L'ORA DEL PASTO. SALUZZO E L'«OFFICINA CICLISTICA PARTIGIANA» CHE PEDALAVA PER LA LIBERTA'

STORIA | 05/03/2026 | 08:10
di Marco Pastonesi

Officina ciclistica partigiana. La scritta, tutta in maiuscolo, sotto un balcone, sopra un negozio-bottega, in corso Piemonte 29, a Saluzzo. In piedi, i due ciclisti, i due fratelli Frusso: a sinistra Lorenzo, del 1919, la mano destra appoggiata a una bombola, la sinistra al fianco, sembra guardare nell’obiettivo del fotografo; a destra Rino, del 1924, le mani in tasca, un basco in testa, guarda a sinistra, forse distratto o attratto da qualcuno o qualcosa di più interessante. Tutti e due in tuta da meccanici.


La fotografia, in un bianco e nero virato quasi a seppia dagli anni, dall’età, dalla distanza, è stata postata l’altro giorno da Patrizia Frusso, la figlia di Rino, sulla pagina Facebook del gruppo Anpi Borgo San Dalmazzo e Valli, una zona che nella Seconda guerra mondiale apparteneva ai partigiani e che oggi è devota anche al ciclismo. La memoria naviga sui social, riappare, ricompare, riemerge, non si perde. In questa missione, che è anche un destino, i social rivelano il loro valore di messaggeri e archivisti.


“L’Officina – racconta Patrizia – nacque subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Il nonno morì presto, la nonna rimase da sola, i quattro figli furono costretti a lasciare gli studi e lavorare per guadagnarsi da vivere, mio padre e lo zio Lorenzo aprirono quella bottega per vendere e riparare biciclette, poi anche moto e motorini”. Una famiglia – lo si intuisce dall’insegna – di partigiani: “Loro due nella XV Brigata Garibaldi di Saluzzo. La sorella Lucia, del 1926, impegnata nella staffetta in bicicletta, imprigionata dai tedeschi, tre mesi in carcere, un’esperienza drammatica. E il fratello Giuseppe, del 1920, soldato, l’8 settembre scelse la Resistenza, il suo compito era minare le linee nemiche, finì in Sicilia con gli alleati, tornò a Saluzzo solo nel 1947, ignaro della sorte dei familiari”.

L’Officina ciclistica partigiana resistette fino alla fine degli anni Ottanta-inizio anni Novanta: “La passione per il ciclismo aveva spinto mio padre e lo zio Lorenzo a organizzare, fin dagli anni Cinquanta, gare amatoriali in occasione del 25 aprile, come feste – sportive - della Liberazione. Erano gli anni di Bartali e Coppi, e il cuore di mio padre, qui incapace di scegliere e schierarsi, era diviso a metà fra Gino e Fausto. Invece Giuseppe emigrò in Argentina, in cerca di fortuna, e la trovò creando una filiera nell’imbottigliamento”.

Patrizia Frusso, vicepresidente della sezione Anpi di Saluzzo e Valle Po, ha un solo dispiacere: “Non aver conservato la scritta Officina ciclistica partigiana. Fu gettata via. Che peccato”. Le è rimasta questa fotografia sbiadita nelle tonalità, ma non nei valori. “Il 7 giugno il Giro d’Italia donne vivrà la sua ultima tappa proprio qui a Saluzzo, con partenza e arrivo – dice Patrizia Frusso -. Un onore”. Un onore anche partigiano.


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