COSTA. Adrien, un giovane talento che sogna in grande

DILETTANTI | 16/05/2016 | 08:00
Adrien Costa, talento a stelle e strisce, già vicecampione del mondo juniores a cronometro, pochi giorni fa ha vinto il Tour de Bretagne, prestigiosa corsa di categoria 2.2 e proprio ieri ha chiuso al terzo posto il Rhone Alpes Isere Tour. Al primo anno nella categoria under 23 con i suoi 18 anni e mezzo, in maglia Axeon (team di Axel Merckx), sta facendo vedere tutto il suo potenziale. Chi lo segue da tempo ne parla come di un fenomeno, conosciamolo anche noi.

Presentati ai tifosi italiani. 


«Ciao! Il mio nome è Adrien Costa, sono nato in California e ho trascorso tutta la mia vita negli Stati Uniti, anche se la mia famiglia è originaria della Francia e per questo ho passato parecchio tempo in Europa. Sono iscritto all'Universita dell'Oregon, frequento i corsi di persona quando non ho le gare e via web durante la stagione. Amo stare all'aria aperta, facendo escursioni, sciando, andando a pesca. Mi piace molto anche suonare la chitarra, cucinare e in genere godermi la vita!».


Cosa rappresenta il ciclismo nella tua vita? 

«Una parte davvero importante. Adoro ogni aspetto di questo sport e tutte le diverse sfaccettature: dallo sforzo fisico alla resilienza mentale che richiede, la parte scientifica e dei dati, i bellissimi posti che con la bicicletta si possono visitare, le persone che ti permette di incontrare e le culture con cui vieni in contatto. Sono appassionato di ciclismo fin da bambino, quando guardavo in tv il Tour ogni estate in Francia e sognavo di scalare con la mia bici le più alte montagne proprio come i miei idoli. Ho iniziato a correre a 12 anni in pista, lasciando perdere il calcio che praticavo in precedenza».

Soddisfatto finora del tuo 2016? 

«Dire che sono contento sarebbe un eufemismo. La stagione sta andando meglio di ogni mia più rosea aspettativa. Sono partito con obiettivi modesti, non sapendo come avrei reagito al salto di categoria, provando a dare il massimo e ad imparare il più possibile ogni volta che attacco il numero alla schiena. Stanno arrivando dei buoni risultati quindi sono molto felice».

Prossimi obiettivi nel mirino? 

«Non ho dei goals precisi, per natura voglio sempre spingermi oltre i miei limiti, senza precludermi nessun tipo di corsa. Prossimamente sarò in gara alla Corsa della Pace e al Tour des Pays de Savoie, che sulla carta sono gare adatte alle mie caratteristiche quindi staremo a vedere».

Sogni per il futuro? 

«Onestamente mi basterebbe fare di questo sport il mio mestiere, svolgerlo serenamente, sfruttando al massimo tutte le esperienze che potrà offrirmi. Sono consapevole che è un'occasione più unica che rara poter correre in giro per il mondo professionalmente, perciò sto dando il massimo per vedere questa passione fin dove mi porterà».

Stai seguendo il Giro d'Italia? 

«Essendo sempre in viaggio e gareggiando spesso non è semplicissimo, ma quando posso sì. Mi aspetto una bella battaglia per la classifica generale. La corsa rosa è la gara che più mi ispira per le sue montagne "da pazzi", i panorami mozzafiato, le condizioni climatiche estreme che portano gli atleti a lottare con i propri limiti fisici e mentali, insieme alla grande passione dei tifosi. Questi ingredienti creano un'atmosfera unica che un giorno spero di poter provare in prima persona. Sono uno scalatore, che se la cava bene anche nelle cronometro. Mi piacciono le corse a tappe, spero di maturare per poter essere pronto un giorno ad affrontare tre settimane di gara».

Che rapporto hai con l'Italia? 

«Non ho trascorso tanto tempo nel vostro paese prima di questo inverno. Essendomi trasferito a Nizza, ora mi capita più spesso di pedalare sulle vostre strade per allenarmi o semplicemente gustarmi un buon caffè. Sono stato in Toscana, un posto davvero unico, con un patrimonio di storia e cultura che non ha eguali. Apprezzo molto la vostra passione per il ciclismo, la storia, i corridori, i paesaggi che potete vantare… per non parlare del cibo!».

Da un anno hai un legame in più con il nostro paese: sei seguito dal preparatore Andrea Morelli e dal Mapei Sport Service. 

«Sì e ne sono felicissimo. La scienza e ricerca all'avanguardia che offre il Centro Mapei mi ha convinto di essere nelle migliori mani possibili. Abbiamo già svolto dei test fisici e di posizionamento in bici, è un lusso per un ragazzo della mia età avere un supporto del genere. Sento di star crescendo e migliorando, su e giù dalla bici, perciò non vedo l'ora di continuare questa collaborazione con i migliori professionisti al mondo senz'altro proficua per costruire la mia carriera, che è proprio all'inizio».

Giulia De Maio

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