L'ORA DEL PASTO. Il Tour è il Tour, anche da leggere
LIBRI | 12/08/2015 | 07:37 Pagine elettroniche, parole eteree, schermate virtuali. Il primo libro sul Tour de France 2015 è un eBook. Lo hanno ideato, scritto e composto Filippo Cauz, Oscar Cini, Andrea Minciaroni e Leonardo Piccione. Giorno dopo giorno, tappa dopo tappa, pedalando oltre i tornanti, l’asfalto, il gruppo. A forza di “storie e visioni”, sottotitolo di “Quel leggero vagabondare” (crampisportivi.com). Il libro è pronto sulle varie piattaforme online. Costa due euro. Vale infinitamente di più. E questa è la prefazione che ho regalato loro, con tutto il cuore.
Il Tour de France è la “grandeur” della Grande Boucle e della Grand Départ, è un anno prima le Alpi e poi i Pirenei e l’anno dopo prima i Pirenei e poi le Alpi, è sempre gli Champs Elysées, è Pau e Gap, è la Normandia e la Vandea, è il Galibier e l’Izoard, è il Peyresourde e il Tourmalet. Il Tour de France è il Giro di Francia anche quando comincia in Olanda, evade in Inghilterra, sconfina in Belgio, attraversa il Lussemburgo e penetra in Italia. Il Tour de France è i ventagli e il Ventoux, è i quaranta gradi all’ombra e il venti per cento in salita, è la vacanza d’estate ma anche un’improvvisa giornata d’autunno se non d’inverno e a suo modo un’eterna primavera. Il Tour de France è “bidon” inteso come borraccia e “vélo” come bicicletta, è “bagarre” inteso come “bagarre” e “grimpeur” come “grimpeur”, è la maglia gialla intesa come maglia rosa e la maglia a pois come quella verde mentre quella verde è come quella rossa, e l’ultimo non indossa la maglia nera ma porta la lanterna rossa. Il Tour de France è la carovana e la gendarmeria, il villaggio della partenza e la cittadella dell’arrivo, è la folla dal primo all’ultimo chilometro, è la sedia a sdraio, lo sgabello della cucina, la poltrona del salotto, la coperta sul prato, il sedile di una gru, la sella di un cavallo, la sella di duecento bici in gruppo e infinite fuori. Il Tour de France è la scintilla che si accende al chilometro zero e la fiamma rossa che segna l’ultimo chilometro, è la fuga che va via ai primi chilometri e che viene inghiottita agli ultimi, è un uomo solo al comando davanti, ma anche un uomo solo al comando però dietro, è un gruppo di duecento uomini soli dentro di loro quando affrontano una salita superiore alle voglie o alle pretese, certo alle esigenze e alle urgenze. Il Tour de France è ventuno tappe con un cronometro, una cronometro, una cronosquadre, un fuori tempo massimo. Il Tour de France è i francesi che prima o poi s’incazzano, è la curva degli olandesi, è “ah les italiens”, è l’Americano che rimarrà sempre e soltanto Armstrong. Il Tour de France è dei turisti e dei “touristi”, dei poeti e dei lettori, dei vagabondi e dei sognatori, dei “suiveurs” a caccia di “souvenir”. Il Tour de France è, almeno per un giorno, Tour de force e, spesso, Tour de souffrance. Il Tour de France è il Tour e basta, perché “il Tour è il Tour”. Il Tour de France è “Poupou” Poulidor e anche Anquetil. Il Tour de France è Botescià, Bartalì e Coppì, Gimondì e Pantanì, e Nibalì. Il Tour de France è una foto tra i girasoli e nella lavanda, a Mont-Saint-Michel e sull’Alpe d’Huez, anche se il centro del mondo – questo lo sosteneva Salvador Dalì - sta nella stazione di Perpignan, forse nel bar della stazione di Perpignan, o forse nella tazza di un caffè nel bar della stazione di Perpignan. Il Tour de France è, dal 1903, tutti i nostri mesi di luglio, e chissà se, anche per questo, amarlo viene così facile.
Carissimo Marco,
il blog Pane e Gazzetta è fermo al 23 giugno 2015. Quotidianamente con l'abitudine/piacere di sempre lo apro per cercarne nuovi contenuti ma nulla. Quando tornerà "vivo" quel bellissimo blog che MAI potrà essere uguale altrove?
Sperando in una tua stessa risposta colgo l'occasione per esprimerti la mia stima e affetto.
Un abbraccio
Franco Persico
Pastonesi
13 agosto 2015 00:19noodles
Pastonesi è meraviglioso. Un autentico innamorato, un uomo che scrive coi sentimenti in uno sport, non solo il ciclismo, dove lo spazio per i sentimenti e l'epica è ridotto ormai in un angolino.
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