Ganna, il signore del tempo

di Giulia De Maio

Un’impresa dopo l’altra. È il destino dei più forti, la missione di chi ha il talento per spiccare, come Filippo Gan­na, il nostro signore del tem­po che si è confermato il più veloce al mondo nella cronometro e ora punta a fare altrettanto a Rou­baix. Non sul pavè che prima o poi domerà (a proposito di destino, ci è già riuscito da Under 23 nel 2016) ma sul velodromo che ospiterà i campionati del mondo in cui Pippo non solo andrà a caccia dell’ennesima medaglia d’oro, ma anche di quel record del mondo sui 4 km, battuto di recente dall’americano Ashton Lambie, non in gara e non a livello del mare, sia chiaro.
Pippo lo avevamo lasciato un mese fa a sfogliare tuttoBICI di settembre che lo vedeva in copertina insieme agli altri azzurri capaci di vincere il titolo olimpico nell’inseguimento a squadre ai Giochi di Tokyo2020, dopo l’ennesima impresa d’oro lo ritroviamo al loro fianco al Quirinale mentre riceve i com­plimenti del presidente della Re­pubblica Sergio Mattarella e a Palazzo Chigi, dove i FabFour e Viviani sono stati ricevuti dal Presidente del Con­siglio Mario Draghi, a cui hanno donato una bellissima Pinarello da strada. Il 25enne di Vignone dovrà abituarsi alle cerimonie e ai riflettori, è evidente che anche quelli sono nel suo destino.
Nelle Fiandre è riuscito a far ammutolire un popolo intero, almeno 200.000 persone che fino a un istante prima urlavano e tifavano in strada come se non ci fosse un domani. È successo nel cuore di Bruges quando gli idoli di casa Van Aert ed Evenepoel, nella cronometro che ha aperto la rassegna iridata, sono finiti rispettivamente secondo e terzo alle sue spalle. Campione del mondo a cronometro per il secondo anno di fila dopo Imola, sesta maglia iridata nel cassetto comprese le quattro dell’inseguimento individuale, il tutto un mese e mezzo dopo l’oro olimpico nel quartetto, con già sei tappe al Giro d’Italia e cinque maglie rosa in bacheca. Un prodigio che ormai sa dosare lo sforzo alla perfezione e quasi mai si fa trovare in fallo. Se accade è solo perché ha un’altra impresa nel mirino, più grande, e un piazzamento è solo parte del processo in vista del prossimo trionfo.
«Nella parte finale della crono mondiale ho dovuto entrare in modalità “raz­zo”. Questa mattina mi sono svegliato dopo che avevo sognato l’impresa e qualche ora più tardi l’ho realizzata. All’inizio dell’anno avevo scritto su un foglio i miei obiettivi, il titolo a cinque cerchi e questa riconferma iridata. Li ho realizzati. Se questo è il mio successo più bello? Diciamo che va nella zo­na alta. Ce l’ho fatta con la testa, con le gambe ma anche il cuore. C’è chi dopo l’Olimpiade è andato in vacanza, io sono ancora qua» ha raccontato a caldo, ancora bagnato di champagne.
Una crono iridata così veloce (quasi 54,5 km/h di media lungo i 43,3 km piatti da Knokke-Heist a Bruges) non c’era mai stata e Filippo non aveva ancora mai vinto una prova contro il tempo sopra i 40 km. Dopo 13,8 km aveva 6”68 di ritardo da Van Aert, quasi azzerati al rilevamento dei 33,3 km (0”84). Sul traguardo è piombato con 5”37 di vantaggio. Tutti zitti.
«Vincere qui, dove vivono di pane e ciclismo e mettendomi dietro due assoluti campioni, è speciale. Qualche “buuuuu” e qualche insulto li ho sentiti, ma ci sta e anche se non mi hanno fatto piacere, sono rimasto calmo. Sem­mai nei giorni precedenti non lo ero, non ero uscito come volevo dagli Eu­ropei, non è facile tenermi calmo, ma la famiglia, i tecnici, la Nazionale, riescono a farlo. Quando a metà gara ero pa­ri con Wout e non ero ancora nella “zona rossa” della fatica, ho capito che potevo farcela» continua dopo essere stato premiato dal vicepresidente Uci Renato Di Rocco, come già accaduto a Imola un anno fa.
Il primo ad abbracciare Pippo è Van Aert, primo dei battuti ma che idealmente con il corazziere azzurro potrebbe dividere il titolo mondiale di classe ed educazione. Non è un caso che i due si siano scambiati i body usati nella sfida iridata e l’uno per l’altro abbiano speso bellissime parole.
«Ecco il body di Ganna, un grande re­galo da un grande campione. Non vedo l’ora di appenderlo sul mio “muro delle celebrità”» ha scritto Van Aert sui so­cial. «Un onore scambiare il body con il mio rivale più grande. Se l’Italia non dovesse riuscire a vincere il Mondiale domenica, spero lo possa vincere lui dopo tanti secondi posti» ha replicato Ganna al corridore più vincente del 2021, «un ragazzo che sa primeggiare dappertutto», ma già d’argento nel 2020 al mondiale a crono e in linea oltre che al Giro delle Fiandre e quest’anno al mondiale di cross e nella prova in linea olimpica. Filippo ha vinto per la prima volta in Belgio («e sarebbe bello venire a correre qui con questa maglia in primavera») riuscendo a venire a capo di un periodo emotivamente non facile perché la domenica precedente, al termine degli Europei, aveva il morale basso.
