Scripta manent

Il ciclocross e la genealogia deis entimenti

di Gian Paolo Porreca

Certo, ci hanno ri­mosso già quasi del tutto il rifugio delle predilette Sei Gior­ni. Ma è qui di inverno ancora pieno, sorge appena febbraio, e non toglietegli cortesemente troppo spazio con quelle corse su strada al sole di un altro fittizio mondo, la Vecchia sacrosanta Europa del ci­clocross. 
Ed è qui, più romantica, a truccare la nostalgia, quella genealogia dei sentimenti così propria del ciclismo.
Siamo qui, e abbiamo vi­sto ormai crescere sin troppo, valicati addirittura i 31 anni qualche settimana fa, quel talento sen­za confronto di Mathieu Van der Poel, noi che eravamo diventati già appassionati maturi, al moz­zo delle imprese del padre Adrie, e ne conserviamo la sua maglia «Kwantum - Hallen» ancora, su strada e sui prati...

Siamo qui, voglia di focolare come fossimo innanzi al ca­mino acceso de “La tana del lupo” o  de “La Ca­stel­lana”, in quelle do­meniche di inverno quando dalle parti nostre - l’inverno frequenta anche il Sud - fra le mura dirute e il Castello di Casertavec­chia si disputava ed era una festa popolare l’in­credibile Borgocross, la più antica delle competizioni di ciclocross dell’Italia centromeridionale.

E quella speranza in­do­mita, sfogliando una manifestazione sorta nel 1978 per la passione e l’intuizione di Ame­deo Mar­za­ioli e Ro­sario Ma­glione, Mi­chele De Simone e An­ge­lo Le­tizia, Nicola Gia­quinto e Giovanni Alto­bel­li, sotto l’egida del SC Borgo­cross, e durata ininterrottamente sino al 2008, e poi ripresa per un triennio troppo breve dal 2015 al 2017, dal MTB Caserta di En­ri­co Pella e Sandro Iovi­nella, di poter ospitare un giorno - un inverno di quelli come Dio comanda - una corsa di Cop­pa del Mondo proprio su da noi, lì a Casertavecchia. E non solo un campionato italiano o due, e mica solo un circuito interregionale...

Siamo qui, intatta vo­glia di ciclocross, invece soli con una genealogia dei sentimenti al comando che ha una im­magine an­cora lontana dalla at­tualità italiana imperante - al di là del Borgocross che ne è emblematica rimozione -, nonostante i successi delle nuove generazioni: da Mat­tia Agostinacchio a Ste­fano Viezzi, da Kevin Pezzo Rosola a Filippo Grigolini, da Sara Ca­sa­sola a Giorgia Pellizotti...
E ci inonda, a Caserta­vec­chia, dove le due ruote sfiorarono il Duomo e le quinte di una scenografia senza confronti nel mondo, il pensiero di Mathieu Van der Poel che proverà a conquistare domenica 1° febbraio ad Hulst, sua Olanda, l’ottava maglia iridata e a superare così il record del belga Eric De Vlae­minck, il fratello maggiore di Roger, che aveva appaiato già l’anno scorso a quota 7.

E ancor più lo farà - genealogia dei sentimenti, sul più alto gradino del podio - 30 anni dopo l’unico iride conquistato da suo padre Adrie, appunto nel 1996, a Montreuil.

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