Gatti & Misfatti
Simone ultimo martire

di Cristiano Gatti

Un’altra lapide nel cimitero del ciclismo, questo particolare cimitero che sta cominciando ad avere problemi di spazio. Stavolta tocca a Simone Soriga, 17 anni. Era sardo, ma emigrava in Bergamasca per esercitare il ciclismo a più alti livelli. Prima ancora di cominciare davvero a vivere, ha troncato il suo viaggio su una strada di provincia, mentre studiava il percorso della prossima gara, stritolato sotto le ruote di un camion. È già passato più di un mese, ma è difficile rimuovere.

Troppi morti, troppe tragedie umane. Ragazzi che escono di casa inseguendo il sogno di un domani da campione. Semplici pensionati che non coltivano più sogni, ma soltanto il sano piacere di una terza età gagliarda. Tutti quanti giustiziati sul patibolo di queste nostre strade italiane, sempre più caotiche, sempre più ingolfate, sempre più elettricamente cariche di fretta e di nervosismo.
Dicono: la bicicletta fa bene, è l’esercizio ideale, da zero a cent’anni. Andate in bicicletta, usate la bicicletta. Questo ci sentiamo dire e questo condividiamo, noi che esercitiamo il nobile esercizio. Ma da molto tempo, ormai, non possiamo più nasconderci la verità: il ciclismo che fa tanto bene alla salute sta diventando sempre più rischioso per la salute.
Un ciclista che muore d’incidente stradale è una notizia piccola, e come tale non finisce sul palco della grande informazione. Ma basta leggere quotidianamente i giornali locali per contemplare il raggelante stillicidio di disgrazie: per fortuna, spesso tutto si risolve con qualche giorno in rianimazione e qualche mese di rieducazione, ma è chiaro che quando si gioca sulla quantità - prima o poi - il morto ci scappa. Regolare. Sempre più regolare.

Nel mio piccolo, è da anni che provo inutilmente a sollevare l’allarme. Più che altro, ponendo questa domanda: come fa il ciclismo a preoccuparsi di tanti problemi, quando strutturalmente rischia di franare per stridenti questioni di sicurezza? Come fa, sempre il ciclismo, a progettare il suo futuro, se a questo futuro rischia seriamente di presentarsi senza praticanti? Proprio così, senza praticanti. Chi mi trova particolarmente catastrofico provi a presentarsi davanti a una madre qualunque con questa simpatica domanda: signora, perché non manda il suo bambino di dieci o dodici anni a fare ciclismo sulle strade d’Italia? Se va bene, la signora reagirà brandendo la scopa in testa all’intervistatore. Se va male, gli annoderà al collo un telaio in alluminio.

Mettiamocelo in testa, il ciclismo sta vivendo una strana stagione di contraddizione: da una parte si sta sempre più rivelando lo sport fantastico che è, dall’altra si sta rivelando una disciplina estrema, ad altissimo rischio per i suoi praticanti. Altissimo quanto? Basta chiedere a un qualunque pedalatore della domenica: tra portierate improvvise, signore che escono leggiadre dallo stop, Tir che stringono contro la parete rocciosa, autonevrotici che svoltano senza freccia, è ormai rischioso al punto da rendere utili e consigliabili due righe di testamento prima di salutare quelli di casa.

Sto pensando spesso al povero Simone, in questo settembre di bellissime pedalate sulle strade d’Italia. Mi si presenta davanti ad ogni incrocio, ad ogni camion, ad ogni portiera che si apre. Lo penso come tenero e dolcissimo martire di una disciplina sempre più bella e sempre più insana, che senza conoscerci abbiamo condiviso, assieme a tanti altri che non si conoscono. A sua madre e a suo padre, che lo terranno sempre vivo nell’unico luogo dove un figlio non corre pericoli, proprio in fondo all’anima, mi sento soltanto di dire queste povere parole: Simone è morto inseguendo la sua passione. Troppi uomini campano cent’anni senza assaporarne mai una. Non so che cosa sia peggio.

Il resto dovrebbe essere solo silenzio e ricordo. Ma non sarà così. Anche stavolta, un sacco di brava gente, in giro per istituzioni e amministrazioni comunali, ci racconterà che “bisogna partire con una campagna di sensibilizzazione”, “coinvolgendo gli enti locali e i responsabili della viabilità”, “perché si arrivi a tutelare maggiormente l'uso della bicicletta”, “diffondendo la cultura del rispetto e dell’attenzione tra gli autisti dei veicoli”, “creando nel contempo percorsi protetti e piste ciclabili”... Sono gli stessi che dopo aver commemorato e sensibilizzato, auspicato e valutato, corrono nell’altra stanza per firmare lucrosi progetti di nuovi ipermercati, di nuovi capannoni, di nuovi svincoli e di nuovo caos. Buffoni.
Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
Nella nona giornata di corsa alla Vuelta di Spagna, la maglia rossa è rimasta sulle spalle di Torstein Træen mentre Jonas Vingegaard con uno straordinario assolo ha conquistato la tappa con arrivo in salita a Valdezcaray. «Mi sono sentito benissimo...


Jonas VINGEGAARD. 10 e lode. Ha trovato il colpo di pedale e quindi l’ispirazione per anticipare ciò che aveva nel cuore e nella mente. Si sentiva bene, come dirà nel dopocorsa, per questo il Re pescatore ha chiamato Matteo Jorgenson...


La domenica ciclistica sulle strade bretoni di Plouay continua e,  dopo la vittoria di Giovanni Lonardi nel  Grand Prix de Plouay, arriva il successo di Arnaud De Lie (Lotto) che in volata - alla conclusione di 261 chilometri di gara - ...


Fabio Segatta rompe il ghiaccio e come prima vittoria in stagione si aggiudica  la decima Medaglia d'Oro Alba Rosa per juniores che si è svolta a Calvagese della Riviera con la regia organizzativa del GS Città di Brescia di patron...


La Freccia dei Vini si consegna nelle mani di Dennis Lock. Il danese della General Store Essegibi F.lli Curia vince la 53sima edizione della classica nazionale per elite e under 23 che si è corsa da Voghera a Rivanazzano Terme...


L'assolo del campione, la firma del fenomeno. Jonas Vingegaard trionfa nella nona tappa della Vuelta a España 2025, la Alfaro-Estacion de Esqui de Valdezcaray di 195, 5 km. Un successo che stravolge la classifica generale e spaventa Torstein Træen: il...


Volata vincente di Lorenzo Cataldo alla prima tappa del Giro di Bulgaria, la Primorsko-Burgas di 122 chilometri. Il pratese della Gragnano Sporting Club si è imposto davanti al greco Nikiforos Arvanitou, del Team United Shipping, e al tedesco Albert Ghatemann...


Dopo una lunga serie di piazzamenti raccolti nell'arco della stagione, Giovanni Lonardi ha rotto il ghiaccio vincendo allo sprint il Grand Prix de Plouay disputato sulle strade della Bretagna sulla distanza di 186, 9 chilometri. Nella prova di categoria UCI...


Assolo del lettone Georgis Tjumins nella 53sima edizione del Trofeo Emilio Paganessi internazionale juniores che si è disputata a Vertova nella Bergamasca. Il portacolori del Team GRENKE Auto Eder ha preceduto di 17" il figlio d'arte Patrik Pezzo Rosola (Petrucci...


Un trentino Pietro Valenti, e un mantovano Marco Casciano hanno messo il proprio sigillo sul traguardo di Cavalgese della Riviera, nel Bresciano, dove gli esordienti si sono confrontati nel Trofeo Riccardo Stanga e nel Trofeo Comune di Calvagese. Dicevamo di...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024