Mi piacerebbe indire un referendum popolare per un pronunciamento sul seguente quesito: parlando di praticanti, di seguito, di popolarità, di tradizione, che differenza passa in Italia tra il ciclismo e - per esempio - le arti marziali, tra il ciclismo e la scherma? Metterei poi alcune risposte possibili: il ciclismo pesa e vale il doppio, il triplo, il quadruplo delle discipline confrontate. Prego barrare la casella ritenuta equa.
Ovviamente non ho elementi di controprova per dire come finirebbe. Sono però sicuro di una cosa: nessuno si sognerebbe mai di dire che il ciclismo vale come le arti marziali e la scherma, sempre per restare agli esempi. Credo davvero che qualunque italiano dotato di discreto Q.I. non direbbe mai una cosa simile, basandosi sulla sua sola percezione dei fenomeni. Eppure, tutti noi italiani medi siamo completamente fuori strada: a livello istituzionale, là dove di studia e si decide, il ciclismo vale quanto arti marziali e scherma. La prova più evidente e più tangibile risiede come sempre nel valore espresso in soldoni: stando all’ultima ripartizione dei finanziamenti Coni, rimasti uguali all’anno prima, nel 2016 la federazione ciclistica italiana riceverà 4.587.062 euro, 4.392.825 ne riceveranno le arti marziali e 4.376.983 la scherma. Pochi spiccioli di differenza che non spostano di un millimetro la sostanza. Per il governo italiano dello sport, il ciclismo vale esattamente uno sport minore, molto minore. Praticamente marginale.
Non facciamo il solito vittimismo, dirà qualcuno. Non facciamo però neppure i babbei, dirò io. C’è davvero qualcosa che non torna, qualcosa che stride, qualcosa che va controsenso e contro la logica, in queste cifre. Certo nella spartizione della torta il calcio si prende un fettone enorme, benchè ridotto del 40 per cento rispetto agli anni precedenti: prima 62.541.720, ora 37.553.754. E fin qui tutto sommato nessuno scandalo, perché è noto come il calcio sia comunque anche lo sport con maggiori entrate. Ma è tutto il resto, dannazione, che grida vendetta. In proporzione, se al povero ciclismo diamo quattro milioni e mezzo, non esiste che la federazione di squash porti a casa 569mila euro. Che la motonautica, notoriamente sport di massa, incassi 1.224.111 di denaro pubblico. Così come il pentathlon (1.510.127), o il tiro con l’arco (1.902.869), o il badminton (1.465.435) o il tiro a volo (3.006.401!) e il tiro a segno (2.148.546). Come no, tutti quanti conosciamo bene la situazione italiana, la domenica facciamo fatica a muoverci per gli spostamenti biblici dei praticanti di badminton e di hockey su prato (1.722.659).
Sinceramente non conosco alla virgola i criteri di calcolo. Altrettanto sinceramente non li voglio conoscere così bene: temo che magari, alla fine, con i soliti meccanismi ipertecnici, mi dimostrino per sfinimento la perfezione del bilancino. Senza conoscere i meccanismi fino in fondo, è noto però ad esempio il peso degli allori olimpici, e su questo avrei moltissimo da ridire, perché non esiste che facciamo una testa così agli atleti perché stiano lontani dal doping e poi li consideriamo solo in termini di medaglie. È una schizofrenia terrificante. Ma al di là di questo, resta amarissima la sensazione che ancora una volta il ciclismo non sia comunque considerato per come e quanto merita. Questo non significa lanciare la guerra tra disperati con altre discipline. Tutti vorremmo che scherma e badminton portassero a casa montagne di soldi, ci mancherebbe, sempre viva lo sport, tutto lo sport, però dobbiamo dirlo a voce alta: basta con questa idea che il ciclismo sia uno sport minore, magari per minorati. Il ciclismo soffre certamente a livello professionistico, ma ha una vitalità fenomenale a livello popolare, come pratica capillare e come seguito appassionato. Solo una domanda: vale ancora qualcosa, la passione popolare, oppure ormai i calcoli si fanno solo con gli algoritmi del ritorno finanziario e dell’influenza politica? Se così è, diciamolo: bridge forever.
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