Gatti & Misfatti
NIENTE SARA' PIU' COME PRIMA

di Cristiano Gatti

O ddio, fermate il mondo, vorrei capirci qualcosa. Il ciclismo sembrava bloccato da anni nel suo immobilismo, interrotto saltuariamente da qualche scandalo più o meno rilevante, talmente ri­petitivo però da risultare co­mun­que noiosa routine. Poi, improvvisamente, pochi giorni per sconvolgere tutto quanto. E adesso che ci prepariamo alla nuova stagione, ci accorgiamo che niente sarà più come prima.

Bombardati come siamo, rischiamo di non co­gliere il fil rouge che unisce gli avvenimenti. Provo per questo a rimettere un po’ di ordine, restituendo al caos un senso compiuto. Punto primo: ai vertici dell’Uci non abbiamo più l’ineffabile McQuaid. La novità delle ultime elezioni è pesante. Se ne va l’uomo delle in­novazioni stravaganti e delle ambiguità evidenti (caso Arm­strong, conflitti d’interesse da chiarire). C’è da aspettarsi una rivoluzione, adesso? Io non so che cosa dobbiamo aspettarci. Posso eventualmente dire soltanto cosa chiederei io, se mai qualcuno mi chiedesse di esprimere semplici desideri. Non so­no niente di che, però li ho ben chiari in testa. Mi piacerebbe che la mondializzazione non significasse appiattimento generale, soprattutto nei punteggi: vorrei che il Tour tornasse a con­tare un po’ più del Giro, il Giro un po’ più della Vuelta, cer­to, ma tutti e tre molto più dei girini e dei giretti nati in tut­to il mondo, vorrei che le cinque classiche monumento assegnassero punteggi enormemente più alti delle classiche in Sri Lanka. In tema di doping, vorrei che i controlli li eseguisse un organismo terzo, che quelli a sorpresa fossero davvero una sorpresa, e che chi ci la­scia la zampa sia destinato in automatico alla radiazione. Vor­rei poi che il World Tour non fosse un Rotary chiuso, ma una specie di serie A dove i me­riti sportivi portino a scudetto, retrocessioni e promozioni dal­le categorie più basse. Vorrei che un corridore turco o somalo non diventasse più importante di uno spagnolo o di un italiano per il solo fatto che corre da solo e fa molti punti. Vorrei al­tre cose, ma non vorrei nemme­no farla troppo lunga. La speranza è che il nuovo in arrivo sia disposto ad ascoltare, a du­bitare, a mettersi in gioco: ba­sta, davvero basta con questi satrapi che credono sempre di avere la verità in tasca. In una. Nell’altra contano i soldi.

Niente sarà più come pri­ma nemmeno in Rai. Lì le certezze sono solitamente granitiche e inamovibili, ma evidentemente quando cambia il vento politico cambiano anche le facce (mai sperare che a imporre cambiamenti siano il valore e i meriti). E comunque: il nuovo che avanza potrebbe essere Alessandro Fa­bretti, già noto per il suo impegno nel ciclismo, nonostante la sua prima passione resti il tennis (questo sport però gli è servito più che altro per la storica gaffe nella finale femminile del Roland Garros, anno 2011: du­rante una delle fasi più concitate del gioco, Fabretti fece una ci­tazione classica per incitare l’italiana: “Panta Rei, cogli l’attimo Francesca”. Buona l’intenzione, disastroso il risultato: Panta rei in greco significa tutto scorre (ultimamente l’ho trovato scritto sulla porta del bagno di un ristorante, tu pensa i tempi). Forse Fabretti voleva dire Carpe Diem, cogli il giorno, cogli l’attimo, ma quella volta lo slancio classico non gli venne benissimo. In ogni caso, se gli tocca, Fabretti ora è atteso all’esame di maturità (tranquillo, non al liceo): da spalla deve diventare primadonna. Il passaggio non è semplice, perché non bastano le do­ti professionali, che lui ha, ma serve anche la personalità per tenere a bada quella specie di girone dantesco - dei vanitosi - che è casa Rai. Ce la farà? Fac­cia­mo tutti il tifo per lui, te­nendolo però nel mirino. Sotto osservazione. Certo ha una stre­pitosa opportunità per cambiare trasmissioni e volti. Io gli auguro - a lui o a chi per lui - solo di trovare finalmente il modo di puntare sulla qualità, dopo anni di bassa quantità. Se ce la fa, monumento in portineria. Se invece sarà lui a farsi cambiare dagli altri, andrà anonimamente anch’egli ad allungare la lunga lista dei fallimenti che l’hanno preceduto.

Infine, niente sarà più co­me prima persino al Giro d’Italia. Sospesi tutti i vertici per il noto scandalo dei sol­di spariti, non sarà più Ac­qua­ro­ne il patron. Mi sono già espresso, lo ribadisco: fatico a considerarlo un ladro, fatico moltissimo. Per questo gli au­guro di dimostrare la sua innocenza, così da farsi ritrovare puntuale alla partenza da Dublino. Nel ciclismo sconvolto del 2014, dove niente sarà più lo stesso, questa sarebbe l’unica conferma gradita.
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