VEGNI. «Non tutte le italiane faranno il Giro»

PROFESSIONISTI | 11/11/2015 | 07:32
Il futuro del ciclismo italiano non è ancora di colore rosa, non solo perché non s’intravvede all’orizzonte una luce, un motivo che ci possa far comprendere chiaramente la fine di uno stato di emergenza, ma perché per i team italiani sarà difficile, maledettamente difficile, strappare una “wild-card” per poter correre il prossimo Giro d’Italia.

In corsa ci sono la Southeast di Angelo Citracca, che avendo vinto la coppa Italia ha in pratica in tasca la partecipazione alla “corsa rosa”. Appena dietro la Bardiani Csf, di Bruno e Roberto Reverberi, che quest’anno al Giro hanno vinto una tappa con Nicola Boem, quindi hanno messo un sigillo importante anche in chiave futura. Con loro compete la giovane Nippo Vini Fantini De Rosa di Francesco Pelosi che dopo una buona stagione di rodaggio sono pronti per un salto di qualità. Anche la Androni Giocattoli Sidermec di Gianni Savio si giocherà fino all’ultimo e con grande dignità le proprie carte, anche grazie ad una storicità agonistica che li ha sempre visti protagonisti generosi e instancabili nella corsa più importante del nostro Belpaese.

Ma per saperne di più, abbiamo incontrato nei giorni scorsi Mauro Vegni, il direttore del Giro d’Italia, al quale spetterà il delicato compito di promuovere o bocciare un team.

Direttore, pronto per le grandi scelte?
«Guarda, le grandi scelte le facciamo tutti i giorni, perché per dirigere una macchina grande e complessa come quella del Giro e non solo, bisogna davvero ogni giorno scegliere. Però ci terrei a dire una cosa: io, noi, non bocciamo mai nessuno. Facciamo delle scelte, oggi prendiamo in considerazione un progetto, una città di tappa o un team, ma non escludiamo le altre. Sono solo rimandate. Noi non chiudiamo mai la porta a nessuno».
 
Ad oggi quale è il suo orientamento?
«È ancora presto per dirlo, stiamo raccogliendo davvero tante richieste di partecipazione da tanti team mondiali e questa cosa non può che farci piacere. Valuteremo con attenzione i tanti dossier che ci sono giunti e metteremo sul piatto della bilancia tutto: valore tecnico, peso del territorio, peso comunicazionale di ciascuna squadra e dei suoi corridori. Se poi da parte dell’Uci non ci saranno rinvii, entro la metà di gennaio dovremmo dare i nomi delle quattro squadre prescelte».

Ad oggi le nostre quattro formazioni come sono messe?
«Se andiamo a vedere il peso sportivo dei nostri team non posso dire di aver visto dei grandissimi exploit. Però c’è il mio impegno morale e formale a dare una mano al nostro movimento. Detto questo, solo la Southeast, che ha vinto la coppa Italia, può dirsi sicura di essere al via del Giro».

Tre posti per tre squadre: è pensabile che lei scelga tutti team italiani?
«Assolutamente no, non è realistico. Ma non è nemmeno giusto che passi il concetto "sono italiano quindi corro di diritto il Giro". Non si possono fare le squadre vendendo la promessa di una partecipazione al Giro d’Italia: questo è un concetto che non posso accettare. Ribadisco: un aiuto lo voglio dare, ma non posso fare regali a nessuno. E ormai è chiaro che ognuno deve mettersi in gioco e allestire squadre competitive. Si corre il Giro se si hanno squadre buone e con buoni corridori».

La mondializzazione regna sovrana…
«Il ciclismo, meglio dire lo sport tutto sta andando in questa direzione. Noi come azienda dobbiamo anche pensare alla nostra corsa, al progetto di crescita internazionale che il Giro deve assolutamente seguire e perseguire. La Bora, ad esempio, che potrebbe aprirci il mercato tedesco, a noi interessa molto. Per chiarire il concetto, propongo un paradosso: il team di Bradley Wiggins (attualmente Continental e quindi fuori dai giochi, ndr) se mai il baronetto decidesse di correre il Giro, a noi interesserebbe moltissimo. A livello mediatico farei bingo e quindi non posso non considerare certe cose. È su questo che dobbiamo lavorare. È su questo che io e il mio staff stiamo operando».

Perché il ciclismo italiano è finito in questa palude?
«Bella domanda… Forse perché sia a livello organizzativo che sportivo pensavamo di essere "il ciclismo", quindi intoccabili: ma non è così. E poi anche la legge 91 non ha agevolato lo sviluppo dello sport tutto, anzi, l’ha penalizzato oltremodo. Dieci milioni di euro d’investimento all’estero valgono il trenta percento in più che da noi. Anche a livello legislativo si deve fare qualcosa, non solo per il ciclismo, ma lo ripeto per lo sport in generale, altrimenti per noi sarà sempre più dura».

Ci dica qualcosa di positivo…
«Sono italiano e ho l’Italia nel cuore. Farò di tutto per dare una mano al nostro movimento. Una mano, non due».