«Ero arrivato a dire che stavo pensando di non andare ai Mondiali perché non mi sentivo bene - ha rivelato a Ciro Scognamiglio de La Gazzetta dello Sport -. Tutti mi hanno detto di rimanere tranquillo, concentrato. Mancava una settimana al mio obiettivo, che era questo. Devo dire grazie ai miei rivali che mi aiutano a migliorare, per esempio Remco è andato fortissimo a Tren­to e ho pensato che per batterlo dovevo superarmi. L’anno è stato intenso, ai mondiali avrei voluto correre la prova in linea, ma non bisogna mettere troppa carne sul fuoco».
Non si può dare torto a chi in famiglia è considerato il re del barbecue.
Non ha disputato la prova in linea vin­ta da Julian Alaphilippe, ma ha trascinato al bronzo la staffetta mista. Pip­po ha uno spiccato senso del gruppo. Si è messo in gioco ed è salito su un altro podio, meritato tanto da lui quanto dai compagni. È tornato a casa dal Belgio giusto in tempo per partecipare alla cerimonia di riconsegna del tricolore alle massime autorità dello Stato insieme agli altri medagliati azzurri di To­kyo2020 (da incorniciare la foto emblema della velocità che lo vede in posa con Marcel Jacobs, campione olimpico nei 100 metri e nella staffetta 4x100, ndr) e consegnare al premier Draghi la maglia iridata appena riconquistata. Poi si è concesso una giornata di svago nelle Langhe nell’azienda Gior­gio So­brero, tra le meravigliose vigne del co­gnato Matteo (compagno di Nazionale nella mixed relay e fidanzato con la sorella Carlotta, ndr), ma tra un sorso di buon vino e un piatto da leccarsi i baffi non si è perso l’arrivo trionfale di Elisa Balsamo e ha avuto modo di far girare le gambe sui rulli, anche se solo per gioco. Complimenti per il coraggio agli amici che hanno provato a sfidarlo...
Dal giorno successivo Filippo è tornato in modalità race perché prima delle me­ritate vacanze Top Ganna ha ancora una missione da portare a termine.
«Devo arrivare al Mondiale su pista di fine ottobre, perché il record del mon­do dell’inseguimento individuale me lo voglio riprendere…» confidava con al collo il bronzo meritato nella team mixed relay. Per le ferie dovrà aspettare. Prima di concedersi un po’ di relax con la compagna Carlotta lo attendono altre giornate di mal di gambe con i compagni azzurri nel velodromo di Montichiari. Il CT Marco Villa, che in Belgio lo ha diretto in ammiraglia al fianco di Marco Velo, prezioso braccio destro del CT Davide Cassani, è fiducioso. L’estate ormai è finita, ma anche in questo autunno l’Italia avrà modo di godere. «Alla settimana dell’Europeo è arrivato dopo lo stacco post-Tokyo, se escludiamo i giorni di gara in Norvegia non aveva più gareggiato. Noi eravamo sicuri che fosse in una parabola ascendente, quello che aveva più dubbi era lui. In questi due giorni era un po’ sul “lamentino, boh vediamo, come va va”. Invece ne aveva eccome. Sia in pista che su strada lui questi exploit in recupero ce li ha. Di testa, di carattere. E poi è una forza della natura. Gli basta capire che c’è e dà» racconta Villa, ri­portandoci al velodromo di Izu e a quelle due rimonte del quartetto contro la Nuova Zelanda e soprattutto in finale contro la Danimarca.
«Forse soffre ancora un po’ il pre-gara. Ma una volta che sale in bici si sa am­ministrare, si conosce, sa quello che ha in tasca. E lo spende giustamente, e tutto, fino all’arrivo. Nel dosaggio del­lo sforzo ormai è un maestro».
«Filippo è capace di esaltarsi nel “cor­po a corpo”. Quando “sente” che il ri­vale è vicino sale ulteriormente di livello» conferma l’allenatore Dario David Cioni, uomo chiave della sinergia tra Ineos Grena­diers e la Nazionale, che si è di­mostrata vincente una volta di più.
«I successi al Giro d’Italia sono passati anche attraverso le sconfitte al Ro­man­dia. A giugno, prima quindi dei Giochi, al tricolore crono non è andato neppure sul podio. E sull’altare del Mondiale abbiamo “sacrificato” il titolo europeo individuale. Scelte che devono essere fatte per forza».
Nel percorso di crescita di Filippo un ruolo lo ha avuto anche Salvatore Puc­cio, suo compagno di squadra alla Ineos Grenadiers. Durante la fuga vincente di Camigliatello Silano al Giro 2020 fu lui a ripetergli costantemente: “Mangia, bevi, stai calmo, non strappare”, un ri­tornello diventato poi anche t-shirt.
