REBELLIN RIABILITATO. RENATO DI ROCCO: «NON È COSI'»

PROFESSIONISTI | 18/09/2015 | 08:51
La magnifica e per certi versi anche sorprendente vittoria di Davide Rebellin sul traguardo di Lissone ha riportato nuovamente d'attualità l'argomento del corridore veneto trovato positivo al CERA alle olimpiadi di Pechino, e per questo squalificato per due anni e privato della sua medaglia d'argento. Recentemente, però, Rebellin, oltre ad essere stato assolto dall'accusa di evasione fiscale, ha “vinto” la sua sfida anche in ambito sportivo, visto che per il Tribunale di Padova «il fatto non sussiste». Perchè quindi, Davide Rebellin deve continuamente pedalare ai margini del ciclismo che conta? Perché non viene riconosciuto a tutti gli effetti innocente e non gli viene riconsegnata la medaglia d'argento? Questi interrogativi tuttobiciweb li ha posti al Presidente Federale, che ieri era in una clinica per un velocissimo pit stop. 

Presidente, Davide Rebellin a 44 anni continua a stupire…

«Che sia un atleta di rango non ci sono dubbi, e la sua vittoria alla coppa Agostoni non mi sorprende neanche un po’».

Quello che sorprende è che continui a correre con grande profitto ma sia sempre relegato ai margini del ciclismo che conta.
«Non per colpa nostra».

Eppure c’è una sentenza del tribunale di Padova, del 30 aprile scorso, che invece di fare chiarezza ha contribuito a creare ulteriore confusione tra gli sportivi: Rebellin è stato riabilitato o no?
«La sentenza di assoluzione riportata dalla stampa il 1° maggio scorso è  una sentenza del tribunale di Padova che non modifica minimamente la sanzione sportiva che fu confermata anche dal TAS di Losanna. Le procedure sono totalmente diverse e il codice civile o penale è profondamente diverso dal Codice Wada. Quindi…».
 
Eppure molti organi d’informazione hanno parlato di doppia assoluzione e di fatto che non sussiste.
«Non credo che la sentenza possa dare origine a revisioni in sede sportiva perché i due gradi di giudizio previsti hanno già confermato la correttezza procedurale per quelle che sono le norme dell'ordinamento sportivo. È vero, si parla di "due assoluzioni”, ma una si riferisce al reato di doping, di cui ho già parlato e l’altra di evasione fiscale, della quale non entro nel merito».

Quindi nessuna riabilitazione, per la giustizia sportiva Rebellin è e resta colpevole e la medaglia di Pechino non tornerà mai al corridore veneto.
«È così. Almeno che decida di impugnare questa sentenza e di fare causa al CIO e alla Wada. Ma avrebbe dovuto farlo già da tempo. Avrebbe dovuto farlo subito».

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«Il fatto non sussiste»: Rebellin assolto due volte.

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COMMENTI
Ma per piacere..
18 settembre 2015 09:15 teos
Abbiamo accolto cani e porci al rientro dalla squalifica per doping e ora ci si vuole accanire su un vecchietto di 44 anni, che ha si sbagliato, ma ha anche regalato tantissime gioie sportive al nostro ciclismo..

Io posso pure concordare con la teoria che chi sbaglia è meglio si faccia da parte, anzi concordo in toto con questa teoria, ma dal momento che non c\'è cosa peggiore dei due pesi e due misure e dal momento che quando sbagliano gli amici per loro c\'è subito il perdono in pompa magna, allora al diavolo tutto e forza Davide, che almeno non ha portato solo disonore e delusione al nostro Paese a differenza di tanti altri.

Caro Di Rocco
18 settembre 2015 09:48 Alfonso
Così parlò Di Rocco :<< La sua vittoria alla coppa Agostoni non mi sorprende neanche un po’». Caro presidente se lei capisse un po' di ciclismo la vittoria di un 44 dovrebbe sempre sorprendere invece lei la fà passare per una cosa banale. Rebellin è un fuoriclasse, lo ha sempre dimostrato e a molti questo rode. Si faccia fare una bella dentiera perché a furia di rosicare prima o poi rimarrà senza denti e non sarà il solo. Saluti pure a lei direttore Stagi.

