GINI. Di Basco: Franco per me era un fratello maggiore

PROFESSIONISTI | 21/02/2016 | 12:49
“Io lo conoscevo bene” potrebbe essere il titolo di un commento quantomai appropriato sulla morte di Franco Gini e redatto dall'ex-professionista di Migliarino Pisano Alessio Di Basco. 51 anni compiuti nel novembre scorso, una carriera ciclistica e una vita per certi aspetti – citando a nostra volta il Blasco – spericolata, 11 anni tra i Pro con 13 vittorie totali incluse due tappe al Giro d'Italia, una alla Vuelta e al Giro di Svizzera e l'attuale ruolo di CT della nazionale di ciclismo ungherese fanno dell'estroverso ex-ciclista pisano un personaggio davvero unico, spesso fuori dagli schemi ma che ha sempre saputo coniugare il pieno significato della parola amicizia.

Di conseguenza, il dover ricordare a cuore aperto Franco Gini lo porta a mescolare piacere e commozione: «Per me Franco è stato come un fratello maggiore, gli ero attaccatissimo. Abbiamo girato il mondo insieme, le nostre famiglie erano unite, trascorrevamo il tempo libero insieme, andando a ballare e divertendoci in mille modi. Quando però c'era da gareggiare o da allenarsi le situazioni cambiavano completamente. Ricordo che una volta, io e i miei compagni di squadra Brunello Incrocci e Denis Luci eravamo in ritiro nella casa della suocera di Franco, a Rosignano Solvay, dove talora trascorrevamo anche un mese per gli allenamenti. A pranzo Franco e sua moglie Lucia ritardarono e io mi avventai, famelico, su di un'enorme pentola di coniglio lasciando agli altri solo le... briciole. Al suo rientro Franco si arrabbiò moltissimo e mi rispedì a casa immediatamente, in bici e con le borse  a spalla…».

Detto questo Di Basco tiene a fare una precisazione: «Mi meraviglio dell'errore fatto da vari mass-media circa la data di nascita di Franco, definito come sessantatreenne. In realtà era nato a Cenaia il 29 febbraio del 1948 e così il suo compleanno cadeva ogni quattro anni. Noi lo festeggiavamo sempre, con grande partecipazione e il luogo più lontano in cui lo celebrammo fu Mendoza, in Argentina. Che tristezza, quest'anno sarebbe stata di nuovo una grande festa…».

E' assai curioso anche il modo in cui nacque il pluriennale e proficuo sodalizio sportivo Gini-Di Basco. «Franco da giovane si testò come calciatore, poi fu apprendista barbiere e quindi impiantò, insieme al fratello maggiore Bertino, un'azienda vivaistica-vinicola a Cenaia, che faceva le barbatelle (= vigneti, NDR), la Vini e Vivai fratelli Gini. All'età di 12 anni anch'io mi trasferii a Cenaia, in casa del coequipier Brunello Incrocci, essendo tesserato per la squadra Allievi dell'AC Sport e Cultura che aveva proprio come sponsor i fratelli Gini; da lì è nata la nostra bella amicizia».

Un'amicizia a prova di bomba che condusse entrambi ad approdare al mondo del ciclismo professionistico: «E' stato proprio così - prosegue Di Basco -. Come primo diesse ebbi Rolando Picchiotti e subito iniziai a vincere parecchio e bene. Franco mi seguiva sempre più da vicino. Passai alla Tiglio Go'Scarpa, quindi alla Dromedario e alla Baldacci-Fanini del diesse Moreno Campigli, dove conobbi un altro personaggio fondamentale come Ivano Fanini. I miei ottimi  risultati convinsero Ivano a farmi debuttare tra i Pro con la Remac-Fanini di patron Cioli, ma io pretesi con forza che Franco Gini mi seguisse e in tal modo ebbe inizio la sua eccezionale carriera di team manager e tecnico ai massimi livelli del ciclismo».

Doverose e consequenziali sono le considerazioni conclusive di Di Basco: «Franco possedeva una dialettica eccezionale ed era bravissimo nel trovare e intrattenere ottimi rapporti con gli sponsor. Inoltre, dal punto di vista tecnico era molto competente e mi sembra superfluo citare tutti quei grandi corridori che ha scoperto e tesserato nelle sue squadre, fino ad arrivare ai giorni nostri con il  lavoro svolto a favore dei giovani talenti della Colombia. Mi mancherà parecchio e sento già un grande vuoto dentro di me».

Stefano Fiori
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