IL CICLISMO PIANGE PIERO GHIBAUDO

LUTTO | 06/10/2015 | 18:52
Sei anni da professionista senza ottenere vittorie. Oggi è mancato all'affetto dei suoi cari Pietro Ghibaudo, professionista dall'81 all'86, vestendo le maglie della Famcucine, Gis Gelati, Sammontana, Gis Trentino e per ultima l'Ariostea di Gian Carlo Ferretti. Passista scalatore, ha militato in modo particolare nelle formazioni capitanate da Francesco Moser, ma anche di Moreno Argentin e Claudio Corti. «Era un caro amico - ha detto Claudio Corti da Abu Dhabi a tuttobiciweb -, ma soprattutto era una persona squisita, di una gentilezza infinita. Con lui ho corso ai tempi della Sammontana e di tanto in tanto ci sentivamo ancora. Questa sera piango la perdita di un amico caro».

Addolorato anche Francesco Moser, per la perdita di un compagno di viaggio importante. «Ho saputo la notizia da Gianni Zola, altro buon compagno di viaggio ai tempi della Supermercati Brianzoli. Sono davvero addolorato. Pensa che due anni fa, in occasione del Giro che passava dalle sue parti in Piemonte, ero anche uscito con lui in bicicletta. Di tanto in tanto ci sentivamo: non ci siamo mai persi di vista. Quella giornata con lui la porterò sempre nel mio cuore». Poi si lascia andare ad un piccolo ricordo: «Al Midi Libre il povero Piero fu vittima di un'insolazione. Fummo costretti a portarlo all'ospedale. Claudio Torelli, che dormiva in camera con lui, fu talmente impressionato da quell'episodio, che da quel giorno, dopo aver visto Piero stare così male giurò di non correre mai più in Francia».


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COMMENTI
All'attacco della salitella
6 ottobre 2015 20:07 canepari
dei Piani d'Invrea, prima di Varazze, c'è ancora una scritta W GHIBAUDO. Una mano anonima e forse un po' beffarda l'aveva accumunato ai grandi campioni augurando, naturalmente, il miglior successo per la Milano Sanremo a un modesto e mite ragazzo piemontese classe 1958. Era il 1982; Ghibaudo arrivò 67°. No, non conosco a memoria tutti i risultati della Classicissima, sono andato a studiare. Quello che voglio rimarcare è che la scritta dopo tanti anni c'è ancora e lui non c'è più....Tanti suoi compagni di pedalata lo ricordano con simpatia. Quella scritta sul muro lo idealizza e lo proietta nei Campi Elisi di chi ha fatto il "mestiere" senza vincere mai ma onorandolo. Mi piace credere che Ghigo, sempre pronto quando c'è da salire sul carro del vincitore, vada a rendere omaggio a questo sfortunato corridore, tra l'altro piemontesecome lui . Non deve neanche prendere l'aereo.....

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