Rapporti&Relazioni
Il gioco dei desideri
di Gian Paolo Ormezzano

Giochiamo al gioco di avere la possibilità di esplicare per il ciclismo, per le sue fortune, la sua esistenza forte un atto di potere assoluto, singolo o meglio ancora bene accompagnato. Sapete la barzelletta sul poveraccio che strofina una lampada, è quella di Aladino, appare il Genio che gli dice di esprimere uno, due, tre, dieci desideri? Di solito il poveraccio, in quella che spesso è una vera e propria barzelletta, si sbaglia, commette errori, insomma sciupa la, le opportunità. Il gioco è rischioso, sia pure sempre e soltanto sul piano virtuale. Comunque proviamo, elencando una serie di desideri che vorremmo vedere realizzati. L’ordine non è quello di importanza, è quello in cui i desideri si presentano alla nostra mente, per un articolo scritto davvero in diretta.
Dunque:
1Vorremmo che ad ogni azione di controllo antidoping dentro al ciclismo, addosso al ciclismo, corrispondesse una azione analoga dentro al calcio, addosso al calcio. Così, per capire se tutte le bestie nere stanno soltanto da una parte sola, per sapere definitivamente se nel calcio c’è poco doping perché c’è poco antidoping, oppure perché lì sono tutti santi (e comunque sono già sicuramente tutti beati nella loro tranquillità da potere, tranquillità di cosca possente).
2Vorremmo che i gruppi sportivi italiani, pensando al bel successo dell’ultimo Giro d’Italia autarchico e di come il Tour ha trattato Cipollini, diventassero un po’ più avari di soldi ed attenzioni verso i ciclisti stranieri da accasare con soldi nostri.
3Vorremmo che il Giro d’Italia delle donne venisse disputato insieme a quello degli uomini, con la stessa forte organizzazione: il Tour fece qualche prova di questo tipo, il fatto che non sia andato avanti potrebbe anche voler dire che il Tour delle donne abbia fatto paura al Tour degli uomini. Vale la pena provare anche sulle nostre strade.
4Vorremmo che la gente, pensando a Pantani, pensasse ad un oggetto di prezioso antiquariato, andato disperso nel 1999, da ritrovare assolutamente ma non perché continui a strabiliarci come una volta, bensì perché riposi definitivamente su un buon bel ripiano di casa, o dentro la giusta cornice.
5Vorremmo che il Giro d’Italia provasse a spostarsi più avanti nell’anno, diciamo dentro giugno, finendo quando il Tour sta per cominciare, e così diventando scelta precisa di corridori che pensano alla corsa rosa e basta, senza usarla per prepararsi al Tour e comunque senza subordinarla in qualche modo al Tour.
6Vorremmo che il Giro d’Italia si rianimasse di idee organizzative all’antica: invasioni di città, invasioni della Rai. Offrendosi per un anno gratuitamente, pagando di tasca sua per diventare soggetto contrattuale più forte nel futuro anche prossimo.
7Vorremmo che il ciclismo tutto non patisse più il calcio: ma non da concorrente, no, da abitante di un pianeta diverso. Insomma, non vorremmo mai vedere Cipollini usato in televisione perché è tifoso dell’Inter, e in cambio non ce ne fregherebbe niente di sapere che l’Inter ha molti giocatori che tifano Cipollini.
8 Vorremmo che tutti, ma proprio tutti, noi compresi, la smettessero di parlare del ciclismo come di uno sport di fatica ferina, bestiale, come ad uno sport di fachiri sfigati: magari è vero, ma ormai il mondo non solo se ne frega di chi soffre, lo ridicolizza pure.
9Vorremmo che qualche onorevole andasse a Montecitorio in bicicletta, ma non soltanto un giorno per acchiappare qualche riscontro televisivo e raccattare voti: proprio perché gli piace, è comodo e sano, fa bene ai muscoli suoi e alle teste dei suoi elettori.
10Vorremmo che un qualche grosso personaggio televisivo, pagato il giusto, contornasse il Giro di uno spettacolo vero, con un concorso speciale che per una volta desse tanti soldi ai vincitori.
11Vorremmo che a nessun ciclista venisse mai più chiesto se è stata dura, se ha sofferto, ed a chi dedica la vittoria.
12Vorremo che durante il festival canoro di Sanremo venisse fatto dalle forze dell’ordine un blitz negli stessi alberghi e con le stesse modalità del blitz contro il Giro due anni fa: così, per vedere cosa accade, cosa si scopre, cosa non accade.
13Vorremmo che venisse condannato all’ergastolo chi, di fronte alle immagini di grandissimo pubblico sulle strade del ciclismo, specie in occasione di grandi tappe di montagna al Giro, dicesse che tutta quella gente è lì soltanto perché non si paga il biglietto.
14Vorremmo che qualcuno intervistato dopo una tappa simile facesse un omaggio alla gente che per affollarsi su quelle strade ha speso tantissimo in spostamento, fatica, ore sottratte al lavoro o all’ozio, lontananza da casa, rinuncia alla comodità della poltrona davanti al televisore, eccetera (persino in benzina, toh).
15Vorremmo che non si stilassero più classifiche di cui alla gente non frega niente, compresa quella di Coppa del mondo, e invece ogni anno ci fosse una specie di premio Nobel del ciclismo, deciso da grande giuria esterna di artisti, scrittori, uomini di scienza e di cultura.
16Vorremmo che qualche letterato e qualche cineasta riuscissero finalmente, con il ciclismo a darci quel capolavoro di cinema, teatro, editoria che sinora lo sport non è riuscito a dare in nessuna parte del mondo, e spupazzando un po’ tutte le discipline.
17Vorremmo poter formulare altre proposte, per incuriosire, forse anche per far discutere. Ma ci fermiamo qui, il Genio della lampada potrebbe essere stanco di dirci che no, non si può, questo poi, quella roba lì mai, e che alla fine ci chiedesse cosa il calcio ci ha fatto di male per ipotizzare per esso un trattamento così cattivaccio.

Gian Paolo Ormezzano, torinese, de “La Stampa”
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