Diciamoci la verità, senza inutili ipocrisie, noi del dannato mondo ciclistico: la storia del doping in casa Schwazer-Kostner, due cuori e una provetta, ci appassiona parecchio. Sincerità per sincerità: in un modo un po’ perverso, ci provoca persino una specie di piacevole consolazione.
Dicono i saggi dell’antichità che è dell’uomo forte riconoscere le proprie debolezze. E allora riconosciamole tranquillamente, sperando di essere uomini forti. Personalmente, devo proprio ammetterlo: la novela dei due piccioncini delle nevi mi diverte. Ma non tanto perché mi piaccia godere delle sventure altrui: fino a quei punti di abiezione non mi spingo. Non riesco a infierire sui disgraziati. Il livello di divertimento non è legato ai guai e alle angosce che stanno rovinando il clima in quella casa dei sogni, la casa dei suadenti spot tutti montagna, amore e pulizia, quanto agli imbarazzi e ai finti stupori che stanno turbando il mondo dello sport olimpico italiano.
Finora, alla bella gente cresciuta a pane e De Coubertin, faceva un gran gioco raccontarsi che gli sporcaccioni e i farabutti stavano tutti in bicicletta. Loro duri e puri, il ciclismo losco e truffaldino. Inutile tirarla in lungo: sul ciclismo non avevano neanche torto, ma era sul dogma della castità nelle altre discipline che chiaramente ciurlavano nel manico. Poi il terremoto alla vigilia dei Giochi di Londra, con la bella faccia del ragazzone d’alta montagna che improvvisamente si sporca di Epo. E lei, la fidanzatina? La fidanzata di Schwazer e la fidanzata d’Italia? Tanto leggiadra, candida come giglio, il più bel visino e il più bel vitino dello sport azzurro, improvvisamente raccontata come povera gioia finita nel baratro di un compagno imbroglione. All’inizio, più avvincente di una fiction: lui a tramare cose turche con Michele Ferrari, il satana di tutti gli scandali, lei poverina all’oscuro, vittima ignara, innamoratissima e romanticissima nella casetta delle cose belle, delle medaglie preziose e dei valori veri. Alla faccia dei valori. Messa mano a quelli ematici, un cataclisma.
Non lo dico per malvagità congenita: già dal primo attimo, non mi sono mai bevuto questo film di lui mascalzone e baro che vive dentro la stessa casa, facendo di tutto, a totale insaputa dell’ingenua compagna. Carolina all’oscuro? Ma per favore. Sarà che noialtri in questi venti anni ci siamo fatti un immane master su modalità e messinscene del doping, su recite e complicità, ma l’idea che davvero una convivente possa risultare completamente estranea e ignara è francamente fuori da ogni limite. Possiamo essere benevoli e creduloni, ma questa mi sembra davvero eccessiva. Difatti.
Difatti l’inchiesta della Procura di Bolzano, cui poi ha fatto riferimento quella del Coni, squarcia il velo sulla favoletta sud-tirolese. La cara Carolina, tanto cara e tanto ingenua, finisce sotto accusa per complicità e omessa denuncia. Altro che ignara e vittima: deve difendersi e spiegare perché mai abbia coperto - a dir poco - il cmpagno.
Lasciandola alla nuova fatica di rifarsi una verginità a livello pubblico, augurandole le migliori fortune, noi possiamo tranquillamente avvertire lei e i suoi cantori che comprendiamo bene il dramma, avendolo più e più volte sperimentato in vent’anni d’inferno. Diciamo però nel contempo che proprio in questa interminabile odissea abbiamo imparato bene che le favolette stanno a zero. Niente duri e puri, niente isole felici, niente casette di montagna al di fuori e al di sopra delle miserie umane. Il male non sta tutto nel ciclismo, il bene non sta tutto fuori, negli sport e negli spot poetici dell’olimpismo idealizzato. Per quanto ci riguarda, adesso stiamo un po’ noi alla finestra. Vediamo come se la cavano, vediamo cosa raccontano. Se trovano choccante e faticoso muoversi tra le macerie, chiedano pure. Siamo sempre qui, pronti a spiegare che dalle macerie non se ne esce più.
Si chiude con un'analisi tecnica e un appello collettivo sulla sicurezza in gara la nostra intervista telefonica post-Bulgaria a Maurizio Mazzoleni, sport manager della XDS Astana: prima dell'argomento cadute, abbiamo fatto una panoramica completa sulla formazione del team al Giro...
Doppio caso di doping nel mondo dei cicloamatori italiani. Il 38enne campano Felice Giangregorio (Team Giannini) e il 37enne siciliano Bartolomeo Campailla (Nuova Avir) sono stati sospesi la scorsa settimana dal Tribunale Nazionale Antidoping per essere risultati positivi all'EPO in controlli...
Il Memorial Alberto Coffani si prepara a tagliare il traguardo delle ventiquattro edizioni. La corsa intitolata al dirigente mantovano molto attivo sul territorio ed a livello regionale nella promozione e valorizzazione dello sport e del ciclismo, si disputerà domenica 17...
Stelvio e Gavia, quanto ci mancate. Al Muro di Ca’ del Poggio, il compito di attenuare il rimpianto. L'altra sera, a San Pietro di Feletto (TV), dove giovedì 28 maggio transiterà la diciottesima tappa del Giro d’Italia numero 109, si è...
Per il secondo anno consecutivo Monica Trinca Colonel è entrata nella top-10 della Vuelta España Femenina 2026 confermandosi la miglior italiana nel primo grande giro della stagione. La valtellinese della Liv AlUla Jayco, settima classificata alla fine dell’impegnativa settimana agonistica...
Il sorriso di Jonathan Milan non è mancato nemmeno dopo una giornata complicata, di quelle in cui le speranze dei velocisti si infrangono lungo una salita troppo dura per consentire una volata di gruppo. Sulla salita di Cuzzo Tunno, il...
Jonathan Narvaez è tornato a ruggire al Giro d’Italia. L’ecuadoriano della UAE Team Emirates-XRG ieri ha conquistato la quarta tappa con uno scatto secco, feroce, quasi istintivo, confermando di essere uno dei corridori più esplosivi del gruppo. Ma dietro questa...
Traguardo “speciale” sabato prossimo 16 maggio per il Gran Premio Città di Pontedera, la gara nazionale per dilettanti élite e under 23. Sarà infatti l’edizione del decennale per la corsa organizzata dalla U.S. Juventus Lari sotto la guida del presidente...
Jhonatan NARVAEZ. 10 e lode. Matxin ce l’aveva detto questa mattina: «Non dobbiamo perderci d’animo, abbiamo l’obbligo di trasformare le negatività in opportunità». Detto, fatto. Jan Christen prova il colpo da finisseur a 1500 metri dal traguardo, prova il colpo...
E' già un altro ragionare. Il Giro rialza la testa e con un bellissimo finale consegna la maglia rosa a Ciccone, nome adeguato al prestigio, non perchè sia italiano (via, non siamo così meschini), ma perchè è comunque un signor...