Martinelli: «Squadra nuova, spirito antico»

di Giulia De Maio

È una squadra kazaka la cui lingua ufficiale è l’italiano. Tutti i suoi membri comunque parlano l’inglese e se la cavano an­che con il francese, se proprio proprio all’inizio qualche straniero non conoscesse la nostra lingua, che presto o tardi però è quella che si impone, in assoluto. Sono bastati due giorni per capirlo ai nuovi acquisti della Astana Qazaqstan Team che a me­tà ottobre si sono riuniti a Mon­te­catini Terme in vista del 2022, come potrete leggere nelle parole di Vin­cenzo Nibali e Gianni Moscon, le new entry più di spicco.
Alexander Vinokourov è tornato al timone della formazione World Tour del Kazakistan e per quella che sarà la 17esima stagione al suo fianco ha i compagni e connazionali di sempre, a partire da Dmitriy Fofonov e Ale­xander Shefer, ma soprattutto una sempre più nutrita pattuglia italiana guidata da Giuseppe Martinelli, che ci ha aperto le porte di questo primo raduno accogliendoci in quella che sembra davvero una squadra-famiglia ambiziosa e professionale, ma al tempo stesso molto umana. Oltre ai numerosi corridori italiani confermati (Samuele Bat­tistella, Davide Martinelli, Manuele Boaro, Fabio Felline) e ingaggiati per le prossime stagioni (Antonio e Vin­cen­zo Ni­bali, Gianni Moscon, Simone Velasco, Michele Gazzoli, Valerio Conti e Leo­nardo Basso), battono bandiera tricolore i diesse Bruno Cen­ghial­ta e Stefano Zanini, i preparatori Mau­ri­zio Maz­zo­leni, Claudio Cucinotta e Giacomo Notari, la segretaria Fran­ce­sca Mar­tinelli, il medico Emilio Magni, la dietista Erica Lombardi, il mental coach Marino Rosti, i massaggiatori Umberto Inselvini, Filippo Ballerini, Leonardo Morelli, Michele Pallini e Oscar Saturni, i meccanici Morris Pos­soni, Alessandro Stocco, Gabriele To­sello e lo chef Daniele Zanieri. Uomini e don­ne preziosi, confermati in “maglia” celeste, a cui si affiancano due tecnici di lunga esperienza come Orlando Maini e Mario Manzoni che abbiamo scovato nel raduno, nel quale ci siamo “infiltrati” con piacere.
Si tratta di due volti notissimi e apprezzati nel mondo professionistico che riconquistano il World Tour meritatamente. Il 62enne bolognese già tecnico con Beppe Martinelli ai tempi di Mar­co Pantani, negli ultimi anni è stato impegnato con team giovanili di livello come la Petroli Firenze e la Beltrami TSA; il 52enne bergamasco di Al­men­no San Barto­lomeo, che alla Mercatone Uno c’è stato ma non con Maini e Mar­tinelli, dopo l’esperienza alla Nippo Vini Fantini rientra in gruppo dalla porta principale.
«Sono due ragazzi che conosco bene, ho la certezza che sono direttori con capacità ed esperienza, oltre che amici, ma questo passa in secondo piano quando si parla di lavoro. È importante avere collaboratori capaci, con tanti corridori italiani in più è normale avere più personale della stessa nazionalità, il merito del loro ritorno nella massima serie non è mio ma di Vinokourov, che ci dà la possibilità di lavorare con serenità» ci racconta Martino, stimato dai colleghi oltre che dai corridori che ne amano la velocità di pensiero in gara quanto nella vita di tutti i giorni.
«Non tanti se lo ricorderanno, ma di Maini sono stato anche diesse quando era corridore, nell’86 quando io ho iniziato sull’ammiraglia della Ecoflam, poi abbiamo trascorso cinque anni insieme alla Mercatone Uno. Cu­sto­diamo ricordi bellissimi, legati a Mar­co e a tutto quello che abbiamo vis­suto. Orlando ha detto che sta vi­vendo un sogno perché alla sua età non sperava quasi più di tornare in una squadra così importante, ritrovarsi nel ciclismo che conta lo gratifica, se lo me­rita. Dopo le esperienze in Lampre e UAE è stato messo da parte e si è dato da fare con i giovani. Chi lo conosce sa che a guadagnarci siamo noi: ci metterà il cuore, come ha sempre fat­to».
