L'ORA DEL PASTO. QUEL RICORDO CHE E' DICHIARAZIONE D'APPARTENENZA

STORIA | 01/01/2026 | 08:45
di Marco Pastonesi

Accadde il 2 gennaio 1960, domani saranno 66 anni fa, il passato remoto serve a definire la distanza dalla morte di Fausto Coppi, così lontana anche nei secoli, perfino nei millenni. Erano le 8.45 del mattino di un sabato e la gente, chi poteva, se la prendeva comoda, la sveglia, la colazione, poi la radio, il passaparola, e fu allora che la notizia divenne liquida, torrente fiume alluvione, e il mondo cambiò, non solo quello del ciclismo.


Accadde all’Ospedale civile di Tortona, reparto medicina, sezione dozzinanti, dozzinanti erano i degenti ospedalieri a pagamento, la stanza numero 4, che adesso è una sala d’attesa, ignara, composta da due camere collegate e unite, probabilmente le numero 2 e 4 di allora, in tutto cinque metri per otto, due finestre e tre porte, sedie, attaccapanni, tavolino, caloriferi, chissà se su una parete c’è ancora quella riproduzione del “Quarto stato” di Pellizza da Volpedo che mi sembrò perfetta quando andai a esplorare quell’ultimo domicilio conosciuto.


Accadde davanti al primario e a due medici, impotenti, davanti a una suora, attonita, e a uno dei fratelli, Livio, il maggiore, disperato. Poco prima Coppi si era rivolto a Ettore Milano, uno dei suoi angeli custodi, da gregario a direttore sportivo, e sempre amico vero e profondo, e gli aveva chiesto un po’ d’aria, la voce suonava come un rantolo, poche parole che pure sembravano infinite come i tornanti dello Stelvio, soffocanti come la Casse Déserte dell’Izoard, sterrate come la strada del Macerone.

Ogni 2 gennaio il ciclismo celebra il suo Campionissimo, silenzioso e malinconico, solitario e sofferente, nel giorno della morte, un lutto che ancora non si elabora e non si estingue, e invece non lo celebra nel giorno della nascita, forse sarebbe un giorno meno triste e sofferto, anche meno freddo sia dentro sia fuori, era il 15 settembre 1919, un lunedì, accadde a casa e non in ospedale, a Castellania e non a Tortona, già il quarto figlio di Domenico e Angiolina, e quel giorno si respirava un’aria familiare che sapeva di legna e uva, colorata di ombre e umidità, impicciata – c’è da immaginarselo – di mastelli e bende, rosari e preghiere, e ricca di speranze, più modeste e pudiche, dunque più plebee e proletarie dei sogni.

Ricordare Coppi il 2 gennaio, a Castellania o a Tortona, su una pagina di Mario Fossati o in una nota di Gino Paoli, in un antico filmato in bianco e nero o semplicemente qui così, è – al di là dell’anniversario - una dichiarazione di appartenenza al mondo della bicicletta. Dove pedalare – per recarsi a scuola o al lavoro, per disintossicarsi o rasserenarsi, per vincere o arrivare - è vivere.

PS Vale proprio come una dichiarazione di appartenenza, questo pezzo, una dichiarazione di appartenenza e amore, alla bicicletta e al ciclismo. Ed è per questo che ho chiesto a Tuttobiciweb di pubblicarlo la vigilia dell’anniversario coppiano, oggi primo gennaio, per non perdere neppure qualche ora del nuovo anno.

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COMMENTI
E' la ricorrenza...
1 gennaio 2026 19:00 canepari
la nostra "festa" che scaturisce da un momento doloroso. Un momento al quale partecipiamo sempre con affetto e massimo rispetto ma con gioia ciclistica e storica consolidata nella memoria..

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