L'OTTOVOLANTE DI VENDRAME

DILETTANTI | 22/10/2016 | 07:47
Un otto volante di emozioni, amplificate, forti, incredibili. Un otto volante sul quale Andrea Vendrame - scricciolio di 160 centimetri per 55 chili - è stato proiettato dall’alto giù verso l’abisso e poi di nuovo su, quasi a toccare il cielo.
«L’obiettivo della mia stagione era chiaro: confermare le belle cose fatte nel 2015, crescere ulteriormente e conquistarmi un posto tra i professionisti per il 2017. Invece...».

Andrea ha 22 anni, vive con mamma Nadia e nonna Lidia a Santa Lucia di Piave, è un punto di forza della Zalf Euromobil Désirée Fior. Lo raggiungiamo in una tranquilla serata di fine settembre e con lui riavvolgiamo il nastro di questa stagione.
«Lo riavvolgiamo fino al 7 aprile. Mi sto allenando, sono a Vittorio Veneto e una macchina mi taglia la strada, la si­gnora al volante non si accorge di me e l’impatto è violentissimo. Botte e abrasioni dappertutto, ma volto e schiena escono a pezzi. Un complicato intervento chirurgico mi ricostruisce lo zi­gomo destro e il labbro. Quando mi risveglio dall’anestesia, il chirurgo mi dice subito che devo considerarmi miracolato, prima per le conseguenze ben peggiori che avrebbe potuto avere l’impatto e poi perché con un solo in­tervento sono riusciti a sistemarmi il viso, quindi i tempi di recupero potranno essere ridotti».

E la schiena?
«Quella continua a darmi problemi, spesso la notte mi sveglio a causa dei dolori alle vertebre lesionate. Ci stiamo lavorando con il fisioterapista che mi segue, è un problema che con il tempo si risolverà. Per fortuna quando sono in sella quasi non lo avverto».

Quando è durato lo stop?
«Per quaranta giorni non ho potuto far nulla, solo brevi passeggiate stando ben attento a non sudare. A fine maggio sono tornato in palestra, a giugno in bicicletta per ricominciare piano piano. È stato fondamentale l’aiuto della mia famiglia, della mia ragazza Martina, di Luciano Rui, di Gianni Fa­resin e di tutta la Zalf».

Hai ripreso la strada e sei arrivato fino al bronzo europeo...
«Il ct Amadori mi ha fatto un grande regalo: all’inizio dell’anno avevamo programmato insieme l’avvicinamento all’Europeo, in estate ho ripreso a pedalare forte, ma se lui avesse deciso di chiamare qualcun altro non avrei avuto nulla da dire, invece mi ha voluto in Nazionale e io ho dato il massimo per la squadra, come sempre».

Ci racconti la gara?
«Sono partito molto tranquillo, pensando solo al bene della squadra. Nel finale stavo bene, purtroppo Consonni non era al top, così ho detto ai ragazzi “se parte qualcuno, io lo seguo”. E alla fine è arrivato un terzo posto prezioso. Sul podio ho provato emozioni forti, così come quando Amadori, Cassani e i miei compagni mi hanno abbraciato. I cittì mi hanno detto “per noi questa medaglia vale come un oro”. Figuratevi la mia gioia...».

Al punto che poi Cassani ti ha chiamato per correre la Sabatini tra i professionisti.
«Me lo ha anticipato proprio in Fran­cia, gli ho dato subito la mia disponibilità. Tra i prof c’è un altro modo di correre, ovviamente, e nel finale sono arrivato un po’ duro, mi sono accorto che davo anche un po’ fastidio ai vecchi del gruppo ma ho pensato a fare il massimo e sono riuscito a chiudere con un bel quarto posto».

Quali sono le tue caratteristiche tecniche?
«Sono uno scattista, vado bene sulle salite brevi, anche lunghe, quelle delle classiche, tanto per intenderci. Mentre sulle salite lunghe più di sette-otto chilometri comincio a soffrire».

Parli di classiche, quali sono i tuoi idoli?
«Fino a quando ha corso, ho ammirato Oscar Freire, poi il mio preferito è diventato Philippe Gilbert. Mi sembra evidente quali possano essere le corse che mi piacciono...».

Un lungo salto all’indietro: quando hai iniziato a correre?
«Da G1 e alla prima gara ho subito vinto. Innamorarmi di quel gioco merviglioso che è la bicicletta è stato inevitabile. Prima avevo provato altri sport, l’ultimo prima del ciclismo era stato il judo, ma mi sono slogato subito una caviglia e non l’ho più voluto praticare. Poi il postino del paese, che allenava i Giovanissimi a Santa Lucia, vedendomi sempre scatenato in bici mi ha proposto di provare e io ho accettato. Ma fino al primo anno da dilettante per me la bici è stata un hobby, l’occasione per fare sport e mantenermi in fomra. Dopo essermi diplomato tecnico dei sistemi energetici ho cominciato a guardare il ciclismo con occhi diversi. Al secondo anno, la Marchiol mi ha proposto di entrare nel team Conti­nental e ho accettato, correndo spesso con i professionisti».

Poi è arrivata la Zalf.
«Hanno creduto fortemente in me, i presidenti Lucchetta e Fior mi hanno seguito e motivato, i tecnici mi hanno aiutato a crescere soprattutto a livello mentale, mi hanno insegnato lo stile di vita di un vero corridore. Quest’anno Rui mi ha chiesto di fare anche un po’ da chioccia ai ragazzi più giovani del team e spero di essere riuscito a trasmettere loro almeno in parte quello che ho imparato in questi anni».

Una lunga attesa, poi finalmente la telefonata tanto attesa è arrivata e con essa il contratto per il passaggio al professionismo.
«Proprio così, ho firmato con la Androni Giocattoli. All’inizio dell’anno mi ero ripromesso di smettere, se non fossi riuscito a passare e avevo cambiato idea. Purtroppo in Italia quando diventi Élite tante porte si chiudono, puoi correre molto meno, non hai le stesse chance che hanno i pari età all’estero, quindi...».

Ora le ultime pedalate di stagione, poi vacanza e qualche ora a pescare sui fiu­mi veneti: come gli ha insegnato suo nonno, attenderà con pazienza che ab­bocchi qualche bel pesce, proprio come ha atteso quel contratto che dal prossimo anno gli aprirà le porte del sogno.

Paolo Broggi, da tuttoBICI di ottobre
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COMMENTI
IL GUERRIERO
22 ottobre 2016 13:42 baro
mandi ..Ve lo posso assicurare che il giorno dell incidente era conciato veramente MALE , che lo ha fatto ripartire e arrivare dove e" arrivato ,e" stata la voglia e CREDERCI SEMPRE .!!!!! Andrea ha avuto una forza d animo che hanno pochi .Vederlo spianare il Cansiglio ,(salita nei pressi di vittorio veneto,) si vedeva che voleva recuperare il tempo perso causato dallo stop dell incidente. COMPLIMENTI ANDREA VENDRAME

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