L'INTERVISTA. Scarponi: mi sento un ragazzino

PROFESSIONISTI | 23/10/2015 | 07:38
Ha il dono della battuta, e con un sorriso sistema parecchie cose. Ne sanno qualcosa la moglie Anna e i piccoli gemellini Giacomo e Tommaso di tre anni, che papà Michele se lo stanno godendo come poche volte accade durante l’anno.
«Sono sempre in giro o per corse o per ritiri – spiega a tuttobiciweb.it l’aquila di Filottrano -. È dal Lombardia che non tocco la bicicletta e mi sto godendo la pace di casa come di rado mi capita. Quando torno a pedalare? Ai primi di novembre, con calma, senza alcuna fretta».

Senti Michele, come giudichi la tua stagione?
«Buona, molto meglio di quella di un anno fa. Io quest’anno posso dirmi soddisfatto, ma il fatto stesso che l’Astana mi abbia prolungato di un anno il contratto significa che anche loro sono stati contenti di quello che ho fatto vedere. Ho corso soprattutto per mettere nelle condizioni migliori Vincenzo (Nibali, ndr). Al Tour quest’anno ci è andata tutto male. Se un anno fa è stato il Tour perfetto,     quest’anno abbiamo avuto una serie di inconvenienti incredibili, che hanno creato disagi a non finire, anche e soprattutto a livello psicologico. Io, poi, i primi dieci giorni ho dovuto vedermela con un problema incredibile al soprassella. Pensavo di non farcela, ero prossimo al ritiro, poi invece sono riuscito a raddrizzare la barca».

Se è per questo anche Vincenzo ha rimesso un po’ le cose posto…
«Nella seconda parte di Tour le cose si sono raddrizzate almeno in parte. Sapevo che Vincenzo era forte, ma io quest’anno ho potuto ammirare un atleta, ma prima ancora un uomo, con delle risorse morali immense. Ragazzi, di corridori così in giro per il mondo ce ne sono davvero pochi. Si contano sulle dita di una mano. Anche lui, per come era partito, poteva alzare bandiera bianca. Le aspettative sulla sua persona erano immense, ma ha deciso di mettersi in gioco fino alla fine, arrivando a vincere forse la tappa più bella e sfiorando di poco il podio».

Tu, invece, di vittorie neanche a parlarne…
«Ci sono arrivato molto vicino, ma l’ultimo successo risale a Donoratico 2013. Ai Paesi Baschi sono andato bene (sesto), così come a Burgos (secondo), e in entrambe le corse potevo forse ottenere qualcosa di più, ma va bene anche così».

Dove non ti sei piaciuto?
«Ai tricolori di Superga. Quel giorno ero convinto di poter andare molto forte, invece ho vissuto una delle mie giornate più negative. Ma anche al Lombardia non mi sono piaciuto neanche un po’».

Come ti trovi con Vincenzo?
«Io a meraviglia, bisogna chiedere a lui come si trova con me… A parte gli scherzi, siamo molto diversi, ma ci completiamo bene».

Che tipo di corridore è Vincenzo?
«Un fuoriclasse. Lui è il classico atleta che riesce a vincere anche quando non è super, perché ha talento, classe e una testa incredibile. Io lo apprezzavo tantissimo già quando eravamo avversari, ma averlo come compagno di squadra è davvero una grande fortuna. Io dico che è un corridore “vintage”, perché vive il suo tempo, è un ragazzo di oggi, ma ha qualcosa di antico, soprattutto nel modo di interpretare la corsa. Riesce a fare cosa che pochi possono fare».

Che spiegazioni vi siete dati per un Tour così poco convincente?
«Le stagioni non sono tutte uguali. È come una squadra di calcio che deve disputare la finale di Champions League: entri in campo con tutte le più buone intenzioni e dopo un minuto vai sotto di un gol. Lo ripeto: Vincenzo è andato sotto di un gol, ma poi è stato bravissimo a rimediare. Non ha vinto la coppa, ma è uscito a testa alta».

Uno che è andato alla grande è Fabio Aru…
«Riconfermarsi era difficilissimo, lui non solo si è riconfermato ma si è migliorato: questo ragazzo ha doti fuori dal comune».

E Landa…
«Forte, forte e ancora forte. Mikel mi ha impressionato tantissimo. Noi tutti pensavano e speravamo che fosse forte, ma lui è stato capace di sorprenderci nonostante sapessimo in partenza che aveva dei numeri. Ora saranno dolori per tutti averlo come avversario».

E Diego Rosa?
«È un ragazzo che non conosce ancora i suoi limiti e sta maturando tantissimo. Lui è una delle più belle novità del ciclismo italiano, e non solo perché ha vinto la Milano-Torino e ha corso un Lombardia da applausi».

Tra gli stranieri, chi ti ha sorpreso?
«Esteban Chavez e Tom Dumoulin: due grandi corridori, due che certo non saranno meteore».

Giro o Tour?
«Deciderà la squadra, io farò quello che farà Vincenzo: forse entrambi. Chi può dirlo?».

Ti piacciono i tracciati?
«Il Tour mi sembra che abbia copiato dal Giro: e questa è già una notizia».

Cosa ti aspetti dal 2016?
«Voglio essere un corridore importante. Voglio esserlo per Vincenzo e per l’Astana».

Parli come un motivatore…
«Penso già al mio futuro».

Ah, però, abbiamo la notizia…
«No, scherzo, ho solo 36 anni e ho una vita davanti a me: il futuro è adesso. Sono ancora troppo giovane per pensare a quello che dovrò fare da grande. Per il momento mi accontenterei di fare una grande stagione: sai, vorrei tanto strappare un altro rinnovo. Cosa ci posso fare, mi sento ancora un ragazzino».

Pier Augusto Stagi

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COMMENTI
palmares da rimpinguare
23 ottobre 2015 14:27 lodz
si ma vinci qualche gara anche tu,fatti sentire in casa astana, almeno un paio di successi il prossimo anno :)

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