Da quando Armstrong ha confessato quello che tutti sapevamo già, per di più in televisione (tu pensa la serietà), una frase galleggia sospesa sul ciclismo mondiale. Il titolare delle parole è Wiggins, più preoccupato del futuro che stupito del passato: «Di Armstrong mi importa poco: il problema è che noi ciclisti di oggi finiremo per pagare le colpe dei nostri colleghi di ieri».
C’è poco da obiettare: è proprio così. I corridori di oggi e di domani si ritrovano in mano il conto salatissimo delle dissipazioni e delle follie ereditate. Il prezzo è altissimo. Pagano in credibilità: ogni scatto, ogni vittoria, ogni fatica saranno inesorabilmente accompagnati da tanta diffidenza, da quella stessa diffidenza colpevolmente mancata al cospetto degli Armstrong. Pagano in stipendi: con l’aria pesante e il dileggio generale che gravano sul loro sport, sarà molto dura costruirsi un certo potere contrattuale. Pagano in posti di lavoro: disgustati e traditi, gli sponsor fuggono verso altre soluzioni, riducendo di molto il parco squadre, dunque il mercato del lavoro. Tutto questo, Wiggins l’ha già capito: proprio lui, che dei contemporanei è sicuramente uno tra i più pagati e i più sicuri.
I l passato ormai è piuttosto chiarito. La storia è arrivata al suo finale. Riassumendola: negli anni Novanta i ciclisti hanno praticato con la bicicletta, la borraccia, il casco (all’inizio non lo volevano) e l’Epo. Nel primo decennio del nuovo secolo, quei ciclisti sono diventati direttori sportivi, travasando subito sui loro dipendenti tutto il know-how accumulato dieci anni prima, un bagaglio di pratiche e di conoscenze, diciamo pure una cultura sportiva del tutto insensibile agli scandali, alle squalifiche, ai crolli che a ritmo forsennato distruggevano tutti gli ordini d’arrivo. E non solo quelli.
Ha ragione Wiggins: adesso che anche l’ultimo mito è fumato, non appare per niente bella la vita che attende i successori. Si rischiano i fischi, si rischia pure qualcosa di peggio: l’indifferenza. Che sarebbe la morte dello sport. Deprimente, c’è poco da dire. Eppure, a costo di sembrare patetico, a Wiggins e a quelli come lui vorrei dire questo: attenzione, in questo anno zero si nasconde anche una sfida affascinante.
Non serve molta fantasia. Per rialzarsi, il ciclismo deve fare pochissime cose. Tocca ai campioni di oggi, tocca a chi si ritrova tra i piedi un’eredità così gravosa e una reputazione così compromessa. Per prima cosa, ovviamente, bisogna ricominciare guardandosi tutti in faccia e sottoscrivendo un patto minimo di onestà: non servono codici etici, non servono manifesti propagandistici, per l’amor di Dio risparmiateci altre ridicole amenità, serve la consapevolezza che solo un lungo periodo senza scandali e senza tradimenti può salvare questo sport e il posto di lavoro dei suoi praticanti. Si può dire: ci sarà sempre qualcuno pronto a provarci, soprattutto sapendo che gli altri fanno i bravi. Giustissimo e verissimo. Ma anche in questo caso c’è una semplicissima contromossa: nel ciclismo di oggi e di domani, dovranno cambiare il clima e i costumi in gruppo. Il furbo non dovrà più essere un eroe da imitare, o comunque un collega da coprire, ma un nemico da isolare. Non nascondiamoci la verità: per un lungo tempo, per troppe stagioni vergognose, le mascalzonate hanno trovato proprio dentro al gruppo le coperture più solide e più sicure, tra omertà, complicità e minacce ai dissidenti. Se il più pulito ha la rogna, chiaro che convenga a tutti difendere il rognoso.
Mai dimenticare: l’epopea nera di Armstrong annovera tra i suoi capitoli peggiori la persecuzione a Pippo Simeoni. Il cow-boy certo è il primo dei colpevoli, con la sua arroganza e la sua prepotenza. Ma non credo di ricordare male: dietro al capobranco spietato, in quegli anni c’era anche tutto il branco schierato. Simeoni ne è uscito come un pazzo da rinchiudere in manicomio, come i dissidenti della vecchia Urss. Ci ha rimesso la serenità e il posto di lavoro. Come minimo, meriterebbe le scuse dell’intero movimento. Con una promessa scritta a caratteri di sangue, caro il mio Wiggins: nel ciclismo di domani non si sta con Armstrong, si sta con Simeoni. Lo troverete questo coraggio?
Il tempo è tiranno, ma lo è anche lo spazio. Anzi, i due sono complici: il tempo satura lo spazio. E con il Covid o l’estate, arriva il momento del repulisti. Si comincia puntando a liberare la soffitta, ci...
Sorridente e pacato, al via del Giro di Polonia 2026 João Almeida sembra finalmente essersi messo alle spalle i problemi fisici che lo hanno tenuto ai box tra la primavera e l’estate, costringendolo a saltare il Giro d’Italia, suo grande...
È stato ampiamente, e con dovuta oggettiva onestà, elogiato il gesto di Aurelio De Laurentiis, il presidente del Calcio Napoli, di devolvere personalmente una cifra importante - 100.000 euro, si è scritto - a concreto sostegno per i danni e...
Il Tour de France di Einer Rubio si era concluso nel modo più doloroso possibile, su una delle montagne più iconiche del ciclismo mondiale. La diciannovesima tappa, con il leggendario arrivo sull'Alpe d'Huez, si era trasformata in un incubo per...
Il ventitreenne ciclista greco Nikiforos Arvanitou entra a far parte del team UCI WorldTeam XDS Astana come stagista. Durante il suo periodo di tirocinio, Arvanitou parteciperà a diverse gare con la squadra, a partire dall'Arctic Race of Norway. Il suo...
Il Tour de France Femmes è appena iniziato, tante le novità e tra queste anche un piccolo cambiamento nel regolamento della maglia bianca. Una notizia sicuramente ben accolta, che però alcune squadre e molte atlete non avevano capito. Tra le...
Numeri, curiosità e statistiche aiutano a rileggere e ad approfondire quel che abbiamo vissuto nella tappa di ieri e nelle ultime tre settimane. Seguiteci: 7: WIEBES ANCORA E ANCORASuper potente lungo le rive del Lago di Ginevra, dove ha percorso...
Prosegue l’ottimo di momento di Lorenzo Iaconeta che si aggiudica la classifica finale del Giro dell’Aglianico del Vulture perché proprio con lo sprint odierno è riuscito a strappare un quarto posto nell’ultima prova, fondamentale per aggiudicarsi la classifica a punti...
La spedizione azzurra sperava di poter festeggiare con un successo la giornata conclusiva dei Campionati europei MTB, che si sono chiusi oggi a Monteceneri con l'assegnazione degli ultimi tre titoli XCO. Purtroppo, però, la sorte, come sovente accade nel...
Lorena Wiebes continua a dettare legge al Tour de France Femmes 2026. Dopo aver conquistato la tappa inaugurale a Losanna e la prima maglia gialla della corsa, la fuoriclasse olandese della SD Worx-Protime ha firmato un'altra straordinaria dimostrazione di superiorità,...