Pettenella impegnato in tandem (dietro) con la maglia di campione olimpico
Graeme Gilmore in azione, in barba alle leggi della gravità
PISTA | 20/02/2017 | 07:54 Nel ciclismo moderno - condensato di rigore tecnologico e programmazione - spazio per un genio sregolato come Vanni Pettenella probabilmente non ce ne sarebbe ed è proprio per questo che la sua assenza pesa ancora di più. Se n'è andato sette anni fa, giusto oggi, il buon Vanni e da allora riposa tra i grandi di Milano, al Famedio. La Milano che lo aveva adottato, lui nativo di Caprimo Veronese, e si era innamorata delle sue evoluzioni in pista.
L'apice della sua carriera lo toccò giovanissimo in maglia azzurra, ai Giochi Olimpici di Tokyo 1964, dove vinse l'oro nel torneo della velocità - a quei tempi senza dubbio il più prestigioso - e l'argento nel km da fermo.
A seguire una lunga carriera su strada e su pista, amici in tutto il mondo (come dimostrano le foto che vi proponiamo, inviate pochi giorni fa al figlio di Vanni, Marco, da un altro grande della pista di quegli anni d'oro come l'australiano Graeme Gilmore; sopra Pettenella è in maglia GBC), l'attività come tecnico della pista con centinaia di atleti di tutte le età avviati a questa specialità e soprattutto una serie di geniali invenzioni - su tutte i tubi ovalizzati, le ruote a sei raggi e l'apparecchio per l'elettrostimolazione muscolare - che oggi ci sono ormai famigliari ma che dobbiamo a questo grande uomo che ci ha lasciato troppo presto e che non noi non finiamo di ricordarlo con infinita dolcezza e rimpianto. a cura della redazione di tuttobiciweb.it
ringraziare il Vanni, per la sua generosità, la sua disponibilità e la sua inventiva. Pettenella rappresenta nel mio vissuto ciclistico quanto di meglio possa darti una persona incontrata per caso e apprezzata per sempre....
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