortiti e persino un accendino.
Piccole cose, impressioni personali, devozione eccessiva alla Francia, soggezione nei riguardi della Francia, nazionalmasochismo, sputacchiamento nel piatto dove più si mangia, demenza senile con sfaccettature porno, fatti miei vergognosamente ammollati approfittando di un certo veicolo, cioè questa pubblicazione? Forse, ma cosa ci posso fare? Anzi: perché mai ci dovrei fare qualcosa?
Jonas Vingegaard sarà di nuovo al via della Parigi-Nizza (8-15 marzo). In un post pubblicato sui social, la sua squadra, la Visma-Lease a bike, ha confermato la partecipazione del danese all'84a edizione della Race to the Sun. «Sono entusiasta di...
30 anni di Mapei Sport: viaggio nelle esperienze sportive del centro ricerche tra passato, presente e futuro. Questo è il titolo del prossimo convegno del Centro Ricerche Mapei Sport di Olgiate Olona (Varese) che quest'anno festeggia 30 anni di attività con una...
Non sono buone notizie quelle emerse dagli accertamenti a cui Warren Barguil si è sottoposto in queste ore in seguito alla caduta che ha posto prematuramente fine al suo Tour des Alpes-Maritimes. Al trentaquatrenne transalpino, ieri al terzo impegno...
Sette giorni dopo Santa Vall by the Traka che, nei dintorni di Girona, ha dato il la al programma 2026 delle Gravel Earth Series, anche le Gravelking UCI Gravel World Series hanno fatto tappa in Spagna per il primo...
La gamma Proxim di Prologo, quella che per intenderci è dedicata alle e-bike, accoglie oggi Altius, la nuova sella confortevole e dal profilo innovativo che garantisce un supporto sempre ideale su ogni terreno. La sua versatilità e il comfort che...
Anno 2026, si festeggia il ritorno del Giro di Sardegna. La stella del Sardegna torna a risplendere grazie alla determinata volontà di Lega Ciclismo Professionistico e Gruppo Sportivo Emilia (organizzazione tecnica) supportate dalle autorità dell’isola. Nel glorioso albo d’oro del...
Con il tris calato da Jonathan Milan sul traguardo di Abu Dhabi Breakwater e Isaac del Toro primo davanti ad Antonio Tiberi nella classifica generale a tempo, ieri è calato il sipario sull’UAE Tour 2026. Di bici e competizioni ciclistiche...
Paul Seixas è senza dubbio il futuro del ciclismo francese. Nato a Lione il 24 settembre del 2006, è diventato professionista lo scorso anno con la Decathlon – AG2R la Mondiale, dopo aver passato due anni nella squadra di sviluppo...
La nazionale etiope al Tour du Rwanda ha un selezionatore di appena 22 anni, che nel 2025 era a Kigali in veste di corridore. Si chiama Kiya Rogora, ha gareggiato anche in Toscana, alla Maltinti Lampadari, e dallo scorso autunno...
Il casco disincentiva l’uso della bicicletta. Non è una priorità. Per alcuni è anche un’azione di distrazione di massa: imporre l’obbligo del casco per poi non fare più nulla, per non affrontare più il problema. In questi giorni, in queste...