Editoriale
TRIBUNALI ANTIGUI. Il caso Armstrong prima, quello di Alex Schwazer adesso. In mezzo sempre lui, il famigerato «dottor Mito», alias Michele Ferrari, anello di congiunzione di questi due grandi scandali, il primo che ha fatto tremare il mondo, il secondo che sta facendo tremare i palazzi più aristocratici dello sport italiano. Due casi che sembrano distinti ma sono uguali. La corruttela che si cela nemmeno tanto nascosta nelle stanze dei potentati dello sport, che dovrebbero controllare, e invece controllano che tutto proceda secondo i propri interessi e piani. Ai tempi di Armstrong l’Uci chiudeva tutto, non solo gli occhi pur di splendere di luce riflessa nelle imprese del texano. Il Coni - dalle indagini condotte in questo ultimo anno e mezzo - sembra abbia fatto altrettanto, consentendo che il marciatore altoatesino si gonfiasse i muscoli e loro il petto. Non è la prima volta e non sarà nemmeno l’ultima. Lo scandalo dell’Acquacetosa chiuso con tanto di sigilli dalla magistratura negli anni Novanta perché i boccettini di urina dei calciatori nemmeno venivano aperti è oramai storia nota, così come le dimissioni dell’allora presidente del Coni Mario Pescante.
In questi mesi, in queste settimane e anche in questi giorni abbiamo letto e leggiamo di storie raccapriccianti e accuse pesanti. Per gli inquirenti che stanno indagando l’apparato antidoping messo in piedi dal Coni - sostengono i carabinieri del Ros e del Nas - nei sei mesi prima dei Giochi 2012 fu soltanto «una questione di facciata», tanto che «non furono disposti controlli nei confronti della totalità o quasi dei propri atleti di punta candidati alle medaglie». Nessuno dei 292 partecipanti alla spedizione azzurra, tornata da Londra con 8 ori e altre 20 medaglie, fu sottoposto veramente al rigido protocollo ordinato dalla Wada, l’Agenzia antidoping mondiale. «Il sistema italiano - si legge nell’informativa di 406 pagine agli atti dell’inchiesta di Bolzano - è stato ridotto a una totale messinscena», degradato a «rituale amichevole, privo di sanzioni». Ma questo durissimo j’accuse allo sport tutto, non solo al mondo dell’atletica, dice anche che le ispezioni antidoping per i professionisti di alto livello, gestite dall’Agenzia Coni-Nado, godono di una indipendenza solo formale. Anzi, nella sostanza - secondo gli investigatori - sono «promanazione diretta del Comitato Olimpico», con il quale condivide anche gli uffici al Foro Italico. Dettaglio che assume, dunque, i contorni di un enorme quanto imbarazzante conflitto d’interessi.
E proprio mentre in Italia si sta consumando questo ennesimo scandalo che scuote il sistema dello sport italiano e mette sul banco degli imputati la politica sportiva del nostro Paese - con l’accusa nemmeno tanto velata di «doping di Stato» - il Comitato Direttivo dell’Uci ha deciso di varare il proprio Tribunale Antidoping, che si occuperà dei casi di atleti di livello internazionale, sostituendosi in questo alle singole Federazioni nazionali.
Il Tribunale sarà formato da giudici esperti in antidoping, totalmente indipendenti dall’Uci e garantirà agli sportivi di alto livello una proceduta efficace e un calendario giudiziario breve e chiaro. Dopo un periodo di consultazioni con le singole Federazioni, il Tribunale dovrebbe diventare operativo già dal prossimo anno. Brian Cookson ne ha dato la notizia con fumisterie gergali, io qualche preoccupazione su questa struttura nata per abbreviare i tempi ma che è eccessivamente contigua al palazzo, ce l’ho. E vista la storia dello sport di questi anni, non penso di essere gratuitamente icastico.

