«Chiedimi chi era Merckx», ULTRA Editore, in libreria da qualche giorno, è l’ultima opera di Gian Paolo Porreca. Ne pubblichiamo, per gentile concessione dell’Editore, il paragrafo che segue. Merckx o/e Coppi ?
Chi è stato il ciclista migliore di tutti i tempi? Coppi o Merckx? Chi di più, in un confronto dove, per concetto o per partito preso, gli altri, da Bartali ad Anquetil, ad esempio, nessuno dei quali ha vinto un Mondiale su strada, sembrano aver diritto.
Coppi, in 20 anni di attività, dal ’39 al ’59, 122 vittorie. Merckx, in 13 anni di corse, dal ’65 al ’78, 445 successi... Certo, a pesare sui numeri relativamente ridotti di Coppi c’è stato il black-out della guerra e la precarietà dei tempi, e ciò nonostante Coppi fu il primo a vincere Giro e Tour nello stesso anno, 1949, ripetendosi nel ’52, e la prima delle 3 Sanremo conquistate, quella del ’46, la vinse con un vantaggio record di 14 minuti primi, e di Lombardia ne ha fatti suoi ben 5, e Merckx invece solo due... E di contro Merckx, di accoppiate nei Grandi Giri ne ha realizzate tre (’70', ’72, ’74), e di Tour ne ha vinti ben 5 contro i 2 di Coppi, a parità di Giri (5-5), e Coppi non ha mai fatto sua la Vuelta, e di Sanremo, anche se vinte di giustezza o per distacco esiguo, Merckx ne ha guadagnate 7, hai visto mai, e di Liegi, la classica più dura del calendario, 5: quante Liegi ha vinto, invece, Coppi, ma quante ne ha disputate, in realtà, a quei tempi? Tutti e due hanno iscritto, poi, il loro nome nella storia del record dell’ora, ed ambedue con tonalità di intensa, palpitante prodezza. Coppi, nel plumbeo novembre del ’42, un mondo che si rimetteva in piedi, e si illudeva con la bici, con il suo 45,798 al Vigorelli, detronizzava di soli 31 metri il francese Maurice Archambaud. Mentre Eddy Merckx, in capo ad una preparazione approssimata, al termine di una estenuante annata agonistica, aveva la forza di siglare nell’ottobre 1972, in altura, a Città del Mexico, quel 49,432, che distanziava Ole Ritter, il primatista in carica dal ’68, di un abisso: 779 metri, a Mexico City ancora, a parità di altura.
E volete mettere, però, il Coppi armonioso, didascalico, trasparente, tutt’uno con la bici, un corpo e un’anima, come Schulte o Schuiten, della pista? Volete mettere l’inseguitore che guatava l’avversario sul rettilineo opposto, e lo domava, e che avrebbe vinto due volte il titolo mondiale, a Parigi (’47) contro Messina, e a Copenaghen (’49), contro Gillen? Sì, però Merckx andava da padreterno pure in volata, non dimentichiamolo, quante volte ha battuto Reybroeck e Basso, De Vlaeminck e Godefroot, nella frazioni dei Giri e nelle classiche di un giorno? E di Mondiali su strada, Coppi ne ha vinto solo uno, a Lugano (’53) e Merckx tre addirittura (’67, ’71 e ’74).
OK, basta così. Quale votiamo, o accendiamo, come dicono i televoto di una stagione non congeniale nè per Fausto nè per Eddy - che per inciso hanno avuto in comune un direttore sportivo, il belga Guillaume Driessens -, la Cuneo-Pinerolo del ’49 o Le Tre Cime di Lavaredo del ’68?
Diciamo che Coppi è stato un campione verticale, un campione in altezza. Che Merckx, invece, è stato un campione orizzontale, un campione in latitudine. Diciamo, senza tema ormai di smentite, che Coppi è stato il corridore più Grande, per la parabola emozionale della sua stagione, ed indiscutibilmente del suo commiato, mentre Merckx resta di gran lunga il corridore più Forte della storia. Diritti di autore, sulla definizione, passati di mano in mano, di Jacques Goddet, Bruno Raschi, Gian Paolo Ormezzano, semmai con sfumature diverse.
Noi aggiungiamo che Coppi è stato, per la carica lirica del gesto, come Dante, e Merckx, invece, per la vigorìa teatrale dell’impresa, come Shakespeare. Si sarebbero recitati, l’un l’altro, con estremo piacere, lì dove l’area di confronto è un SentiTempo.
Dante avrebbe certo scritto per lui «nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria», come evocasse Paolo e Francesca del V canto dell’Inferno, poniamo, per il 2 giugno 1969, a Savona. E Shakespeare, da par suo, alla scomparsa immatura di Fausto, il 2 gennaio 1960, gli aveva già dedicato il saluto senza eguali di Cassio a Bruto nel V atto del Giulio Cesare, «se ci incontreremo ancora sarà bello rivederci, altrimenti valga questo come ultimo buon addio». Della vita e della fine.
Coppi o Merckx ? No, lo hanno già, molto meglio dei posteri, sancito loro due, senza mai aver corso insieme: Merckx «e» Coppi.
Copyright, Lit edizioni, 2013
Gian Paolo Porreca,
napoletano,
docente universitario
di chirurgia cardio-vascolare,
editorialista de “Il Mattino”
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