Proprio il cuore è forse quello che è mancato nella passata stagione a questa squadra - un cambio di sponsor e dirigenza aveva sbilanciato gli equilibri dello storico gruppo - che ha saputo comunque concludere il 2021 con le perle di Alexey Lutsenko alla Coppa Agostoni e alla Serenissima Gravel, oltre che con la prima perla di Samuele Battistella tra i grandi alla Veneto Classic.
«Abbiamo avuto tanti incidenti e cadute, è stato uno di quegli anni in cui sembra che non vada bene nulla, ma nelle ultime corse ci siamo davvero di­vertiti e con questo spirito dobbiamo affrontare l’inverno» prosegue il tecnico bresciano che è dal 2010 in Astana.
«Ci spiace aver perso Matteo Sobrero, con il quale abbiamo portato a casa il Campionato Italiano a cronometro, ma siamo soddisfatti della squadra che ab­biamo allestito».
Particolarmente voluto il ritorno di Nibali.
«Non ci siamo mai guardati da avversari, in cuor mio speravo potesse ritornare ma temevo fosse quasi impossibile invece in quattro e quattr’otto siamo riusciti a riportarlo da noi. Sono davvero felice di tornare a lavorare con Vin­cenzo» continua Martino che non na­sconde l’idea di voler far correre allo Squalo, che in maglia Astana è riuscito a vincere la maglia rosa sia nel 2013 che nel 2016, il Giro d’Italia. È presto però per i programmi agonistici.
«Il mio desiderio è che corra libero, senza l’assillo del risultato, in grado di inventarsi un numero dei suoi, sereno come non è mai stato perché, essendo Nibali, da lui tutti si aspettano sempre che lotti per la classifica. Qui ritrova uno staff con cui ha vinto tanto e con cui si sente a casa, è questo che lo ha convinto. Voleva tornare dove è stato bene».
Lo stesso discorso vale per il colombiano Miguel Angel Lopez che, dopo un anno alla Movistar, ritorna in maglia celeste.
«È stato come segnare un gol al 90°: nella formazione spagnola sembrava stare alla perfezione e invece dopo la Vuelta, in un giorno, si è catapultato da noi. Se ne era andato via contro voglia, ma il nostro budget non ci permetteva di trattenerlo. Sono convinto tornerà ad essere competitivo come era stato in maglia Astana, quando è salito sul po­dio al Giro e alla Vuelta, ed è stato protagonista al Tour».
Ha già capito che tira un’aria diversa rispetto al Team Ineos Gianni Moscon, a cui vengono assegnati finalmente i gradi di capitano.
«Dopo aver lavorato tanto per gli altri, qui avrà più di un’occasione per fare la corsa. Alle classiche, a partire da Mi­lano-Sanremo e Parigi-Roubaix».
Come lui ci sono altri corridori che secondo Martinelli finora hanno reso al di sotto delle aspettative, l’esempio più eclatante è Valerio Conti.
«È stato maglia rosa, ha vinto una tap­pa alla Vuelta, poi non è migliorato quanto ci si poteva attendere. È furbo, si mette a disposizione della squadra, ma può anche dire la sua in prima persona» continua il tecnico bresciano, tra i più titolati in assoluto nei grandi giri, che ha un debole per i giovani.
«Conosco bene Michele Gazzoli, nelle categorie minori è sempre stato uno dei più forti, da dilettante ha vinto un Trofeo Liberazione, un Del Rosso, è stato quarto a un mondiale ma sono convinto sia ancora da scoprire».
A tutti i nuovi arrivati Martino ha semplicemente detto: «All’Astana ci piace vincere, quindi sappiate che avete una bella responsabilità. Noi vi daremo tutto il supporto possibile e vogliamo che siate partecipi di questa storia, di questa famiglia che soffre quando perde. Cosa voglio io? Io sono ancora profondamente innamorato di questo sport e di questo lavoro, non mi pesa, anzi mi diverte da matti».
Lo si capisce vedendolo parlare con i suoi ragazzi, dai tecnici che hanno la sua stessa età ai neoprofessionisti che ha conosciuto andando a vedere le gare di esordienti e allievi. Non stupitevi, quindi, se questo inverno troverete sui campi di gara del ciclocross un uomo con il giubbino Astana e il sorriso in volto.

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