Nibali: Al Tour voglio almeno il podio

di Pier Augusto Stagi

Tra pochi giorni sarà in corsa, sulle strade del Tour. Pochi giorni, visto che il via è fissato per il 7 luglio dalla Van­dea, Noirmoutier-en-l’Ile, sull’Oceano Atlantico, dove scatterà l’edizione numero 105 della corsa più amata, importante e ambita del mondo. Prima, però, dopo venti giorni di ritiro al Rifugio Flora Alpina del Passo San Pellegrino-Val Di Fassa dove è stato fino al 24, Vin­cenzo Nibali dovrà nuovamente sot­toporsi ad una conferenza stampa, e come è solito dire «tra ritiri e conferenze, non so co­sa sia peggio».
Vincenzo Nibali è così: schietto e puro come acqua di sorgente. «Ai ritiri preferisco le corse, alle conferenze stampa della vigilia preferisco quelle alla fine di una corsa, possibilmente dopo un buon risultato: almeno so cosa dire. I ritiri sono lavoro e attesa, ma soprattutto è il momento degli interrogativi. Le conferenze stampa sono invece il mo­mento delle domande, alle quali non so quasi mai cosa rispondere, perché un atleta come me prima di un gran­de evento vive davvero di dubbi, e i giornalisti fanno domande, mentre io cerco solo risposte».
Come ti senti, alla vigilia di questo grande appuntamento?
«Bene. Finalmente si corre. Ho voglia di confrontarmi, di verificarmi. Dopo tanto lavoro, prima al Teide, inframezzato da un non felicissimo Giro del Del­finato, e poi da altri giorni di lavoro a Passo San Pellegrino, c’è la necessità di correre, per vedere il risultato del proprio lavoro. Spero che tutto vada per il verso giusto. Di lavoro ne abbiamo svolto tanto, soprattutto di qualità, dopo tanta quantità del Teide. Con Pel­lizotti (che sarà al Tour con il siciliano, ndr), Pibernik e Cortina, abbiamo davvero svolto tanto lavoro. Al­le­na­menti con Sella, Gardena, Valparola, Pordoi e San Pellegrino, e anche tanto dietro moto».
Uno scooter nuovo, per Paolo Slongo…
«Gliel’ho fatto arrivare io dalla Sicilia: un Piaggio da 300 di cilindrata. Due ruote davanti e una dietro. In pratica per lui un gioiellino di tecnologia, per me uno strumento di tortura: ma se non si vuole soffrire al Tour, bisogna soffrire prima. Paolo è giustamente ti­po esigente, e io non sono da meno. Or­mai lo schema è quello di sempre: lui parte con accelerate folli al grido di “Io sono Froome, vieni a prendermi?” e io che per trovare i fuori-giri e i cambi di ritmo rigorosamente in sa­lita, cerco di stargli dietro. Accelerate folli. Ripetute in cui tra le 5 e le 10 vol­te esco dalla scia per 20-30 secondi. Pensa che Paolo è arrivato a farmi fare anche il Pordoi, la montagna sacra, quella del Campionissimo, tutta dietro moto, e nel finale a tutta ho cercato di uscire a tutta dalla sua scia».
Sarà un Tour molto difficile, cosa temi?
«Non certo il percorso, ma gli avversari. Che sono tanti. Tantissimi, ad incominciare da Chris Froome e Nairo Quin­tana, ma anche Mikel Landa e quel cagnaccio di Alejandro Valverde. E poi ci sono Tom Dumoulin, Romain Bar­det, Ilnur Zakarin e guai a sottovalutare Rigoberto Uran, ma anche Adam Yates e non solo».
Al Delfinato pensavi di andare meglio?
«È chiaro che non amo mai arrivare staccato, però bisogna anche essere realistici. Quest’anno il Tour, a causa dei Mondiali di calcio, è slittato di una settimana, e quindi c’era tutto il tempo per recuperare e arrivare bene all’appuntamento. Dico bene, non al top, perché se arrivi troppo in condizione, poi rischi di fare la fine di Simon Yates al Giro d’Italia».
Contento se…
«Se sono protagonista, se resto lì a lottare con il meglio del mondo. Se ar­rivo almeno sul podio».
Sono in pochi ad aver vinto un Tour a 33 anni suonati…
«È una sfida in più e la cosa non mi di­­stur­ba, anzi, mi stuzzica. Mi stimola. Cadel Evans è stato l’ultimo a vincere un Tour a 34 anni. Poi bisogna scende­re fino a Joop Zoetemelk (1980, ndr). In­­somma, non sarà facile. Come non è mai facile ripetersi, basti pensare che uno come Felice Gimondi, e dico Fe­li­ce Gimondi, l’ha vinto solo una volta e come il sottoscritto è salito solo un’al­tra volta sul podio. Non è facile andare a caccia di un bis riuscito tra gli italiani solo a Bottecchia, Bartali e Cop­pi. In ogni caso non sono giovane, ma sono esperto. Vengo da due bellissimi podi al Giro e alla Vuelta l’anno scorso. Certo, il Tour è più difficile, ma ci proverò».
Bis giallo o trionfo iridato?
«Se dovessi scegliere tra il secondo Tour e il Mondiale, opterei per il se­condo. La mia filosofia è sempre la stessa: uno di tutto. Se ho una caratteristica è che tra i corridori da Gran­di Giri io sono tra i pochissimi a vincere anche corse di un gior­no e classiche sia Monu­mento come la Sanremo e Lom­bar­dia».
Ti piace questo Tour de France?
«Il Tour è sempre bello, e quello di quest’anno ancora di più».
Anche la tappa numero 17: solo 65 km sui Pirenei, con tre gran premi della montagna, e i corridori che partiranno a se­conda della classifica: a griglie, come nella mountain bike.
«È chiaramente una tappa molto particolare, forse la vera incognita di questo Tour, ma per quanto riguarda le griglie di partenza, mi sembra una sciocchezza assoluta, non servono a niente. Siamo professionisti, non amatori».
Froome, dopo il Giro, sarà un pericolo anche al Tour?
«Sarà l’uomo da battere».
Al suo posto, con un procedimento legale sul capo per le note vicende date dalla po­sitività al salbutamolo, lei avrebbe corso?
«I regolamenti lo consentono, quindi sì».
Sul Colle delle Finestre, la tappa che gli è val­sa il Giro, il britannico ha fatto un nu­mero alla Nibali, non trovi?
«Vero, ha fatto una cosa che è più nelle mie corde che nelle sue, ma è stato bravissimo. Non so piuttosto spiegarmi il perché Dumoulin non abbia provato a stare con lui. Doveva tentare il tutto per tutto, ingaggiare un duello uno contro uno, invece di attendere Pi­not e il suo compagno di squadra. Però la testa è generalmente guidata dalle gambe e non dalla lingua, quindi mi taccio».
La cronosquadre ti preoccupa?
«Un po’ sì, ma so che andremo meglio che al Delfinato, Un distacco accettabile? Un minuto. Se è di più non è buona cosa».
Cosa temi di più: Froome o la Sky?
«La Sky di Froome. Hanno un budget impressionante a disposizione che permette loro di fare quello che vogliono. Se Chris può fare la doppietta dopo la corsa rosa? Forse sì. Di si­curo il Giro lo ha finito in crescendo».
Per il Lombardia e la Sanremo la piccola Emma ti aveva chiesto come regalo una coppa: per il Tour le ha chiesto qualcosa?
«Per il momento no, ma c’è tempo per le richieste e i sogni. Emma, quando meno te lo aspetti arriva, proprio come me».

Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
Anna Van der Breggen è abituata apodi e maglie importanti ma l'emozione risce sempre a far capolino sul suo volto: «È davvero bello essere qui e poter correre il mondiale: anche se c’è meno gente lungo le strade e al...


Ci sono "progressi significativi" nelle condizioni di Alex Zanardi, a fronte dei quali "i medici ribadiscono, comunque, il permanere di un quadro clinico generale complesso, sulla cui prognosi è assolutamente prematuro sbilanciarsi". E' quanto afferma una nota dell'ospedale San Raffaele...


Vittoria Bussi sorride al termine della sua fatica mondiale e spiega: «Il vento si è fatto sentire, vi assicuro che la prima parte sembrava interminabile. È stato molto bello, a 33 anni mi emozione ancora come una bambina. Ero tesa,...


Anna Van der Breggen è la nuova campionessa del mondo della cronometro e aggiunge un'altra perla alla sua collezione di vittorie. L'olandese, fresca vincitrice del Giro Rosa, ha preceduto la svizzera Reusser e l'altra olandese Ellen Van Dijk. Miglior azzurra...


Bruttissima caduta per la statunitense Chloe Dygert nel corso del campionato mondiale a cronometro. In netto vantaggio su tutte le avversarie all'intermedio, Dygert è stata inquadrata dalla regia televisiva mentre perdeva letteralmente il controllo della bicicletta impostando una curva -...


L’origine del mito dipende spesso da un luogo, un luogo che può anche diventare magia per un appassionato. È cosi che il nuovo gruppo gravel Campagnolo Ekar™, il più leggero al mondo, prende il nome dal Monte Ekar, una cima...


È uno dei talenti più puri del nostro ciclismo giovanile: Antonio Tiberi sta confermando anche tra gli Under 23 le belle cose che aveva fatto vedere tra gli juniores. E domenica ha firmato un capolavoro imponendosi nell'internazionale Trofeo città di...


Potrebbe essere una rivincita della Milano-Sanremo. Così gli analisti di Stanleybet.it vedono i campionati mondiali di ciclismo su strada, in programma domenica sul circuito di Imola, con partenza e arrivo nell’Autodromo. I favoriti sono infatti Wout van Aert e Julian...


Nuovo acquisto per la Cofidis in vista della stagione 2021: arriva infatti il ventinovenne scalatore spagnolo Ruben Fernandez che sarà un punto di riferimento importante per Guillaume Martin. Fernandez ha vinto il Tour de l’Avenir nel 2013 e poi nella...


Un grave lutto ha colpito Ivano Paleari, presidente del team dilettantistico Named Rocket. E' scomparso il padre Maurizio, di anni 71 (li aveva compiuti il 3 settembre). Era in cura presso il Policlinico di Monza. Nulla però lasciava presagire un...


TBRADIO

-

00:00
00:00
VIDEO





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155