Sentenza
18 settembre 2015 10:18 9colli
Mi sembra di capire(leggendo le ultime righe del articolo) che la squalifica di rebellin, poco centra con la FCI, se però Rebellin pensa che non sia così, percheè non se la rifà col CIO e la Wada ? dìaltgronde sono loro che hanno emesso la condanna!!!

vero
18 settembre 2015 10:22 noccio
Concordo in pieno con teos.
Anche per me non ci dovrebbe essere una seconda chance, ma è il mio parere personale. Però che le pene siano uguali per tutti
Non che rebellin è il diavolo e va condannato e per altri "poverini hanno sbagliato, ma ora si sono pentiti"....come santambrogio vero?......

Ma di giovani non parla nessuno?
18 settembre 2015 12:42 Bastiano
E' innegabile che Rebellin abbia subito un trattamento molto diverso da altri positivi del ciclismo ma, non vorremo mica arrivare a mettere in dubbio la sua positività? Chi della materia ne capisce un po sa benissimo che quella sostanza non capita per caso in un capione prelevato. L'atleta dopo le condanne sportive, ha intravisto una strada per contestare delle procedure che, dal punto di vista sportivo sono sono valutate in modo diverso rispetto a quello della legge italiana e giustamente, ha cercato quella riabilitazione che, nulla toglie alla condanna sportiva.
Che Rebellin, sia un fuoriclasse, è innegabile, così come lo è il fatto che colpevolmente, nessuno ha voluto rifare le analisi sui campioni di ciclisti che hanno vinto con quella sostanza in precedenza (vedi il Giro vinto Contador che è arrivato direttamente dalle spiagge spagnole)ma,non possiamo dare a Di Rocco la colpa per il cera che Rebellin ha assunto.

REBELLIN/DI ROCCO
18 settembre 2015 12:57 fulvio54
Su Rebellin si e' scritto di tutto ma ora basta. Ha sbagliato, ha pagato e' rientrato alla grande dimostrando di che pasta e' fatto e quindi GIU' IL CAPPELLO!! Poi viviamo nella repubblica delle banane dove il piu' forte, l'amico del potente di turno ha la meglio il piu' debole e' schiacciato tutto cio' e' deprimente. Comunque viva REBELLIN!

Di Rocco si arrampica sugli specchi
18 settembre 2015 13:12 runner
Di Rocco (come Cassani nell'intervento di ieri su questo blog)dimostrano di avere la coda di paglia e di cercare giustificazioni che non hanno.
Un presidente della Federazione ciclistica italiana, dovrebbe avere a cuore una situazione come quella di Rebellin (perseguitato ingiustamente per anni e, alla fine, sgagionato perchè il fatto non sussiste!). Invece con leggerezza, cerca giustificazioni mentre dovrebbe essere il primo a tendere la mano per ribilitarlo, almeno adesso. Almeno per rendere onore ad una carriera straordinaria che ha dato lustro alla nazione italiana. Un atleta che a 44 anni vince ancora (come faceva, peraltro, 25 anni fa) è un capitale che farebbe gola a qualsiasi federazione del mondo. Invece in Italia si sputa addosso a chi merita...

Benedetta ingenuità...
18 settembre 2015 14:26 pickett
L'idea che scontata la squalifica abbia ripreso tranquillamente a doparsi,come Di Luca e tanti altri recidivi,non vi sfiora neppure?

xpickett
18 settembre 2015 14:55 limatore
verissimo c'è sempre questa possibilità... ma come disse Cavendish al giornalista? "mentre tu scrivi sei sicuro che tua moglie non sia a letto con un altro?" .... Ti lascio nel dubbio! saluti

Ma avete letto bene o avete le fette di salame sugli occhi?
18 settembre 2015 16:51 The rider
1) Di Rocco non si stupisce della vittoria di Rebellin alla Agostoni a 44 anni, solo perchè conosce il valore dell'atleta
2) La sentenza della giustizia ordinaria (in questo caso tribunale di Mantova) non c'entra nulla con la sentenza del TAS e WADA, per cui finchè questi due non diranno il contrario e non ridaranno la medaglia d'argento a Rebellin, questo rimane un ex (concordo con quanto ha scritto Picket) dopato.
3)Come fa ad essere compa di Di Rocco se le squadre worldtour TUTTORA non vogliono Rebellin in organico?
4) Il mio modesto pensiero è questo: LARGO AI GIOVANIIIIIIIIIIII !!!!!!

Pontimau.

