Fatico a comprendere quanto è stato disposto il 9 ottobre scorso dal Presidente della Commissione Tutela della Salute della FCI, dottor Luigi Simonetto. Temo di non intercettarne il fine: far risparmiare le piccole società? Elargire l’ennesimo schiaffone ai medici dello sport? Attendo delucidazioni in merito e soprattutto aspetto fiducioso che sia la storia a chiarirmi e a chiarirci le idee. In ogni caso, con poche righe Simonetto ha comunicato a tutti i medici iscritti al ruolo della Federciclismo che il Consiglio Federale in data 28 settembre aveva approvato le nuove Norme sulle Tutela della Salute per la stagione 2014 da lui proposte e invitava i medici a prenderne conoscenza scaricando il documento dal sito della CTS.
La cosa buffa è che in un solo colpo le nuove norme 2014 gettano nel cestino il famigerato software bc.k che da febbraio ad agosto di quest’anno ha letteralmente reso insonni le notti di 57 medici, accusati di negligenza e non solo, e per questo costretti a percorrere dolorosi ambiti giudiziari intricati e mai chiariti (la Cadf della FCI non ha ancora pubblicato la sentenza del procedimento a carico dei medici nonostante le mille richieste degli avvocati). Insomma, i medici sono stati messi alla gogna per non aver aggiornato con rigore e puntualità il format informatico, che secondo tanti medici era anche fallace, e ora dopo averli umiliati in pubblica piazza, cancellano bellamente tutto con un sol colpo di spugna: basta software bc.k, basta Bestsoft, la società che lo aveva prodotto. La stessa società - è bene ricordarlo - che beneficiò del mitico finanziamento di 1.200.000 euro di soldi pubblici di cui ho già parlato sul numero di luglio; un progetto di cui non si conoscono i risultati e che vedeva la Bestsoft beneficiaria del finanziamento insieme al San Raffaele e al suddetto Centro di Medicina dello Sport (Cemef) chiuso a fine luglio e che compare ancora tra i Centri accreditati dalla FCI. Di questo laboratorio scrive il 21 agosto scorso Repubblica: «La decisione di avviare l’ambulatorio - dove venivano condotti studi sul metabolismo e su come cambia grazie all’attività fisica - risale alla vecchia gestione Monte Tabor, quella che a fine 2011 aveva portato l’ospedale sull’orlo del crac. Una struttura, il Cemef, ben poco redditizia: a fronte di un fatturato di circa 30 mila euro, i costi di gestione dell’ambulatorio (aperto una volta alla settimana) erano dieci volte tanto».
Tornando alla questione dei medici, messi alla gogna e mazziati senza ritegno con provvedimenti disciplinari, non è solo il software bc.k a finire nel cestino con le nuove norme. Finisce nel cestino anche tutto l’impianto della tutela della salute del ciclismo giovanile italiano, quell’impianto che aveva voluto uno tra i più grandi ricercatori nell’ambito della fisiologia dello sport e della Medicina dello Sport in genere, il Professor Marcello Faina, venuto a mancare prematuramente nell’inverno di un anno fa.
Dal dicembre 2012 e, quindi, a partire dal 1 gennaio di quest’anno la Federciclismo aveva deciso di togliere l’obbligo della figura del medico sociale per tutte le squadre che svolgevano attività nelle categorie Juniores, sia maschi che femmine. Ora, con le nuove norme, il dottor Simonetto - lui stesso specialista in Medicina dello Sport -, ha chiesto ed ottenuto dal Consiglio Federale di poter operare un altro colpo di spugna: via l’obbligatorietà del medico sociale anche per tutti i dilettanti maschi e femmine delle categorie Under 23 ed Elite. Gli unici atleti che, secondo le nuove norme, si troveranno ancora obbligati a segnalare un medico di fiducia saranno coloro tra tutti i dilettanti maschi e femmine Juniores, Under 23 ed Elite (in totale circa 3.500) che risulteranno inseriti nella lista Ranking della FCI che attualmente ne annovera non più di 500. Gli atleti inseriti nella lista ranking dovranno personalmente, come singoli atleti (le società è bene ripeterlo, non hanno più alcun obbligo), segnalare alla CTS della FCI un medico di fiducia personale. Solo per gli atleti professionisti le nuove norme lasciano nella sostanza tutto invariato, visto e considerato che è “protetto” dalle prerogative della Legge 91 del 1995 sullo sport professionistico.
Insomma, grazie ai professionisti, forse, tutti questi cambiamenti saranno meno visibili. Perché, come spiegano molto chiaramente in questo numero della rivista Rossella Di Leo e Luciano Rui al nostro Paolo Broggi, se vuoi che un atleta passi al professionismo è necessario che fornisca al team tutta una serie di documentazioni garantite da medici qualificati e non generici o di fiducia che determinati esami nemmeno possono prescriverli.
Un’ultima cosa: dopo mesi di polemiche e carte bollate, visto che il software bc.k e la Bestsoft sono state bellamente gettate nel cassonetto, perché non chiudere in maniera definitiva e amichevole tutta la vicenda legata ai medici colpevoli di non aver compilato con rigore e puntualità un software che oggi non c’è più? Dopo la beffa, evitiamo almeno il ridicolo.
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