ELEZIONI. Gimondi, Roscini e le cose che non vanno

FCI | 31/12/2016 | 09:55
Al Circolo di Castelnuovo alla periferia di Prato l’incontro di Norma Gimondi e Carlo Roscini, entrambi candidati per la presidenza della Federazione Ciclistica Italiana alla prossima assemblea nazionale del 14 gennaio a Rovereto. Incontri distinti e separati, quanto partecipati, con dirigenti e sportivi ma soprattutto con i delegati della Toscana organizzato da Andrea Vezzosi. Tra i presenti il presidente del Comitato Regionale della Toscana, Giacomo Bacci (con i vice Maria Bruni e Del Balio ed il consigliere Marchesini) e delle Marche, Lino Secchi. Numerose le convergenze tra i due e qualche distinguo.

Sia Norma Gimondi che Carlo Roscini hanno detto che le rispettive candidature non sono contro qualcuno, ma nascono dalla esigenza di cambiamento del quale la Federazione ha assoluto bisogno e che sono stati entrambi sollecitati a farsi avanti.

Per Norma Gimondi che ha impiegato quattro mesi prima di decidere se candidarsi o meno, “sono inconcepibili 85 delibere presidenziali, evidentemente c’è qualcosa che non va”. Priorità assoluta per lei, la riforma dello Statuto, la revisione della normativa sui Comitati Regionali, l’introduzione del federalismo fiscale per decentrare parte delle risorse. Ha parlato poi del declino del movimento professionistico, della necessità di un’assemblea a metà del quadriennio olimpico, e che a votare debbono essere le società con i loro dirigenti e non i delegati. Ha parlato del settore amatoriale dove la Federciclismo è stata superata dagli Enti, “bravi e meno costosi”, della sicurezza delle gare, dell’attività su pista e nel mountain bike, disciplina che vede “la Federciclismo lontana dalle società”, della giustizia sportiva che “deve essere imparziale” del ciclismo femminile “fiore all’occhiello del nostro ciclismo, ed allora c’è da chiedersi perché nessuna delle brillanti azzurre è testimonial di qualche azienda come succede con alcune campionesse di altri sport. Occorre managerialità e intraprendenza”.

Carlo Roscini ha soprattutto incentrato il suo lungo intervento su quello che è stato il lavoro in seno al Consiglio Federale negli ultimi anni, di cose non fatte, oppure fatte male. “Occorre che la Federazione Ciclistica torni da dove è partita. E’ necessario dare spazio alla base, ai Comitati Regionali, al territorio, occorre ascoltare le società. Come è possibile che non ci siano più alcuni Comitati Regionali come la Calabria, la Basilicata. Evidentemente non c’è stato al momento opportuno l’intervento che era necessario. La Federciclismo che conta poco nel CONI e nell’Unione Ciclistica Internazionale, deve essere guidata in maniera diversa, vicina alla base, necessita di cambiamento, occorre far prevalere le idee, e questo è il motivo per cui ho deciso di candidarmi, non contro Renato Di Rocco, ma per provare a cambiare”.

Antonio Mannori
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COMMENTI
Le chiacchere NON fanno farina...
31 dicembre 2016 13:09 magico47
Non hanno ancora capito che non riusciranno più a risollevare questo bellissimo sport e non hanno capito ancora dove e perchè il CICLISMO è stato fatto scendere a livelli miserabili,....lasciate stare che è meglio,parlate con i tifosi e con quelli che veramente amano questo SPORT,ve lo diranno loro cosa hanno combinato negli anni i signori ai vertici.
NON capire il problema vero conviene sopravvivere così, con maneggioni,ignoranti e opportunisti ai vertici.Giornali e TV fanno pena.

Loriano Gragnoli


Forza Di Rocco
31 dicembre 2016 13:25 antani
scusate ma non avete ancora capito che Di Rocco, fin quando resisterà, sarà in assoluto la miglior soluzione per tutto il ciclismo italiano. Di Rocco è esperienza, è capacità, è conoscenza ed è una figura potente ed influente e serve a tutti noi. Non per niente è il Presidente più medagliato di tutti i tempi!

7Tant'anni son troppi
31 dicembre 2016 19:48 ruotone
Questa sì che è una supercazzola con scappellamento a destra come fosse antani.
Antani, quando dice "noi" chi sareste?
Perché a me personalmente il sopra citato non serve.
Anzi lo metterei nei ricicloni di Natale per i bimbi poveri (di spirito).

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