SETTE ANNI SENZA IL BALLERO

STORIA | 07/02/2017 | 09:17
Sette anni fa, era domenica. E c'era il sole che solo l'inverno sa rendere così limpido. Sette anni fa Franco Ballerini andava in fuga sulle strade del pedalare eterno. Andava in fuga scattando proprio sulle strade di casa, paretcipando al Rally Ronde di Larciano, dov'era impegnato come navigatore di Alessandro Ciardi. L'auto esce improvvisamente di strada a Case nel Vento ed è proprio il vento che si porta via il Ballero, che muore in seguito alle gravissime lesioni riportate nello schianto della vettura contro un muro.

Da poche settimane aveva compiuto 45 anni (era nato l'11 dicembre 1964) e da ormai nove anni era diventato il comandante dell'ammiraglia azzurra, il generale di una nazione e di una nazionale vincenti. Nel 2001, pochi mesi dopo aver concluso la carriera agonistica sul pavé di quella Roubaix che è stata il simbolo del suo pedalare, Ballerini aveva iniziato la sua avventura come commissario tecnico della nazionale e rapidamente aveva saputo diventare il simbolo del ciclismo italiano, sempre affiancato da un maestro come Alfredo Martini, per il quale era diventato un figlio.

Sette anni dopo, Franco è sempre presente. Sin dall'alba i social hanno cominciato a riempirsi di ricordi e di messaggi, firmati da campioni di ieri e di oggi, da amici, da tifosi, da gente del ciclismo. C'è chi cerca le parole per spiegare, chi prova ancora a capire, chi preferisce nascondere dietro ad una foto un dolore che non si lenisce, chi a Franco manda un saluto.

Le manifestazioni ufficiali di ricordo sono in programma a Casalguidi, come sempre: alle 17.45 l'omaggio al cimitero davanti alla stele che lo ricorda e poi la Santa Messa, quindi stasera alle 21 al Teatro della Misericorda lo spettacolo «A ruota della passione - La storia di Alfredo Martini» di Tommaso Parenti.

Intanto la vita va avanti: il 16 marzo la Corte d'Appello di Firenze discuterà l'apello presentato dal pm Luigi Boccia contro l'assoluzione dall'accusa di omicidio colposo il presidente dell'Aci Angelo Sticchi Damiani, i vertici Aci-Csai e il patron del rally: secondo l'accusa, il collare Hans (che ai tempi era appena divenuto obbligatorio) è stato la causa delle lesioni che hanno portato alla morte del Ballero.

La vita va avanti e Gianmarco, il primogenito di Franco, diventerà padre e renderà nonna la signora Sabrina. Intanto Matteo, il figlio più piccolo, continua a studiare.
E sulle strade d'Italia la Ballerini-Primigi - fortemente voluta da Luca Scinto con l'appoggio totale di Sabrina - una squadra di juniores porta in giro con orgoglio il nome di Franco sulle maglie. La corsa continua.

Paolo Broggi
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