SO COSA SCEGLIERE. Si sono appena spenti i fuochi del mondiale, ma risuonano ancora i commenti che hanno i toni della disfatta. Del Mondiale di Ponferrada ne parliamo abbondantemente in questo numero di tuttoBICI, disquisendo con il ct Cassani e raccogliendo pareri importanti, come quello di Roberto Bressan, “talent-scout” di Alessandro De Marchi, quest’ultimo uno dei volti più belli della stagione ciclistica italiana che volge a conclusione. I toni usati sono quelli della debacle più totalòe: non vinciamo il mondiale dal 2008 con Ballan; non vinciamo una Classica con la «C» maiuscola sempre dal 2008 grazie a Damiano Cunego che si impose nel Lombardia. Non abbiamo corridori per le corse di un giorno. Siamo ridotti così, dobbiamo farcene una ragione… Ma un conto è prendere atto di una situazione difficile nelle corse di un giorno e un altro è fare di tutta l’erba un fascio e mettere in discussione tutto il movimento ciclistico di casa nostra. Dopo la prova iridata di Ponferrada, alcuni opinionisti del pedale hanno dato in pasto i loro pensieri usando questo tono. A questi, però, molto sommessamente ricordo che quest’anno abbiamo vinto il Tour de France con Nibali – uno dei più grandi cacciatori di Grandi Giri di tutti i tempi -, e abbiamo assistito alla nascita e alla consacrazione di un certo Fabio Aru. È vero, nelle corse di un giorno ci manca qualcosa, ma nelle corse a tappe, quelle che veramente vanno a toccare e ad incidere nel profondo i cuori degli appassionati, siamo assolutamente al top. E io - tra una classica e un Grande Giro - non avrei dubbi su cosa scegliere.
Pier Augusto Stagi
Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
La stagione della UAE Emirates XRG è iniziata sì all'insegna delle vittorie - con Jay Vine che ha conquistato il titolo nazionale a cronometro e il Tour Down Under con una tappa - ma soprattutto della sfortuna. In Australia il...


Dopo la conclusione della Coppa del Mondo, i riflettori del ciclocross si spostano sui Campionati del Mondo, in programma ad Hulst, nei Paesi Bassi, dal 30 gennaio al 1° febbraio. La trentunesima edizione della rassegna iridata assegnerà sette titoli nelle...


Il Tour Down Under vinto da Jay Vine ha aperto il calendario World Tour del 2026. Il trentenne australiano ha concesso il bis a tre anni di distanza dal trionfo ottenuto nel 2023 ed è diventato uno dei sei ciclisti...


Brillano i colori azzurri nella quarta tappa del Tour of Sharjah. Sul traguardo di Al Suhub Mountain, unico arrivo in salita della breve corsa emiratina, Matteo Fabbro (Solution Tech NIPPO Rali) ha infatti superato allo sprint il vincitore della...


Una situazione monitorata minuto per minuto, quella del rischio di incendi in Australia, e gli organizzatori delle corse ciclistiche stanno collaborando con le autorità per evitare qualsiasi rischio per corridori, staff e pubblico. Dopo la tappa regina del Santos Tour...


La Coppa del Mondo di ciclocross si è conclusa e Mathieu van der Poel, vincendo 8 gare su 12, ha conquistato anche questo ennesimo successo. L’olandese ieri ha raggiunto anche un altro primato: ha battuto il record di vittorie di...


Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, che dal 2005 l'Onu ha istituito per commemorare le vittime dell'Olocausto e della persecuzione nazista. Per noi è l'occasione per ricordare, ancora una volta, Gino Bartali. Era l’autista di Gino Bartali. “Ma...


Dopo la tappa di sabato a  Maasmechelen, ieri la gara a Hoogerheide ha chiuso la trentatreesima edizione della Coppa del Mondo di ciclocross. La vittoria è andata nuovamente a Mathieu van der Poel, che ha corso e vinto 8 delle...


Dopo il grande entusiasmo delle passate edizioni,   il Team Bosco Orsago, in collaborazione con l’associazione Pro Ponte, ha perfettamente allestito il 33° Ciclocross del Meschio – 3° Memorial Daniele De Re a Ponte della Muda, frazione del comune di...


Dylan Groenewegen (Unibet Rose Rockets) ha vinto il Gran Premi València, la corsa per velocisti (partenza da La Nucia e arrivo nel capoluogo regionale per 199, 5 chilometri totali) che chiude il trittico di semiclassiche spagnole d'inizio stagione. Sui saliscendi...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024