Caro Riccò, mentre mi gusto un altro Tour, le scrivo a prescindere da qualunque risvolto processuale. Basta, la battaglia legale mi ha rotto le scatole. Preferisco dedicarmi a due o tre cose secondo me più importanti, perché investono la sfera umana. Sua e nostra.
Personalmente sono fermo alla sua bellissima dichiarazione sulla mia categoria: “Giornalisti, mi fate schifo”. Quando l’ho letta, mi sono sentito colmo di gratificazione. Superato lo sbocco d’orgoglio, mi sono chiesto da dove arrivasse tanta stima. La risposta che mi sono dato, più o meno, è questa: all’epoca del misterioso (mi permette almeno di chiamarlo misterioso?) ricovero in ospedale, con la sua pregevole persona più di là che di qua, tutti abbiamo riferito quanto detto dal medico del pronto soccorso, a sua volta riportato dal magistrato di
Certo, dice lei: avete scritto balle. In realtà non è andata così, il medico è un mezzo mitomane, perché la versione dell’autoemotrasfusione con sangue marcio se l’è letteralmente inventata. Dobbiamo prenderne atto e chiederle scusa. Me lo lasci dire: bei medici, ci sono in giro. Salvano la vita a una persona e poi si divertono a inventarsi la versione più disgustosa, rovinandogliela subito dopo avergliela salvata. Valli a capire, questi tangheri in camiche bianco. Si vede che lì, nei pronto soccorso, macerano odio e quindi lo riversano sui poveretti capitati sotto tiro. Caro Riccò, la capisco: essere oggetto di un simile trattamento è altamente inaccettabile. Però converrà almeno su questo, ed è su questo che insisto: se ai giornalisti così viene raccontata, così i giornalisti devono raccontarla. Vede, il ciclista ha il dovere di allenarsi e di scattare, lei pure di guardarsi da certi medici neonazisti, ma il giornalista ha quello di informare, senza ricamare e inventare. Si metta nei nostri panni. Che cosa avremmo dovuto raccontare, che un medico cretino aveva riferito di un povero ciclista finito all’ospedale in fin di vita per colpa di una trasfusione avariata, mentre si trattava soltanto di un torcicollo? Mi creda, non è possibile: per quanto possa sembrarle ingiusto e vergognoso, abbiamo il dovere di riferire quanto le autorità competenti riferiscono ufficialmente. Non se ne esce. È il pubblico stesso, lei compreso, mi pare, che ci impone di non inventarci frottole. O sbaglio?
Spero abbia la bontà d’animo di capire anche noi. Il resto è tutto opinabile. Lei comunque ha una grossa fortuna: benchè accerchiato da medici infami e da giornalisti idioti, o viceversa, resta tuttavia circondato da un adorante cordone sanitario che le perdona tutto. Che accetta tutto. Che l’asseconda in tutto. Sono i fan che mandano struggenti e indignate lettere ai giornali, spiegando come Riccò sia vittima di una congiura assassina e abominevole, solo perché lui è l’unico campione rimasto, una persona senza peli sulla lingua, un uomo a busto eretto, sì, il nuovo Pantani, e come tale dà fastidio a tanta gente, ai poteri forti e ai loro leccapiedi.
Un consiglio, egregio Riccò. Se li tenga cari, questi adoranti seguaci. Quando i poteri forti la perseguiteranno, saranno lì a spiegarle che lei è l’unico genio dell’ambiente, per questo odiato e respinto. Quando i giornalisti - come me - scriveranno che quelli come lei - mica per antipatia: per opinione personale - devono essere radiati già dopo il primo doping acclamato, sempre loro saranno lì a spiegarle quanto i giornalisti - come me - siano meschini, venduti, cornuti, fondamentalmente asini. Ovviamente a parte qualcuno, come la zia De Stefano, l’unica che l’abbia sempre capita davvero e l’abbia sempre difesa contro questo “mondo di ipocriti” (“Dribbling”, sabato pomeriggio, qualche mese fa).
Buona fortuna, caro Riccò. Continui a circondarsi di caritatevoli e comprensivi amici come questi. Si difenda dal vergognoso ambiente che ce l’ha con lei chiudendosi nella cerchia degli amici più veri e più fedeli, i soli capaci di dirle la vera verità in faccia, senza ipocrisie, ma sì, quella del Riccò unico genio, santo, martire, campione, nuovo Pantani, praticamente un semidio che non ha mai sbagliato nulla, che ha solo il tragico destino d’essere attorniato di giornalisti infami. Quei giornalisti che giustamente “le fanno schifo”. Bravissimo, non le mandi a dire. Continui così, si tenga stretto il suo mondo. Vedrà quante sfide ancora vincerà, nella vita.
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