Gatti & Misfatti
Ripartiamo da Pippo

di Cristiano Gatti

Da quando Armstrong ha confessato quello che tutti sapevamo già, per di più in televisione (tu pen­sa la serietà), una frase galleggia sospesa sul ciclismo mondiale. Il titolare delle parole è Wiggins, più preoccupato del futuro che stupito del passato: «Di Armstrong mi importa po­co: il problema è che noi ciclisti di oggi finiremo per pagare le col­pe dei nostri colleghi di ieri».

C’è poco da obiettare: è proprio così. I corridori di oggi e di do­mani si ritrovano in mano il conto salatissimo delle dissipazioni e delle follie ereditate. Il prezzo è altissimo. Pagano in credibilità: ogni scatto, ogni vittoria, ogni fatica saranno inesorabilmente accompagnati da tanta diffidenza, da quella stessa diffidenza colpevolmente mancata al cospetto degli Arm­strong. Pagano in stipendi: con l’aria pesante e il dileggio generale che gravano sul loro sport, sarà molto dura costruirsi un certo potere contrattuale. Pa­ga­no in posti di lavoro: disgustati e traditi, gli sponsor fuggono verso altre soluzioni, riducendo di molto il parco squadre, dunque il mercato del lavoro. Tutto questo, Wiggins l’ha già capito: proprio lui, che dei contemporanei è sicuramente uno tra i più pagati e i più sicuri.
I l passato ormai è piuttosto chiarito. La storia è arrivata al suo finale. Riassu­men­dola: negli anni Novanta i ciclisti hanno praticato con la bicicletta, la borraccia, il casco (all’inizio non lo volevano) e l’Epo. Nel primo decennio del nuovo secolo, quei ciclisti sono diventati direttori sportivi, travasando subito sui loro dipendenti tutto il know-how accumulato dieci anni prima, un ba­gaglio di pratiche e di conoscenze, diciamo pure una cultura sportiva del tutto insensibile agli scandali, alle squalifiche, ai crolli che a ritmo forsennato di­struggevano tutti gli ordini d’ar­rivo. E non solo quelli.

Ha ragione Wiggins: adesso che anche l’ultimo mito è fumato, non appare per niente bella la vita che attende i successori. Si rischiano i fischi, si rischia pure qualcosa di peggio: l’indifferenza. Che sarebbe la morte dello sport. Deprimente, c’è poco da dire. Eppure, a costo di sembrare patetico, a Wiggins e a quelli come lui vorrei dire questo: at­tenzione, in questo anno zero si nasconde anche una sfida affascinante.
Non serve molta fantasia. Per rialzarsi, il ciclismo deve fare pochissime co­se. Tocca ai campioni di oggi, tocca a chi si ritrova tra i piedi un’eredità così gravosa e una reputazione così compromessa. Per prima cosa, ovviamente, bi­sogna ricominciare guardandosi tutti in faccia e sottoscrivendo un patto minimo di onestà: non servono codici etici, non servono manifesti propagandistici, per l’amor di Dio risparmiateci altre ridicole amenità, serve la consapevolezza che solo un lun­go periodo senza scandali e sen­za tradimenti può salvare questo sport e il posto di lavoro dei suoi praticanti. Si può dire: ci sarà sempre qualcuno pronto a provarci, soprattutto sapendo che gli altri fanno i bravi. Giu­stissimo e verissimo. Ma anche in questo caso c’è una semplicissima contromossa: nel ciclismo di oggi e di domani, do­vranno cambiare il clima e i co­stumi in gruppo. Il furbo non dovrà più essere un eroe da imi­tare, o comunque un collega da coprire, ma un nemico da isolare. Non nascondiamoci la verità: per un lungo tempo, per troppe stagioni vergognose, le mascalzonate hanno trovato pro­prio dentro al gruppo le coperture più solide e più sicure, tra omertà, complicità e mi­nacce ai dissidenti. Se il più pu­lito ha la rogna, chiaro che convenga a tutti difendere il rognoso.

Mai dimenticare: l’epopea nera di Arm­strong annovera tra i suoi capitoli peggiori la persecuzione a Pippo Simeoni. Il cow-boy certo è il primo dei colpevoli, con la sua arroganza e la sua prepotenza. Ma non credo di ricordare male: dietro al capobranco spietato, in quegli anni c’era anche tutto il branco schierato. Simeoni ne è uscito come un pazzo da rinchiudere in manicomio, come i dissidenti della vecchia Urss. Ci ha rimesso la serenità e il posto di lavoro. Come minimo, meriterebbe le scuse dell’intero mo­vi­mento. Con una promessa scritta a caratteri di sangue, ca­ro il mio Wiggins: nel ciclismo di domani non si sta con Arm­strong, si sta con Simeoni. Lo troverete questo coraggio?
Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
Non c'è due senza tre per Wout van Aert al PostNord Tour of Denmark 2026. Con un allungo deciso portato sullo strappo finale verso il traguardo di Velje (sede d'arrivo della tappa regina della corsa danese), il belga della...


Niente San Sebastian e Vuelta a Burgos per Primoz Roglic. Come ha infatti rivelato lo stesso corridore sloveno attraverso i suoi canali social, l'esperto portacolori della Red Bull BORA hansgrohe è rimasto vittima di un incidente con un automobilista in allenamento...


Ospitare la grande partenza del Tour de France per celebrare i 40 anni della caduta del Muro di Berlino: la Germania sogna un grande evento e ha presentato ufficialmente la sua candidatura per l'edizione 2029 della Grande Boucle. La Federazione...


Dopo quasi tre mesi di assenza forzata, Andrea Vendrame è pronto a riattaccarsi il dorsale alla schiena. Il corridore trevigiano della Jayco AlUla tornerà infatti alle corse al Giro di Polonia 2026, lasciandosi quindi finalmente alle spalle la frattura vertebrale...


Molti la definiscono iconica, esattamente come fa FIZIK: il marchio che, grazie alla leggendaria sella Arione, si è fatto conoscere conquistando fama e stima da una popolazione vastissima di pedalatori. Rispetto al 2003, anno in cui venne presentata la prima versione,...


Mancano quaranta giorni al via del 50° Giro della Lunigiana, presentato ieri sera nella tenuta di Terre di Luni ad Ameglia. Alla cerimonia hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni, sponsor, amici della corsa e i comitati di tappa. Tra gli...


Il ritorno alle corse non poteva essere scritto con un copione migliore. Dopo aver conquistato la tappa inaugurale al suo rientro nel gruppo, Wout van Aert ha concesso il bis al Giro di Danimarca, imponendosi anche nella seconda frazione dopo...


Dopo il nostro notiziario, non perdetevi i 17 minuti che lunedì abbiamo trascorso in compagnia telefonica di Luca Guercilena, uno dei nostri ospiti più abituali. Con lui abbiamo spaziato da temi molto delicati come i controlli antidoping e la sicurezza...


Una muscolare dimostrazione di impatto mediatico da parte del Tour de France? Verrebbe da dire, “sai che scoperta!”, leggendo il report proposto da Aso in materia di seguito televisivo e non solo. La dovizia di dati eclatanti, invece, fa capire...


In vista del Tour de France Femmes 2026 ha cambiato il proprio nome in UAE Team L'IMAD, ma l’obiettivo del team emiratino di Elisa Longo Borghini è chiaro: essere protagonista da Losanna a Nizza, lungo tutte le nove tappe della...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra