Rapporti&Relazioni
AAA cercasi personaggio
di Gian Paolo Ormezzano

Ormai uno sport, per conquistare e mantenere la ribalta, la vetrina, la supremazia o almeno l’attenzione nello show-business, ha un bisogno disperato, vitale del personaggio. Di quello che va in televisione, e pazienza se ci va anche per dire scemate o per giustificare la presenza iconografica, al suo fianco, di bionde scosciate, di nere tettute. Gli stessi quotidiani sportivi si sono dati alla tetta e al culo: esplicitamente in foto dalla cui didascalia si apprende che la sublime attrice debitamente mignottosa Ics Ipsilon adora la Juventus, implicitamente in servizi pseudogiornalistici e pseudosportivi cuciti addosso a campionesse, o anche presunte tali, che hanno il grande pregio di non essere racchie, e che sanno persino figurar bene in bikini o in tanga da gara.

Il ciclismo niente, non ha personaggio. Non lo ha più, ha perso Pantani magari non bello anzi di un brutto evidente che però fa tenerezza o nei cervelli complicati fa vizio. Sta perdendo Cipollini bellissimo e assai personaggioso ma per sua stessa decisione sprovvisto di un preciso futuro sportivo: per cui viene quasi più facile pensarlo attore come Massimiliano Rosolino, testimonial pubblicitario fisso come Antonio Rossi. È senza personaggi il ciclismo che pure ha vissuto di personaggi, anzi di coppie di personaggi, per via del famoso dualismo, dove Binda e Guerra, Coppi e Bartali, Gimondi e Motta, Saronni e Moser si sono tenuti su a vicenda, uno appoggiato all’altro come le carte da gioco in memorabili precarissime costruzioni manuali di castelli appunto cartacei.
La mancanza di un personaggio potrebbe anche essere virata in positivo, così: c’è un mondo balordo, quello di oggi, che si pasce molochianamente di persone, ben che vada di personaggi, che impone dittature psicologiche di bipedi che in altri contesti sarebbero a malapena apprezzati criticamente, e il ciclismo dunque deve essere lieto di non contribuire con la sua fornitura al trucido banchetto della popolarità di questa speciale orrenda carne di consumo. Ma chi se la sente non diciamo soltanto di farsi addosso, di farsi dentro questo ragionamento, ma anche di proporlo “fuori”, di cercare di imporlo? Si rischia di venire tagliati fuori dalla contemporaneità, e pare che proprio non esista, non possa esistere sciagura più grave. La scherma sta respirando meglio, da quando ha scoperto la personaggia femmina, specie italiana, la casalinga campionessa, nonché il guascone anticalcio, permanentemente in guardia anzi in affondo contro lo strapotere del pallone, alla Paolo Milanoli, grande spadista e grande agente pubblicitario del suo sport.

E allora? Inventare un qualche personaggio, creare un attore e sbatterlo sulla scena? Col rischio anche di usare malamente qualcuno, di commettere errori, di raccogliere fischi? Il ciclismo è lo sport di Fausto Coppi, non può e non deve permettersi nessun guittume, nessuno errore di misura, di comportamento, di recitazione.
Non facile, non semplice. È persino possibile arrivare a pensare che, se senza personaggio non si vive, tanto vale morire. Certo che da adesso sino al Giro d’Italia o anche al Tour de France 2003 non c’è molto da fare, il personaggio deve avere addosso il rosa o il giallo, Cipollini è stato l’eccezione che conferma la regola. Dobbiamo aspettarci un duro inverno di calcio protervo e gaglioffo, che inventa personaggi che non esistono, che inamida fantasmi squallidi, che infligge il suo tutto, che non è niente, a noi che ci sentiamo dei nessuno.

SSSSSSSSSS

Un’idea fiorita col concime mentale delle vacanze: portare in piena estate il ciclismo nei luoghi di villeggiatura. Ma portarlo sistematicamente, con gare e con iniziativa assortite. Infliggerlo, se del caso, a vacanzieri grevi, a villeggianti immemori, a bipedi appena scesi da un’auto che hanno posteggiato finalmente con odio, decidendo di non ritrovarla per un po’ di giorni, neppure mentalmente.
Il come non ci apparterrebbe, ma per non rimanere soltanto nella parte del giornalista che critica soltanto, che non propone e quindi non si espone, proviamo a suggerire una costa all’anno: oltre a quelle isolane, quella ligure, quella versiliese, quella laziale, quella salernitana, quella jonica, quella salentina, quella bassoadriatica, quella romagnola, quella veneto-friulana... Sempre una battuta sistematica, insistita, portando lì i campioni, facendoli gareggiare, offrendo ai giovanotti sperimentazioni di bici da cosa, inventando prove a premi (a premiuzzi) tra i turisti. Una specie di beach-volley della bicicletta. Un gioco a quiz (imprescindibile) tra i villeggianti su memoria ed attualità ciclistica, sempre con premiuzzi. Qualche gimkana pedalata, magari con la partecipazione di corridori noti che si fanno battere.
No, è sputtanamento, è sopravvivenza. Il ciclismo sta annegando ed è lecito anzi doveroso ogni intervento in (ultima) spiaggia, ogni operazione da bravo bagnino, per farlo in qualche modo respirare.

SSSSSSSSSS

Preghiera del ciclofilo italiano che vuole l’immortalità: “O mio Signore, e dunque anche Signore del ciclismo, del mio amato ciclismo, dammi un Virenque italiano, un vero pentito del doping, un masochista che però riesca a pensare al futuro del suo sport più che al suo futuro, uno che ammetta, confessi, racconti, deprechi, rifiuti, ammonisca, insegni, riconquisti, e poi raccoglimi pure accanto a Te”.

Gian Paolo Ormezzano, torinese, editorialista de “La Stampa”
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