«Filippo è un talento, per lui tutto è un po’ più facile» dice il siciliano, riserva di Cassani per la prova in linea di Leu­ven. Le vittorie lo hanno fatto maturare, anche nella consapevolezza della sua forza. La battaglia con Van Aert ha messo in mostra tutto il suo carattere. Così come nel post gara è emersa la grandezza di questi due campioni che si stimano a vicenda. Pippo, come già avvenuto in Giappone, ha ringraziato gli avversari tutti perché è anche grazie a loro che trova gli stimoli per continuare a migliorarsi. È anche questo il destino dei campioni. Marco Della Vedova, ex prof e diesse del Pedale Ca­stanese, la società junior in cui Pippo è cresciuto, non ha bubbi: è un talento unico e matura con le vittorie.
«Fin da ragazzino si vedeva che aveva diverse marce in più rispetto ai coetanei. Il suo segreto, grazie alla famiglia, è stata una crescita lineare. Spesso i giovani escono fuori dai binari abbindolati da soldi e promesse, non è il suo caso. A 17 anni era un timidone. La scuola lo faceva tribolare, ma amava la bici. Ci ho messo due anni a fargli capire quanto fosse forte: ho un suo test del 2013 su una salita che Ivan Basso usava per preparare la Vuelta. Filippo ci mise solo 28” in più di Ivan».
Il motore era già di quelli buoni e lo ha messo a punto una fuga dopo l’altra. «Quando gli feci conoscere il CT Villa glielo presentai come “gatto di mar­mo”. Doveva essere un po’ stimolato, ma una volta instradato non ce n’era più per nessuno. Ha faticato più di altri che stavano in gruppo ma adesso raccoglie i frutti» continua Della Ve­do­va.
Adesso gli si chiede sempre di più, anche di essere leader per i suoi compagni. A differenza delle attenzioni mediatiche, di cui potendo farebbe anche a meno, non gli pesa e, anzi, quando corre si esalta nello spirito di squadra. Riesce a darsi degli obiettivi e a raggiungerli.
Da Miguel Indurain, che non vede l’ora di conoscerlo, a Francesco Moser che lo ha accolto nel suo maso dopo l’Eu­ropeo in Trentino, passando per Brad­ley Wiggins e Fabian Cancellara, Gan­na è riconosciuto come il cronoman del presente più forte del pianeta e un ra­gazzo che dalla sua ha tutto, anche il tempo, per diventare uno dei giganti della storia dello sport.
L’ennesima sfida lo at­tende al velodromo di Roubaix dal 20 al 24 ottobre. Il 20 e il 21 scenderà in pista il quartetto titolare (dunque con La­mon, Mi­lan e Consonni) che andrà a caccia del titolo mondiale dopo quello a cinque cerchi, il 22 sarà il giorno della prova individuale nella quale Pippo tenterà anche di riprendersi il record del mondo. Nel più ottimistico degli scenari, potrebbe ritrovarsi a quota 8 maglie iridate nell’armadio, ad appena 25 anni... «In questo finale di stagione Filippo si de­dicherà prevalentemente alla pista - spiega il CT del settore Villa -. Po­tre­mo sfruttare il velodromo di Monti­chia­ri fino al 15 ottobre, prima che chiuda per alcuni mesi a causa di lavori. Con la “gamba” che ha, la formula dei Mondiali non gli dovrebbe creare troppi problemi. Poi, in ogni caso, si godrà il meritato riposo che inizierà da un periodo di 2-3 settimane di stacco completo».
Ne avrà bisogno visto che il 2022 scatterà per lui già da... dicembre 2021 quando stilerà gli obiettivi per la nuova stagione. I tifosi sperano di cuore si possa giocare le sue carte alla Milano-Sanremo prima di fare rotta sull’In­fer­no del Nord. Tra Giro d’Italia e Tour de France cosa sceglierà? Molto dipenderà dalla squadra. Vanta già sei tappe vinte e cinque giorni in rosa, mentre non ha ancora debuttato alla Grande Boucle che nel 2022 prevede una cronometro iniziale a Copenaghen come prima tappa. L’occasione di certo è ghiotta. E il record dell’ora? L’assalto al limite attuale (55,089 km di Cam­penaerts), al livello del mare, è possibile già l’anno prossimo. Sul “quando”, Villa e Cioni sono sulla stessa lunghezza d’onda: «Dovrà sfruttare la condizione di un grande giro, naturalmente disputato per andare a caccia di tappe e anche in preparazione al tentativo. I piani, naturalmente, saranno stilati dal­la squadra».
Filippo non si fa travolgere dalle aspettative e dagli impegni pressanti.
«Datemi il tempo e cercherò di arrivare ovunque» confida con quel suo sorriso da bravo ragazzo che forse non si è an­cora reso conto del destino che lo at­tende. Lo vivrà come ha fatto finora, semplicemente un’impresa dopo l’altra. È il destino dei più forti, la missione di chi ha il talento per spiccare, come Filippo Ganna, il nostro signore del tempo.

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