Pier Augusto Stagi
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COMMENTI
chissaà...
11 novembre 2015 10:41 Fra74
cosa ne penseranno i miei detrattori in merito al concetto di cui sopra e che testualmente riporto:"sono italiano quindi corro di diritto il Giro"!!!!!
Chissà se il Dott. Mauro Vegni & Soci abbiano letto i vari post scritti in questo blog dai vari utenti, chissà. A me piace pensare che oltre al "fattore mediatico e di mercato" verranno premiate FORMAZIONI SPORTIVE di livello.
Tutto qui. Punto. Stop.
Sulla VINCENTE della Coppa Italia mi sono già espresso in passato, contestando la FORMULA a riguardo, ma tant'è, questo oramai è il regolamento.
Punto. Stop.
Francesco Conti-Jesi (AN).

secondo me
11 novembre 2015 11:17 effepi
sono completamente d'accordo , a questo punto aspettiamo le scelte e vediamo se ciò che ha detto Vegni si trasformerà in realtà

Scelta del ca....
11 novembre 2015 13:05 VDBZ
Le italiane devono fare il giro perché sopravvivono di quello! Non ci lamentiamo poi se in Italia le squadre chiudono o non sono al livello delle Professional straniere, salvo poi lasciarle a casa per invitare squadre francesi ( quando al Tour inviteranno un\'italiana ??? ) Resto dell\'idea che le squadre World Tour siano troppe e in questo modo soffocano le Professional. Spiegatemi perché devo vedere la FDJ la IAM o altre schierarsi al Giro con squadre penose? È chiaro che non è loro interesse correrlo...

VDBZ
11 novembre 2015 13:55 effepi
Sbagli , lo scorso anno al tour sono state invitate una squadra tedesca (Bora Argon18 ) e una sudafricana ( MTN Qhubeka ) , secondo te quale squadra italiana avrebbero dovuto invitare ? per quanto riguarda le squadre world tour sono d'accordo con te alcune si presentano al giro con formazioni a dir poco improponibili . Buona giornata

Effepi
11 novembre 2015 15:18 VDBZ
Non sto dicendo che al Tour invitano solo le francesi, ma solo che al Tour un\'italiana non si è mai vista e al Giro se non ricordo male ha partecipato l\'Europcar con una squadra penosa e un Rolland che si allenava per il Tour. Per me le squadre World Tour non devono essere più di 10 e solo se veramente competitive su tutti i fronti, GT e classiche.

11 novembre 2015 15:38 frect
Sono assolutamente daccordo con Vegni. I team manager italiani quando organizzano le squadre devono pensare ad avere ottimi corridori per poter fare le grandi corse.

World Tour e Pro Tour
11 novembre 2015 16:59 warrior
La rovina del ciclismo.

FACCIAMO AD ESSERE COERENTI.
11 novembre 2015 17:00 Bastiano
Carissimo Vegni, Hai sempre messo al primo posto l'aspetto etico ed ora neanche lo citi, è normale tutto questo? Cosa è cambiato nel frattempo?
Hai sempre detto che per te essere italiani significa essere italiani in tutto e per tutto, compreso il pagare le tasse in Italia, hai dimenticato anche questo? Lo scorso anno hai detto che avresti aiutato i team Italiani perchè era giusto così, ora invece una mano si e l'altra no, ma ......!
Per quanto attiene il Tour, è bene tener presente che nessuna professional francese è rimasta fuori per fare posto a team stranieri e questo, in quasi tutte le gare dalla ASO.
Ma ci sono team stranieri che possono portare un tasso tecnico migliore delle nostre? Avrei seri dubbi al riguardo, in molti casi, neanche alcune World Tour, vengono con organici e motivazioni degni del rango del Giro.
Se vogliamo cambiare le regole, di solito dobbiamo comunicarlo prima, in modo che si tolgano i giovani dai team e ci si mettano tanti vecchi, pieni di ombre e con capacità di fare più risultato. Poi se il ciclismo in Italia muore, non chiediamoci come mai è successa una cosa simile!!!!!

soldi
11 novembre 2015 17:07 siluro1946
Purtroppo, per fare grandi squadre sono necessari "grandi" soldi, e non sembra se ne vedano molti. Altro, e non secondario problema, sono i finanziamenti "elargiti", dal CONI, alle varie federazioni sportive, per rilevarne la pochezza riservata al ciclismo, al confronto di certi sport praticati da poche decine di atleti, ad alto livello mediatico, ma non diffusi sul territorio.

Noooo
11 novembre 2015 20:19 FrancoPersico
Vuoi vedere che il buon Daniele Colli quest\'anno non sarà al Giro..... Sigh

esterofilia
11 novembre 2015 20:23 biagiotto
Noi italiani siamo amanti dei forestieri. Sempre così: spalanchiamo le porte e le strade del giro d'Italia a team che, secondo Vegni, porteranno visibilità e altre cose di questo genere, senza pensare che si affossano ulteriormente quei pochi team italiani che ancora sopravvivono e che potrebbero trarre linfa vitale proprio dalla partecipazione al Giro, che consente di trovare qualche sponsor in più. Ma a quelli di Rcs cosa gliene frega? Loro sono imprenditori, mica appassionati. Vedere correre team bislacchi, con corridori che non riescono a dire nemmeno ciao in italiano, mica a loro interessa. Largo alla logica esterofila e a morte i team italiani. ComplimentiVegni per la coerenza che, come dice bene Bastiano, ha messo sotto i piedi. Così come fa con i team italiani...

