PASTO OLIMPICO. Quell'oro mai assegnato

STORIA | 10/08/2016 | 07:51
Londra, Olimpiadi del 1908. Lo stadio fu costruito, nella zona tra Hammersmith e Fulham, in soli 10 mesi. Era gigantesco. Ospitò calcio e rugby, atletica e nuoto, tiro con l’arco e hockey su prato, tiro alla fune e ciclismo, con una pista che superava i 600 metri. Le tribune accoglievano 20 mila spettatori seduti e, si dice, 130 mila in piedi. Non a caso fu ribattezzato “The Great Stadium”, prima di entrare nella storia come “White City Stadium”, e poi essere raso al suolo per dare spazio alla nuova sede della BBC.

Sette le prove nel programma olimpico del ciclismo, ma soltanto sei le medaglie d’oro. La prova di velocità non ebbe vincitori né vinti: e le medaglie non furono mai assegnate. Nella finale si sfidavano quattro corridori: tre inglesi e un francese. Benjamin Johnson, uno del quartetto inglese che aveva vinto l’oro nell’inseguimento, forò poco dopo il via della prova. Gli altri tre finalisti, gli inglesi Clarence Kingsbury, oro nell’inseguimento a squadre e nei 20 chilometri, e Benjamin Jones, oro nell’inseguimento a squadre e nei 5 mila metri, e Maurice Schilles, oro nel tandem e argento nei 5 mila metri, rallentarono, temporeggiarono, quasi si fermarono per giocarsi, strategicamente, le posizioni. All’inizio dell’ultimo giro, anche Kingsbury forò. Schilles e Jones finalmente scattarono e sprintarono, e il francese prevalse per pochi centimetri.

Oro e argento? Macché. Né oro né argento né bronzo. Esisteva un tempo massimo di un minuto e 45 secondi per concludere la prova, i tatticismi avevano fatto oltrepassare il limite, e la competizione fu annullata. Tutti si aspettavano che la gara venisse ripetuta, ma i giudici si opposero. Il regolamento, secondo loro, parlava chiaro.


La velocità olimpica del 1908 non è l’unica gara olimpica a non avere vincitori. Accadde anche nella lotta greco-romana. Ai Giochi di Stoccolma del 1912, nella finale della categoria dei pesi mediomassimi, si affrontavano lo svedese Anders Ahlgren e il finlandese Ivar Boling. Erano tutti e due così forti che fino a quel punto avevano sistemato gli avversari in incontri durati meno di 35 minuti. Ma nel confronto diretto, la loro forza si equivalse. Ahlgren e Boling lottarono alla pari, e dopo nove ore i giudici interruppero la sfida. Le regole stabilivano che, per vincere, si dovesse superare l’avversario, e qui nessuno ci era riuscito. E così i giudici dichiararono la doppia sconfitta, cioè nessuna medaglia d’oro ma due d’argento.

E nessun oro neanche nei 100 metri donne, atletica leggera, Giochi di Sydney del 2000. La gara fu vinta dalla statunitense Marion Jones, che però sette anni dopo confessò di essersi dopata e le medaglie d’oro (non solo nei 100, ma anche nei 200 e nel lungo) le furono revocate. L’oro sarebbe dovuto andare alla greca Ekaterina Thanou, ma il Comitato internazionale olimpico si rifiutò di premiarla dopo che la velocista (e con lei il collega Kostas Kenteris) era stata scoperta nel simulare un incidente in moto per evitare un test antidoping. E così alle giamaicane Tayna Lawrence e Merlene Ottey rimasero argento e bronzo.
 
Marco Pastonesi
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