Pista, le azzurre volanti

di Paolo Broggi

Donne giovani sì, ma dal carattere forte, fortissimo. L’analisi deve partire sempre da un dato oggettivo e per le azzurre questo pun­to si chiama Tokyo 2020. Il luogo, la sigla, il simbolo della delusione.
Per Letizia, per Elisa, per il gruppo delle ragazze guidate da Dino Salvoldi, l’esperienza olimpica giapponese, che ha evidenziato prestazioni sotto tono nonostante l’impegno per preparare l’appuntamento più importante dell’anno, avrebbe potuto rappresentare il capolinea della stagione, la classica mazzata che piega le ginocchia anche al toro più forte.
Invece le giovani azzurre hanno reagito in maniera straordinaria, salendo sul tetto del mondo, tornando a lottare a combattere, dimostrando di avere un carattere forte, fortissimo.
IL BRONZO DI ELISA. La prima a riscattarsi è stata Elisa Bal­samo in terra belga, mettendo la sua firma in calce cal capolavoro di tutta la nazionale azzurra nella corsa in linea al mondiale di Lovanio.
Ma, incredibile a dirsi, nonostante sia salita in cima al mondo a soli ventitre anni, la campionessa cuneese aveva ancora un tarlo che le rodeva l’anima, figlio proprio di quella sciagurata trasferta olimpica.
La doppia caduta - prima nell’omnium e poi nella madison - l’aveva ferita nel profondo, ben più quanto l’abbiano fatta penare lividi e contusioni.
«Per me era importante tornare in pista dopo la caduta delle Olimpiadi. Non è facile per un'atleta dimenticare le cadute, soprattutto in un appuntamento così importante come quello di Tokyo2020 - ha raccontato al velodromo di Roubaix subito dopo aver conquistato la medaglia di bronzo nel torneo dell’omnium -. Oggi ho dimostrato a me stessa che quell'episodio è ormai alle spalle. Ci tenevo ad una medaglia nell’omnium, perché è una disciplina olimplica e mi piace. Siamo alla fine di una stagione lunga e faticosa, per questo dico che va bene così, anche perché Katie Archibald si è dimostrata davvero imbattibile».
LA STELLA MARTINA. Ad aprire le danze per la splendida spedizione azzurra al mondiale di Roubaix è stata Martina Fidanza - 22 anni il prossimo 5 novembre - chiamata a misurarsi nello scratch. In una specialità che richiede grandi capacità tattiche, inventiva e colpo d’occhio, Martina regala la soluzione che non ti aspetti: a cinque giri dalla conclusione, accelera nella scia di un’avversaria, la salta, poi si ferma quasi incredula finché nel velodrono arriva un urlo inequivocabile “Vai!». E Martina va, aumenta la sua velocità e con essa anche il suo vantaggio sul gruppo che rimane sorpreso e reagisce tardi: l’ultimo giro di Martina è trionfale, dà modo alle sue lacrime di prendere spazio, ci regala il suo sorriso incredulo e un trionfo straordinario.
«Un finale totalmente inaspettato, non pensavo davvero di arrivare da sola - confessa in lacrime Martina Fidanza subito dopo il successo -: è stata una grandissima gara, una bellissima emozione, mi sembra di vivere un sogno. Se me l'avessero detto ieri, non ci avrei creduto... A cinque giri dalla fine mi sono accorta che dietro tentennavano e mi sono detta “vai a tutta fino alla fine”. E l’ho fatto...».
Per l’Italia è il secondo titolo nello Scratch donne elite, introdotto ai mondiali nel 2002, dopo Rachele Barbieri a Hong Kong nel 2017.
QUARTETTO D’ARGENTO. Le azzurre dell’inseguimento approdano per la prima volta nella storia alla finale di un campionato del mondo. È l’ennesimo passo di un processo di crescita continuo che stavolta ha per protagoniste Martina Alzini, Elisa Balsamo, Chiara Consonni e Martina Fidanza che nella sfida contro le formidabili tedesche Franziska Brausse, Lisa Bren­na­uer, Laura Suessemilch e Mieke Kro­ger chiudono in 4’13”690.
Un successo mai messo in discussione per la Germania che parte subito forte con l'Italia che invece perde quasi subito la Fidanza ed è costretta a subire la marcia trionfale delle tedesche che non perdono un colpo.
IL RISCATTO DI LETIZIA. «So­no tornata, sono tornata, sono tornata» continua a ripetere in lacrime Letizia Paternoster appena tagliato il traguardo della prima eliminazione mondiale della storia. E poi, una volta recuperato il respiro, spiega: «L’elimi­na­zione è la gara che mi è sempre piaciuta di più, prima di affrontarla ho chiesto consigli al mio mito Viviani, li ho ascoltati e... ho vinto! Arrivavo da due anni difficili, ho avuto problemi fisici e incidenti, sentivo tante critiche gratuite sul mio essere e la mia vita, non è stato per niente facile gestire una situazione co­me questa. E le lacrime sono state per me una liberazione. Questa sofferenza, comunque, ha avuto un lato positivo: mi ha insegnato tanto, mi ha fatto crescere e quello che prima mi faceva male adesso non lo considero. Mi concentro nell’ascoltare le persone che mi vogliorno bene davvero».
Poi una riflessione sul futuro: «Riparto all’inseguimento dei miei sogni ed il più grande è quello legato alle Olim­piadi. Con la testa sono già proiettata a Parigi 2024, spero che la Francia continui a portarmi bene. Ma prima voglio tornare a far bene anche su strada, vo­glio tornare la Letizia capace di far bene su tutti i terreni, voglio tornare a  volare».

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