Come
11 novembre 2015 20:49 cocco88
Far chiudere una professional italiana ... Come fanno le professional a programmare un resterà con tanti under 23 se ogni anno vengono tenute in bilico dagli organizzatori ??

basta!
11 novembre 2015 21:29 excalibur
ma ci vuole davvero così tanto a capire che vegni deve rendere conto ad una azienda che ha alle spalle? andate a guardare le scelte di aso negli anni passati e vedrete che la logica è sempre la stessa. se arrivasse la candidatura di una squadra cinese o giapponese la prenderebbero al volo tanto aso quanto rcs, indipendentemente dal nome dei corridori. vero poi che vegni e il giro occupano una posizione importnate, ma addossare a loro la responsabilità di salvare il ciclismo italiano no è eccessivo? mah

a excalibur
12 novembre 2015 11:03 angelofrancini
Ma quando per 20 anni fai il dirigente della Lega Ciclismo lo devi fare per fare gli interessi del CICLISMO ITALIANO e non per fare quelli della RCS che ha già la sua holding che li cura.
L'interesse del ciclismo italiano non si fa lasciando a casa le squadre professional italiane.
Smettiamola con questi teatrini ....... fanno parte del medioevo ciclistico.
E l'ACCPI cosa risponde: ......

bravi Francini e Bastiano
12 novembre 2015 13:16 giusette
Concordo con Bastiano e soprattutto con Francini che sintetizza in modo chiaro e forte la situazione. Il movimento ciclistico italiano va aiutato e una delle ultime ciambelle di salvataggio è il Giro d'Italia. Estromettere le squadre italiane, quelle poche rimaste, significa condannarle a morte. Poi cosa farà Vegni? Organizzerà un giro d'Italia con tutte formazioni straniere? Boh. So soltanto che lungo il percorso, dove la gente aspetta ore ed ore il passaggio della corsa, è più bello incoraggiare un corridore di un team italiano anzichè di uno africano o tedesco o un cinese che all'incitamento che nemmeno riesce a comprendere, al massimo risponde con un grugnito e nessun sorriso.

Sensazione
12 novembre 2015 13:44 FrancoPersico
A me sembra una ripicca quella di Vegni. Contro chi o cosa? Però nonsmetto di leggere questo fra le righe. E secondo me non ci sono di mezzo multinazionali o grandi sponsor... sensazione, pura sensazione la mia...

Le parole di Vegni tra profitti societari e nostalgia degli appasionati
12 novembre 2015 16:11 Bartoli64
Stimo molto Mauro Vegni per le sue indiscusse capacità professionali e per la sua grandissima esperienza che (ed è bene ricordarlo) nasce da due immensi Maestri che si chiamavano Vincenzo Torriani e Franco Mealli, ma leggere i contenuti di questa intervista non mi fa comunque piacere.

In ogni caso Vegni - da persona schietta e di sostanza qual è - una risposta (chiara) l’ha comunque data alla domanda sulla mondializzione del ciclismo, e vi assicuro che tra i manager che devono comunque portare in società un profitto non è cosa comune.

Vi ricordate i discorsi infarciti di “slang tecnico” e molto “yankee” di quell’ex direttore generale del Giro d’Italia con i quali ce la “incartava” alla grande senza però farti capire nulla? E vi ho detto tutto!

Vegni ha dunque detto quello che doveva dire, e senza troppi giri di parole, ma agli appassionati di questo (sottoscritto compreso) rimane comunque una gran nostalgia per il ciclismo degli anni 70’/80’ quando non esisteva proprio che una squadra italiana non potesse correre il Giro.

Bartoli64


doveri aziendali?
12 novembre 2015 19:11 Bastiano
Ma quali interessi aziendali tuteli non invitando la Androni, perché questa io ho letto conte vittima? Se vuoi fargli pagare le due positività, allora applica la regola anche per gli altri. Questo team secondo me è vittima molto più che la Southwest, ha reagito in modo molto diverso ed ha avuto problemi solo quest\'anno. Poi sulla ASO, sappiamo tutti che ha SEMPRE protetto i team francesi,senza se e senza ma!
Per me le italiane vanno invitate TUTTE, non per meriti ma per salvare il settore.

Un esempio...
13 novembre 2015 05:34 marek79
Un esempio dell\'alto tasso tecnico richiesto per il giro 2016, be vediamo il 2015: Fdj non pervenuta, ccc invitata perché secondo sponsor Sprandi era sponsor del giro e altre corse rcs, iam cycling in qualche fuga Europcar firmavano foglio di partenza....ecc. Se questo è il tasso tecnico richiesto? Ma Vegni è quello della neve sullo Stelvio?

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