Grimpeur
18 settembre 2015 17:05 Berna71
Anzitutto il Sig Di rocvo e\' un presidente indegno di tale ruolo x 1000 motivi che non sto\' ad elencare ma chi sa e conosce di ciclismo gia\' sa...comunque il sig Rebellin vinceva prima e dopo la squalifica come molti altri Corridori con la C maiuscola solo che in Italia esistono fue pesi e due misure di giudizio con personaggi che amministrano il ns sport e non sanno manco che la bici ha due ruote.Chi ha pagato rientri corra pure e se ha classe vincera\' ankora ma certi personaggi se ne vadano...x non parlare del Sig Cassani col suo protocollo etico x le convocazioni anke qui due pesi e due misure e nessuna parola sui vari casi del tanto declamato esempio x i giovani tale Sig Paolini silenzi imbarazzanti e tante parole x nulla su argimenti inutili..e anke quest\'anno torneremo dal mondiale con le pive nel sacco%uD83D%uDE29%uD83D%uDE16

Il realismo dei fatti....
19 settembre 2015 17:13 angelofrancini
Tutti conoscono il continuo richiamo al rispetto delle regole: potrei oggi affermare il contrario perché coinvolto un amico? Sarebbe scorretto.
Di Rocco ha ragione, quando afferma che le decisioni della giustizia ordinaria relative al caso Rebellin, non hanno alcun effetto su quelle adottate dalla giustizia sportiva.
Porre in discussione questo principio sarebbe un grave attentato all’autonomia garantita al mondo dello sport: e questo a prescindere da qualsiasi altra valutazione sul fatto se questo sia giusto o meno stante gli interessi che oggi muovono questo mondo.
Riconosciuto questo principio è indubbio che la vicenda di Davide Rebellin comporti alcune considerazioni sulle regole sportive applicate.
Sul piano sportivo Rebellin ha subito i gradi di giudizio previsti dalle normative nazionali ed internazionali:
in questo Di Rocco ha ragione. Rebellin ha subito una sospensione sportiva che ha scontato, dopo aver fatto tutti i gradi di quella giustizia universalmente riconosciuta in ambito sportivo che ha perso, rendendo anche la medaglia olimpica.
L’esito dei procedimenti di Padova che vedono Rebellin assolto dalle imputazioni mosse nei suoi confronti dalla Magistratura ordinaria (violazione alla Legge tutela salute e lotta al doping e violazione alla Legge fiscale): questo non costituisce assoluzione da quelle sportive oramai passate in giudicato.
Oggi ritengo che Rebellin per far valere la sua assoluzione anche sul piano sportivo potrebbe ricorrere solamente al CIO per la revisione della sentenza del TAS di Losanna onde ottenere la restituzione della medaglia olimpica che, forse, ingiustamente gli è stata tolta.
Sotto questo aspetto qualsiasi altro discorso è privo di fondamento: diventa un discorso da tifosi al bar.
Nel contempo alcuni passaggi fatti da Di Rocco sono criticabili: l’esclusione dal Campionato Italiano prof 2014 è stato certamente un atto di pura prevaricazione e prepotenza posto in essere dal Presidente federale nei confronti di Davide Rebellin.
Se però la sua società lo avesse iscritto a quel Campionato Italiano, poi vinto da Nibali, sono sicuro che la Giuria avrebbe ammesso alla partenza Rebellin.
Sono certo che Francesco Cenere, presidente di Giuria di quel campionato, non possa che convenire su questa interpretazione regolamentare: se Rebellin era iscritto al Campionato Italiano 2014, partiva!
Forse poi si sarebbe alzato un polverone in ambito federale: ma questo è un altro discorso.
Perché poco sarebbe contata la volontà del Presidente federale ed ancor meno quella dell’enigmatico Presidente delle forze dell’ordine dello stato FCI, Pagliara, o della sua commissione prostrata al potere apical-politico: il Campionato italiano, al pari di tutte le gare prof si corre con la normativa UCI ed in base a quella normativa Rebellin aveva tutti i diritti di poter correre.
Vicende simili se ne verificano tante in FCI: l’esclusione di Rebellin dall’italiano equivale a quella di molti “non etici” esclusi dal mondo cicloamatoriale sulla base di una decisione priva di ETICA imposta al coniglio federale.

Mi sorge un dubbio: forse nel 2012 Rebellin una colpa doveva averla, quella di chiamarsi Davide.
Se si fosse chiamato Giovanni forse l'avrebbero assolto?

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