DOPING | 10/02/2016 | 10:04 Il suo nome è ormai molto noto nell'ambiente del ciclismo: Istvan "Stefano" Varjas è l'ingegnere ungherese che ha inventato il motorino per la bicicletta da corsa. E a Repubblica ha raccontato storia e pensieri in una intervista realizzata da Cosimo Cito. «Ho iniziato a costruirli una ventina d'anni fa per offrire agli amatori la possibilità di avere un centinaio di watt in più. La mia idea è stata sviluppata poi dall'azienda austriaca Gruber, oggi si chiama Vivax».
E ancora: «Il mio dispositivo prevede un motore azionato per via elettronica, senza fili e con una batteria facilmente occultabile. Costa poche migliaia di euro, è alla portata di tutti».
Poi la denuncia: «Quando il mio sistema cominciò ad arrivare tra i professionisti, andai ad Aigle e parlai con l'allora presidente McQuaid per denunciare la cosa ma non mi diedero ascolto».
Infine l'affondo: «Quello di Femke Van den Dreissche è un caso dimostrativo, hanno voluto mandare un messaggio ai grandi prendendo un pesce piccolo. E quella della telecamera termica è una storia che non funziona: il mio sistema in meno di un minuto è tornato alla temperatura normale, non può essere scovato».
E in chiusura, la proposta: «L'unica vera arma è il passaporto biologico della potenza: registrare i watt di soglia dei corridori e rendere pubblici i dati. Chi va oltre, sta barando».
Su La Repubblica Varjas ha pensato bene di citarmi: \"Nel 2011 un ragazzo italiano, Michele
Bufalino, scrisse un bel libro (La bici dopata, Cld editore), aveva visto giusto\". Per quanto mi faccia piacere la citazione, non dimentico che 5 anni fa provò a non farmi pubblicare lo stesso libro che oggi rivaluta. Personalmente ritengo che l\'ungherese si sia fatto solo molta pubblicità, passando per quello che non è, ovvero un \"paladino oggi pentito\", ma continuo a pensare che sia di dubbia attendibilità. Sprono invece il collega Cito a tornare sull\'argomento.
Michele Bufalino
10 febbraio 2016 10:35VociDalGruppo
per farsi pubblicità va bene tutto.... ma perché il signore non chide i documenti e lo stato di famiglia ai suoi clienti ? passaporto biologico sulla potenza... adesso gli atleti dovranno anche comunicare quanto fanno sesso e con chi... ma vogliamo lasciare un po di mistero a questo ciclismo ? cominciamo a prendere quelli che si dopano con i controlli a tappeto ogni settimana soprattutto prima dei grandi giri e poi ragioniamo sui motorini
bici elettrica
10 febbraio 2016 12:31ELIOT
perchè non responsabilizzare le squadre , visto che in gara gestiscono loro le biciclette ,con responsabilita di fatto . il meccanico le bici le smonta e rimonta tutti i giorni e sicuramente se non và qualcosa la squadra ne è al corrente .
unica soluzione
10 febbraio 2016 13:57pickett
Se la batteria non può venire scoperta neanche da uno scanner(cosa però sorprendente)l'unica soluzione è che nelle corse + importanti le bici vengano fornite dall'organizzatore(e ovviamente punzonate)
un passo avanti a tutti
10 febbraio 2016 14:24lattughina
Ingegnere con competenze aerospaziali, una testa non da poco quella di Stefano Varjas. Ha progettato e realizzato una bicicletta che segna la nuova frontiera del ciclismo moderno ed è inutile nascondersi dietro ad un filo d'erba. Questa bici è nata per essere utilizzata in situazioni particolari al di fuori dal mondo delle competizioni. Punto. Chi di dovere regolamenti il suo impiego ed utilizzo. Punto.
11 febbraio 2016 09:39VociDalGruppo
qui di gente che si fa pubblicità (gratuita) certo non vi è carenza... i regolamenti ci sono ma i furbi ci sono sempre quindi vale la pena fare controlli e basta. a chi parla di controlli dei meccanici delle squadre smontando e rimontando le biciclette tutti i giorni rispondo che forse i meccanici sono già belli impegnati con il loro lavoro in corsa e soprattutto che se accadono cose del genere in una squadra vuol dire che c'è la complicità dei meccanici...
come in F1
11 febbraio 2016 12:01ilNik
Sappiamo che il motorino pesa parecchio. Mi ricordo che tanti anni fa, quando ancora seguiva la F1, sapevo di un regolamento che richiedeva un peso minimo per le auto dopo l'arrivo. Pena la squalifica e multe milionarie.
Prendendo spunto da questo io direi che all'inizio della stagione le squadre dovrebbero dichiarare i pesi delle varie biciclette (crono, strada, salita ecc). Bici che poi potrebbero essere controllate "random" in ogni gara e durante tutta la stagione. naturalmente tutte le bici usate durante la competizione e per i primi 20 classificati come minimo.
Questa idea è naturalmente difficilissima da attuare, ma forse potrebbe essere un punto da sviluppare
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