Lefevere reagisce: accuse infamanti e infondate

| 26/01/2007 | 00:00
Dopo essere stato per tre giorni bersaglio di accuse pesantissime, Patrick Lefevere è passato al contrattacco e oggi, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta a Courtrai, in Belgio, ha smontato una per una le accuse mossegli dal quotidiano belga Het laatste Nieuws e dal giornalista Maarten Michielssens. «Ci hanno attaccato in modo vile e immotivato. Dico "ci" perché non sono solo un uomo: sono anche sposo e padre, manager di uan formazione importante come la Quick Step Innergetic, presidente dei Gruppi Sportivi (carica alla quale non mi sono candidato, ma mi hanno chiamato), responsabile della IPCT, membro della commissione antidoping dell'UCI e consigliere dell'Uci ProTour. Bene, le accuse sono partite da fatti vecchi di trent'anni - l'uso di anfetamine da corridore - che ho ammesso in prima persona. Hanno scritto di droga, di disintossicazioni, denunce e tradimenti: non sono mai stato colpevole di alcuna di queste accuse. E prometto 50.000 euro di premio a chi troverà il centro di disintossicazione presso il quale sarei stato ricoverato in passato, un centro che non esiste... Ho letto poi delle vaghe accuse anonime e di doping di squadra, fra l'altro una contraddizione in termini quando Johan Museeuw per cercare sostanze illecite si è dovuto rivolgere ad un veterinario e non al medico della squadra! E a proposito di Museeuw, io non l'ho mai costretto a tacere, si tratta di un'altra menzogna. I corridori stessi smentiscono le illazioni lette, i giornalisti del quotidiano in questione mi mandano degli sms di solidarietà, ma la mia immagine è stata messa alla berlina senza offrirmi la possibilità di replicare. Ora la cosa passa in mano agli avvocati ma chiudo con una domanda: questo giornalista, che ha scritto solo falsità, sarà premiato dal suo direttore per aver fatto crescere le vendite o sarà licenziato? Quanto a me, il compito che mio attende è quello di tenere serena la squadra: domani, per fortuna, si torna a correre...».
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